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Roma
Il cane di salvataggio Romolo è andato in pensione. La storia strappalacrime

di Valentina Renzopaoli

Cane bagnino da 8 anni, il labrador mito di tanti salvataggi in mare a Roma e nel Lazio, Romolo soprannominato “mezza piotta”, è andato in pensione.

Le sue grosse zampe palmate, che hanno inghiottito chilometri di sabbia e nuotato tra le onde salate, non ce la fanno più a contrastare la corrente e così, il gigante peloso color miele, a quasi 11 anni, ha dovuto dire addio all'imbracatura arancione della Scuola Italiana Cani Salvataggio.

Non è stata una scelta facile, i suoi occhioni da labrador ancora bramano l'acqua, ma per lui, e per il suo bene, ha dovuto decidere Marco Paciotti, il compagno di avventura, di viaggio e di vita, istruttore amatissimo della Sics. “L'ultima volta al lago ho capito che dovevo dire “stop”; mi sono avvicinato al suo orecchio e gli ho detto “a sto' giro ti tengo io”. Ci bagneremo ancora insieme e sarò pronto a sorreggerlo”.

Romolo è una specie di “mito” tra gli istruttori e gli allievi della sede di Roma e del Lazio della Sics. Un cagnone enorme di circa cinquanta chili, “il primo fuori misura” ad entrare nella scuola, un peloso pazzerello e molto socievole, con la faccia “da salame” e un musotto da cucciolo che conserva ancora oggi, che l'andatura si è fatta lenta e faticosa.

Romolo e Marco sono coppia cinofila dal 2011 ma il percorso era iniziato circa due anni prima. “Romolo è stato il regalo di mia moglie per i miei 40 anni, il “portatore sano di pelo” aveva 4 mesi e già pesava 20 chili. Volevo un cane educato, che potessi portare con me ovunque, anche in vacanza. Mi hanno consigliato di frequentare la Scuola Italiana Cani Salvataggio e, da quel momento, si è scatenato l'inferno. La mia vita è cambiata e anche mia moglie Pamela è stata contagiata, tanto che ho dovuto ricambiare il regalo e qualche mese dopo è arrivata Prisca, anche lei una labrador miele. Romolo e Prisca hanno trascorso la vita insieme e ancora oggi Prisca dorme tra le zampe di Romolo”, racconta Marco.

Il percorso di addestramento non è stato semplice: “Romolo mi ha dato filo da torcere, ho persino pensato in alcuni momenti di mollare. Faceva quello che voleva, non mi seguiva, si autogestiva, ma poi, grazie ai consigli dei miei istruttori, ho iniziato a capire. Ero io che dovevo farmi comprendere, cambiare gestualità, premiarlo quando era il momento, fargli capire che esiste il momento del sì e il momento del no. La scintilla è scoppiata quando, un giorno, sono andato nel bosco, l'ho lasciato sciolto, lui è andato a giocare con altri cani e lì, ho deciso che dovevo fidarmi, gli ho voltato le spalle, mi sono allontanato; lui, a quel punto, ha lasciato tutto ed è tornato da me; da quel momento è scattato un feeling diverso che ci ha condotto a terminare il percorso per diventare Unità Cinofila Sics”.

Il momento in cui questo legame profondo e l'impegno di tante giornate difficili sono stati provvidenziali è arrivato una mattina d'agosto in circostanze strane: “Il mare era calmissimo, sulla spiaggia, in pattugliamento, stavamo spiegando ai bambini cosa fanno i cani bagnini; ci è passato accanto un ragazzo, ci ha guardati con sguardo sospettoso e se n'è andato; ho pensato non gli stessero simpatici i cani. È entrato in acqua e si è allontanato; lo osservavo perché non nuotava bene, è arrivato ad una novantina di metri dalla riva poi, a un tratto, si è girato, è andato giù, è tornato su, due, tre volte e poi ha iniziato a sbracciarsi e a chiedere aiuto. Sono partito automaticamente, velocissimo e senza chiedere aiuto a Romolo, il tempo di arrivare da lui e mi sono ritrovato Romolo accanto. Non l'ho neanche chiamato e me lo sono ritrovato vicino. Romolo aveva fatto perfettamente ciò che gli era stato insegnato. Insieme abbiamo riportato il ragazzo a riva, con i crampi che gli impedivano di nuotare. Le mie gambe tremavano per l'adrenalina ma ero abbastanza lucido da capire che avevo creato con il mio cane un rapporto che andava “oltre”: è stato in quel momento che siamo davvero diventati “unità cinofila”, “sei zampe” che riescono a capirsi anche senza chiamarsi. Il giorno dopo, il ragazzo è tornato sulla spiaggia per ringraziarci: “Ieri ho capito tante cose, ha accarezzato Romolo ed è andato via”, sono state le sue parole”.

A Marco Paciotti, 50 anni, romano, papà di Claudio, non è bastato aver raggiunto per sé e per Romolo il punto massimo d'intesa raggiungibile tra un cane e un umano. Ha voluto mettere la sua esperienza, le sue sconfitte e le sue vittorie, la sua passione e il suo tempo a disposizione degli altri, insegnando ciò che gli era stato trasmesso, a cominciare dall'idea che le paure si possono affrontare e i propri limiti si possono sfidare.

“Essere insegnanti significa, prima di tutto, essere molto psicologi, sapere cosa dire e cosa non dire, cosa dire da soli e cosa dire in gruppo, saper gestire un insieme di persone eterogenee dai 18 ai 54 anni. Si entra in campo con il sorriso e si esce sudati ma, sempre, col sorriso, senza screzi; se ci sono, si risolvono sul campo”.

Quest'estate, il gruppo di istruttori Sics del Lazio ha consentito la nascita di 17 nuove Unità Cinofile. “È stata una grande soddisfazione perché conosco quali difficoltà sono state superate e ho condiviso con loro, quotidianamente, un percorso faticoso, dando consigli, o semplicemente ascoltandoli”.

Il rapporto con gli allievi è così speciale che per l'addio di Romolo, a sorpresa, hanno organizzato un saluto collettivo in acqua. È successo al Lago del Salto, in Abruzzo: i ragazzi hanno portato un lungo striscione, si sono posizionati l'uno accanto all'altro e l'hanno srotolato: “Grazie Romolo”, scritto in maiuscolo. Sono state lacrime e felicità.

Poi, non volendo rinunciare ad avere il loro istruttore accanto in postazione, hanno raccolto un budget e gli hanno chiesto, quando fosse stato pronto, di utilizzarlo per un “Romolo junior”. Ora, a pretendere di giocare con Romolo e Prisca, c'è il piccolo Mosè, un mucchio di peli ed energia che già promette dimensioni da gigante.

“Questi 11 anni trascorsi “pelle a pelo” mi hanno insegnato tante cose, ad essere umile e rispettoso delle persone. I nostri cani ci danno tanto in poco tempo, e questo è il loro unico difetto. E quando vanno via, si portano con loro in bel pezzo di cuore, ma lasciano tante emozioni da consegnare agli altri”.

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