“Addio Pdl, io guardo all'Europa”. Baccini, una spinta al Nuovo Centrodestra

L'INTERVISTA. Già co-fondatore del partito di Berlusconi, il presidente dei Cristiano Popolari sceglie Affaritaliani.it per spiegare le ragioni della sua scelta: “Da sempre leali ma l'opzione di Angelino Alfano è la più credibile perché il Pdl è nato su un predellino e s'è chiuso in un tombino. Molti di noi hanno creduto fosse la strada verso una nuova forza politica, ma è stata un'illusione”. E conclude: “Bisogna ripartire con la finanza etica e dagli interessi dei cittadini”

Lunedì, 2 dicembre 2013 - 11:02:00

Dal PdL al Ppe i Cristiano Popolari sono una forza radicata sul territorio nazionale ed in particolar modo nel tessuto laziale per il suo leader Mario Baccini, co-fondatore del popolo delle libertà sceglie affaritaliani.it per spiegare questa adesione.
Baccini, partiamo dal passato. Cosa non ha funzionato nel “vecchio” centrodestra?
"Innanzitutto avere sottovalutato la realtà del Parlamento, unico vero rappresentante dell'espressione popolare a favore di logiche di partito deviate e a meccanismi di selezione della classe dirigente discutibili; più legati alla fedeltà al capo che alla effettiva rappresentanza. E' prevalso l'egoismo di parte con il risultato dello sfilacciamento della direzione politica da quella burocratica e la distanza dai cittadini. Negli ultimi anni, dall'attività legislativa (vedi legge Cirielli, vedi porcellum, il legittimo impedimento) a quella di governo si sono succeduti una serie di errori che sono costati molto al credito politico del centrodestra. Mi spiego, a mio avviso, ripristinando l'immunità parlamentare solo per gli eletti per salvaguardare un'attività legislativa legittima e autonoma e non per le alte cariche dello stato, che non ne hanno necessità, sarebbe stato l'unico modo per rispettare il mandato parlamentare e restituire dignità al Parlamento, unico organo eletto".

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Dopo lo scioglimento del PDL quali sono le prospettive del Nuovo Centrodestra?
"Oggi navighiamo in mare aperto e non possiamo permetterci di perdere la bussola, ossia le motivazioni del nostro impegno politico come cattolici che guardano al Partito Popolare europeo come riferimento e che si collocano nell'alveo del centrodestra. Dobbiamo lavorare, oggi, per rafforzare questa cultura e le ragioni di un centrodestra di governo epurato da estremismi imbarazzanti ed impregnato in una forza indelebile di ricerca della verità e della giustizia. Per questo non possiamo dimenticare le battaglie di Berlusconi. Per quanti come me non sono stati berlusconiani, ed hanno pagato la propria indipendenza con costi alti, la nostra lealtà è sempre stata verso i nostri obiettivi e l'affermazione del popolarismo europeo".
Lei dice che il PdL è il passato, per voi quale futuro?
"In questo momento siamo chiamati a prendere atto della fine di un'illusione: il Pdl è nato sul predellino e s'è chiuso in un tombino. Molti di noi hanno creduto fosse la strada verso una nuova forza politica, ma è stata un'illusione. Io stesso come co-fondatore ho sottoscritto un accordo con Berlusconi e Verdini a nome dei Cristiano Popolari. E' stato un accordo mai onorato, ma questo non mi ha mai impedito di sostenere il presidente Berlusconi nella battaglia sui grandi temi per una giustizia giusta e contro una pressione fiscale iniqua per il nostro Paese. Ora siamo chiamati a scegliere la strada migliore per il futuro e credo che nessuno possa contestare l'idea che Angelino Alfano possa costruire un'opzione credibile. La strada non è in discesa ma questo dà la dimensione di un progetto credibile, in fondo i grandi obiettivi non sono mai facili da raggiungere. Guardare al futuro, comunque non significa disconoscere il proprio passato. Siamo quel che siamo stati e fa onore ad Alfano è il fatto di avere parole di affetto per Berlusconi, così come per me vale la stima e l'affetto per Pierferdinando Casini e il mio passato nell'UDC".
Cosa offre oggi il supermarket della politica?
"La politica non prevede scorciatoie facili in questo momento l'Italia è sotto scacco e la strada non è quella di uscire dal governo ma di tutelare il Paese dalle speculazioni del mercato. Come più volte ha sottolineato il Santo Padre è necessario anche ritornare ad una finanza etica ciò è possibile se la politica tornerà davvero a guidare l'economia e la finanza. La politica economica per il bene comune e per gli italiani deve primeggiare sull'economia politica. Questo deve essere ben chiaro alle nuove guide che si stanno accingendo alla guida dei territori. Per questo bisogna ripartire dagli interessi dei cittadini e sostenere un nuovo centrodestra che non deve essere un PdL in piccolo perché ora il supermarket non offre prodotti".




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