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Roma
Allarme orso bruno in Abruzzo: il gigante a passeggio tra le case. VIDEO

Un orso bruno ha divorato una montagna di carote. Forse lo stesso gigante delle montagne abruzzesi è il responsabile della devastazione di un campo di arnie e del “furto” di almeno 60 chili di miele. E poi gallinai depredati e galline scomparse e persino un pregiato coniglio di razza divorato in un boccone unico, così come di un frutteto a mele c'è rimasto poco e niente. A Lecce nei Marsi, mille abitanti circa, adagiato sulla montagna che divide il Fucino dalla celeberrima Pesacasseroli e metà preferita da migliaia di romani, scatta la sindrome dell'orso.


Tant'è che lo scorso week end il presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo, Antonio Carrara è “sceso a valle” e supportato da una biologa del Parco ha incontrato la popolazione di Lecce nei Marsi per “calmare le acque” e cercare di spiegare come si può convivere con un animale selvatico che del letargo non ne vuol sapere e che ha deciso che è più facile cercare il cibo nei paesi che procurarselo in montagna.


Il presidente Carrara ha subito riconosciuto l'eccezionalità del fenomeno che toglie il sonno ai leccesi ma ha affondato conto l'amministrazione comunale rea di aver consentito ad un allevatore di costruire un monte di carote come scorta per le greggi, in prossimità di alcune stalle di proprietà dello stesso Comune e lo ha invitato ad emettere un'ordinanza per la rimozione immediata. E fin qui gli atti ufficiali.
Ma dietro l'orso che da un mese passeggia per il paese quasi ogni sera in cerca di cibo è nata subito la letteratura. Intanto gli avvistamenti. Per il Parco Nazionale, l'esemplare sarebbe uno solo e di giovane età, anche se la certezza si avrà dall'esame biologico dei campioni di feci e pelo prelevati nella zona in cui il plantigrado fa shopping.

Diversa invece la “versione” dei residenti che asseriscono di aver avvistato almeno due adulti e due cuccioli. Lo sostiene Enzo Macera, che ormai la sera rimette l'orologio con l'arrivo dell'orso proprio nella zona delle carote abbandonate e la riprova arriva anche dal vicino paese di Collelongo dove Renato Salucci, cacciatore e chef della locanda Torre del Parco, l'orso se l'è trovato davanti per ben due volte ed è riuscito a realizzare due video dai quale si evince chiaramente che gli animali sono almeno due. E la zona dell'avvistamento è l'Ara dei Merli, ovvero la montagna della località Sierre, periferia di Lecce nei Marsi. Insomma, a causa della gelata che la scorsa primavera ha bloccato la fioritura delle piante, la riduzione sistematica dei campi coltivati e la pessima gestione del territorio, l'orso bruno o gli orsi bruni sono scesi a valle e hanno iniziato a passeggiare per le vie. “Un fenomeno non nuovo - ha ricordato il presidente del Parco – ma questa volta eccezionale”.


E Lecce nei Marsi si divide tra chi come qualche agricoltore e allevatore vorrebbe risolvere il problema imbracciando il fucile e i commercianti che invece sognano un “paese a misura d'orso”. Pronti ad accogliere i curiosi e gli animalisti da “incontri ravvicinati” i ragazzi del Cafè Noir dove la vita notturna nei week end termina sempre all'alba, mentre affila i coltelli la macelleria Armandina, celebre per sfamare in estate i turisti e scout con gli arrosticini dal sapore inimitabile. Anche il ristorante di Giuseppe “Il Cacciatore” benedice l'arrivo dell'orso come una possibilità di incrementare turismo e coperti. E il Bar 84, già prepara un numero speciale dedicato all'Orso di Lecce, del notiziario che appende sopra la macchina del caffè e con il quale sferza i politici locali. L'unico a tacere stretto tra gli interessi dei pro e dei contro è il sindaco di Lecce Gianluigi De Angelis che si è beccato la tirata d'orecchie del presidente del Parco per aver permesso di accumulare una montagna di carote e di aver così offerto un supermarket all'orso bruno.

Chi invece si lecca le ferite è l'apicoltore Luciano al quale il Parco ha offerto un recinto elettrificato a protezione delle arnie. Chi vuol sapere dove e come si muove l'orso, le sue abitudini, le tane e ogni spostamento si può rivolgere al vecchio Iota Iota, un allevatore di 72 anni che, durante l'assemblea comunale ha spiegato quali sono le best pratics per vivere con l'orso all'uscio di casa: “Lasciatelo perdere, basta che il Parco ci dia l'indennizzo quando si mangia un vitello o una pecora senza cercare la carcassa. D'altronde l'orso, così come i lupi, si mangiano pure le ossa”. Saggezza degli anziani.

GUARDA IL VIDEO DELL'ORSO AVVISTATO IN PROSSIMITA' DELLE STALLE

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abruzzoorso brunolecce nei marsiparco nazionale d'abruzzoantonio carrarapescasseroliarrosticini
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