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Guglielmo Minervini prende posizione e spiega le ragioni di una scelta, che alla luce della cronaca politica delle ultime settimane, può essere letta anche in funzione di strategie a più o meno lunga gittata. Per esempio, in politica, è sempre poco opportuno che di referenti in loco, per la guida centrale del partito, ce ne sia solo uno o poco più di uno.

E comunque con le primarie per l'indicazione del Segretario del Pd comincia una lunga corsa a tappe, che vedrà coinvolti elettorati, simpatizzanti, tesserati e amministratori di ogni ordine e grado. Assunzioni di responsabilità come questa provano a stimolare anche nuovo interesse, rinnovata passione e ritrovata partecipazione (ag)

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Sul congresso. Questa volta, più che mai, non si vota il candidato che piace di più, ma la prospettiva che può riaprire il cambiamento. Politico.

Primo. Perché voterò alle primarie. Nonostante tutte le contraddizioni e i limiti (inadeguatezza dei gruppi dirigenti, chiusura oligarchica, deficit di elaborazione...), talvolta anche insopportabili, il PD resta l'unico tentativo di costruire dal basso una risposta politica partecipata al governo della crisi. Fuori dal Pd non c'è quasi più nulla. Questa si chiama crisi della democrazia. Ed è gravissima.

Minervini
 

Secondo. Perché non voterò Cuperlo. Con la trappola dei 101 in parlamento, il PD ha cambiato strada. Dall'alternativa alle larghe intese, con un bel proporzionale così nessuno vince e tutti sono costretti a consociarsi. C'è uno zoccolo del partito che da venti anni non crede nel cambiamento, ne ha sempre diffidato, lo ha sistematicamente sgambettato preferendogli la logica dell'inciucio più o meno pubblico. Dalema ne è il teorico. Ancora oggi. Preferisce un PD chiuso su se stesso, ostaggio di un apparato soffocante, impaurito dalla società. Votare Cuperlo significa trasformare in regola l'eccezione. Larghe intese forever. No. Basta così.

Terzo. Perché non voto Civati. Che pure stimo, anche per la sintonia soprattutto sul tema dei limiti delle leadership carismatiche. Non lo voto perché questa volta più importante della testimonianza è il cambiamento. Ritrovare la nostra strada (quella per la quale, a partire dall'Ulivo, il PD è nato) è più importante che sottolineare le sfumature. Oggi il messaggio conta più delle distinzioni. Non è in gioco il PD ma il paese. Bisogna provare a vincerla questa partita, non è sufficiente lasciare un segno. Anche bello.

Quarto. Perché voterò Renzi. Perché nonostante tutte le incognite, soprattutto il gigantesco assalto alla diligenza che si è scatenato, pone una scommessa al PD e al paese: introdurre un altro sguardo sulle cose, interpretato da un'altra generazione. Chiede rotture profonde, scelte coraggiose, audacia verso il futuro. Un PD che sta di qui e non di lì. Un PD che interpreta la domanda radicale, profonda di cambiamento.

Non so se sia la strada giusta, non ho molte certezze, ma se va bene può aiutarci a ritrovarla.

Guglielmo Minervini

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