Di Patrizio J. Macci
Fabrizio Pagliai 63 anni padre e nonno felice, medico laureato in Odontoiatria esercita la professione di dentista a tempo pieno. Attivamente impegnato a diffondere la Bibbia tramite il social network Facebook e ad assistere un esorcista. L’accostamento incuriosisce e inquieta un po’. Ci racconta la sua storia dall’inizio?
“Sono nato nel 1950 e “ho fatto il ’68”, ora ci posso scherzare sopra. In quegli anni ero uno studente ateo e profondamente materialista. Molto semplicemente credevo che la scienza potesse spiegare tutto. Nel 1971 dopo il liceo mi sono iscritto alla facoltà di medicina. Ho partecipato ad occupazioni, scontri di piazza con la Polizia. A un certo punto mi sono trovato a un bivio, scegliere tra il bene e il male. Precisamente nel momento della laurea, ho gettato alle ortiche la mia fede comunista e ho cominciato a frequentare un gruppo di preghiera salesiano”.
Fino a qui sembra il percorso seguito da parecchie persone della sua generazione, ma poi cosa è accaduto?
“Una folgorazione. Nel 1989 ho conosciuto un personaggio unico, Don Mario Torregrossa nella parrocchia di San Carlo da Sezze. In quegli stessi anni ho aperto il mio studio dentistico a Roma Sud ad Acilia, vicino alla parrocchia di Don Mario. Qui ho comprato anche un’abitazione. Casa e bottega. Prima abitavo molto lontano, ma facevo il pendolare pur di assisterlo. Don Mario nel 1998 subì un attentato incendiario per mano di un folle che lo ha condannato a vivere il resto dei suoi giorni come una via crucis, senza mai lamentarsi nonostante il fuoco avesse distrutto il novanta per cento del suo corpo. Soffrendo e donando la sua vita al Signore”.
E poi cosa è accaduto, il suo impegno è aumentato?
“Sì, con Don Mario l’impegno è cresciuto in maniera esponenziale. Lui mi ha fatto diventare “Ministro straordinario dell’eucaristia”, una figura ben definita all’interno della Chiesa Cattolica che coadiuva nella liturgia e aiuta il sacerdote in parrocchia”.
Parallelamente la sua attività professionale andava avanti?
“Sì, certo. Posso dire di aver visto il passaggio dai denti d’oro alle protesi in ceramica, fino agli ultimi materiali realizzati con tecnologie avanzatissime. Certo ora con la crisi il lavoro si è ridotto della metà. Accolgo alcuni poveri nel mio studio su segnalazione della parrocchia, poveri accertati, ai quali pratico cure dentarie a titolo completamente gratuito per carità”.
Quando ha scoperto Facebook per diffondere la Bibbia?
“Ho cominciato nell’acme della crisi, circa due anni fa. Nello studio medico c’era un computer, ma per non avere distrazioni non era connesso alla rete. Gli appuntamenti hanno cominciato a dilatarsi nell’arco della giornata, quindi a quel punto ho deciso di utilizzarlo per navigare e di creare un profilo personale dove fare esclusivamente opera di evangelizzazione. Infatti sono registrato come Fabrizio “Barbetta” Pagliai. Alcuni mi conoscono con il soprannome che mi hanno dato in parrocchia. Ogni mattina prima di cominciare a lavorare, oppure quando posso, inserisco sulla mia bacheca virtuale una preghiera o un passo delle Scritture, oppure un’omelia per confortare chi mi legge”.
Riceve anche richieste di aiuto personale? Quanto persone la seguono?
“Sì parecchie richieste. Sopratutto di persone in condizioni esistenziali disastrate, in difficoltà spirituale, sentimentale e familiare. È difficile per me quantificare quanti mi leggono. Ho migliaia di seguaci, ho dovuto sdoppiare anche i profili. Ho scoperto di aver “fatto il botto” quando hanno cominciato ad arrivarmi mail in altre lingue: inglese, spagnolo, portoghese. La potenza del web di moltiplicare all’infinito i messaggi. Negli ultimi giorni ricevo parecchie richieste dal sud America, è “l’effetto Papa Bergoglio”.
La prima volta che abbiamo parlato, lei mi ha detto che alcuni le chiedono aiuto per…capire se c’è la presenza del Maligno nella loro vita, del Diavolo. Come accade e cosa risponde a chi le pone questo tipo di richiesta?
“Una delle richieste che ricevo sempre più spesso, sopratutto dai parenti di alcuni soggetti in crisi, è quella di essere messa in contatto con un esorcista. Collaboro attivamente con Don Vincenzo Taraborelli, uno degli esorcisti ufficiali della Diocesi di Roma. Diciamo che sono in grado di fare il “lavoro di sgrosso”.
Mi spieghi, lei si occupa della “diagnosi”?
“Perdoni la rozzezza della definizione che le ho dato, ma sono in grado di distinguere un soggetto che simula da un malato di schizofrenia per esempio, oppure da un tossicomane. Per gli studi di medicina che ho compiuto e per la Fede.
Ho visto di tutto durante questa attività: figli che spariscono oppure derubano i genitori, ludopatici che hanno bruciato decine migliaia di euro al gioco in poche ore, episodi di alcolismo, ogni tipo di dipendenza. Per non parlare delle persone che parlano lingue che non hanno mai studiato, o soggette improvvisamente e inspiegabilmente ad attacchi di violenza e di ira”.
Ha mai assistito a un esorcismo? Questa è una domanda perniciosa, perché sottintende l’esistenza del Diavolo. Direi una domanda diabolica.
“Sì ed è stata un’esperienza dolorosa e faticosa, si trattava di una ragazza che presentava sintomi precisi e inquietanti. Ultimo tra tutti non riusciva a recitare il Padre Nostro e l’Ave Maria nonostante avesse ricevuto i sacramenti.
Certo, può scriverlo a lettere maiuscole: il Diavolo esiste, e questa intervista non potrà che recargli un dispiacere”.

