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Politica
CasaPound, "ex comunisti e operai votano per noi"


Marco Clemente, appena nominato vicepresidente di CasaPound Italia (clicca qui), scrive per Affaritaliani.it spiegando il punto di vista del movimento politico sui temi di strettissima attualità politica e sociale


Dice Pierluigi Bersani: “Se non ci fossi io che vado nelle periferie, quelli non è che votano Renzi, ma CasaPound”. L’affermazione dell’ex segretario del Pd rientra nel surreale dibattito che si sta consumando tra sinistra e centrosinistra. Dibattito che, insieme all’attesa per la sentenza della Corte europea dei diritti umani su Berlusconi, in questi giorni sembra essere “il” tema della politica italiana. Uno scenario deprimente, fatto di autoreferenzialità, distacco dai problemi reali degli italiani, esercizi tattici per preservare sé stessi invece dell’interesse della Nazione. Ma Bersani dice una cosa giusta: nelle periferie CasaPound ci va da anni.
E’ di queste ore la notizia della conclusione dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie urbane. Fra le grandi testate nazionali solo La Stampa ci ha fatto il titolo di apertura: “Allarme periferie. Nelle zone degradate 15 milioni di persone”. Dunque, ai parlamentari è servita una commissione d’inchiesta per scoprire il gravissimo disagio sociale delle nostre periferie; ai media la questione sembra meno interessante del tira e molla tra gli ex compagni di partito Fassino e Bersani.
E’ importante che il dato arrivi proprio quando, finalmente, sembrano archiviati gli strascichi dell’orribile campagna elettorale per il ballottaggio di Ostia.
E’ importante perché aiuta a svolgere un’analisi sensata di quel voto e dell’unico dato politico degno di interesse che abbia offerto: il 9% di CasaPound Italia.
Prima che a Ostia, CasaPound aveva vinto già in altre città e nelle loro periferie. Fra queste vale la pena ricordare Lucca, dove non pochi ex comunisti avevano ammesso di averci votato in quanto unica forza politica impegnata a sostegno degli italiani in difficoltà. Non è un paradosso: ormai sarà più di un ventennio che la sinistra ha smesso di fare la "sinistra" per come hanno provato a farci intendere per anni, ovvero ha smesso di rappresentare le istanze dei “diseredati” e di quella che una volta si chiamava “classe operaia”. E gli esponenti di quella stessa sinistra - che in questi anni è stata al governo dell'Italia voglio ricordare - che solo oggi riscoprono queste criticità, più che poco credibili, appaiono senza pudore.
Non va meglio nel centrodestra. E, anzi, se possibile, va pure peggio: lì invece di prendere atto delle proprie debolezze, si lanciano editti bulgari contro CasaPound, come ha fatto il capogruppo di FdI alla Camera, Fabio Rampelli, secondo il quale i media avrebbero dato un eccesso di visibilità al movimento. Ma non è un caso che l’attacco più violento sia venuto proprio dagli ambienti ex Msi ed ex An: la grande tradizione popolare e sociale, che doveva essere il portato della destra al centrodestra e che invece, negli anni, è stata totalmente tradita. Quella stessa tradizione di cui oggi si fa interprete solo CasaPound.
Infine, la questione M5S. Virginia Raggi, in una intervista di oggi, ha detto che “CasaPound è un pericolo”. Anche lei dice una cosa vera: noi siamo, per il M5S, un pericolo politico enorme. Il M5S, infatti, come ormai è chiaro a tutti, intercetta la frustrazione degli italiani, ma è incapace di trasformarla in una azione politica vera, coerente e costruttiva. Non ha un’idea d’Italia (e nemmeno di Roma, come vediamo quotidianamente) e, al di là di quello che Raggi e Di Maio vogliono far credere cantando vittoria, proprio il voto di Ostia lo conferma. Con il 9% di Marsella i cittadini di Ostia hanno detto all’Italia che non bisogna rassegnarsi né al fallimento dei partiti tradizionali né all’incapacità del M5S, perché nelle istituzioni si può mandare una forza politica sociale, capace, non omologata e, soprattutto, votata agli italiani: CasaPound Italia.

Marco Clemente
Vice Presidente CasaPound Italia

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