Erano sette mesi che la notizia di un possibile arresto era nell’aria. L’indagine era partita da Albano, dove secondo i carabinieri e i magistrati, Manlio Cerroni avrebbe compiuto una serie di illeciti.
All’alba del 9 gennaio, giusto la settimana successiva al caos rifiuti di Roma, il proprietario della discarica di Malagrotta, nonché imprenditore internazionale del settore dello smaltimento dei rifiuti è finito agli arresti domiciliari. L’accusa è associazione a delinquere finalizzata alla truffa e sarebbe relativa ad un’inchiesta sulla società che cura lo smaltimento dei rifiuti a Latina e nei Comuni Albano, Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Marino, Nemi, Pomezia e Rocca di Papa.
Un’inchiesta vecchia, per la quale la società Latina Ambiente aveva replicato pubblicamente, chiedendo addirittura un incidente probatorio, respinto dai magistrati. A chiederlo è stato più volte l’amministratore unico della Pontina Ambiente, Paolo Stella. Gli arresti sono stati autorizzati dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica. Con l’avvocato Cerroni, ai domiciliari anche l’avvocato Bruno Landi, già presidente della Regione Lazio, e manager del Gruppo che fa capo a Cerroni, poi il gestore della discarica di Malagrotta, Piero Giovi, i tecnici Raniero De Filippis, Pino Sicignano e il tecnico della Regione Lazio del settore Rifiuti sino al 2010, Luca Fegatelli.
Le indagini sono state condotte dai militari del Noe (Nucleo operativo ecologico) diretti dal colonnello Sergio De Caprio, anche noto come ‘Ultimo’ (che nel 1993 catturò Totò Riina), e coordinati dal capitano Pietro Rajola Pescarini.
In totale sono 21 le persone indagate (compresi i sette arrestati) nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio coordinata dai pm Alberto Galanti e Maria Cristina Palaia. Tra questi anche l’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, citato in un capo di imputazione per abuso d’ufficio e falso, assieme a Manlio Cerroni, dominus del consorzio Coema, al legale dello stesso Avilio Presutti, e al responsabile dell’Area Rifiuti della Regione, Luca Fegatelli. In contestazione l’emanazione di un’ordinanza del 22 ottobre 2008 con cui si ordinava alla Coema di avviare le attività per la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione di Albano Laziale, ordinanza illegittima in quanto il Commissario Straordinario aveva cessato i suoi poteri il 30 giugno di quell’anno e il presidente della Regione, che emanò formalmente quell’ordinanza, era pertanto divenuto incompetente. Tutto ciò aveva lo scopo, secondo la Procura, di “consentire al Colari di iniziare i lavori di realizzazione dell’impianto entro il 31 dicembre 2008 (cosa che altrimenti non sarebbe stata possibile in assenza di autorizzazione ambientale integrata, ancora in istruttoria) e così di non decadere dagli incentivi pubblici denominati Cip 6, la cui elargizione era normativamente condizionata a detto requisito”.
