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Roma

di Patrizio J. Macci

Il titolo del workshop non promette nulla di tranquillo e rilassante: "Hypnosis 101" all'interno del "Rome Bdsm Conference". Il numero 101 ha una diabolica assonanza con la stanza nella quale il povero Winston, protagonista del romanzo 1984 di Orwell, viene convinto ad arrendersi ai suoi torturatori, testando l'incubo più orribile che possa inquietare i suoi sogni. Uno si immagina di trovare un relatore dalle fattezze orientali come Kabir Bedy, con un turbante pronto a ubriacarti con i suoi occhi magnetici. Invece quello che compare è una sorta di folletto vestito alla Steve Jobs, in jeans scuri e maglioncino nero che con un computer in mano introduce una ventina di attenti ascoltatori alle sue tecniche, affiancato da un'assistente simpatica e visibilmente sovrappeso. Vista per strada potrebbe essere tranquillamente una massaia del Wisconsin. Si esprimono tutti e due in un inglese fluente.
Il pubblico è rappresentato da una ventina di persone attentissime. Nessun volto alla "eyes wide shut" oppure facies assimilabili all'immaginario della perversione. Spiccano un tizio con la faccia da prete, un signore che sembra la reincarnazione del filosofo francese Foucault.
Presupposto fondamentale del processo ipnotico è il rapporto di fiducia tra ipnotizzatore e ipnotizzato, spiega il guru con una intonazione che più americana non si può. L'orologio da taschino che porta appeso ha al collo sembra uscito dal taschino di Sherlock Holmes. Durante l'ipnosi lo spirito critico del soggetto viene bypassato, la persona può essere costretta a fare cose che non vuole fare "a comando", legando a dei gesti che fungono da innesco una reazione programmata. Il salvavita che impedisce atti estremi è la morale della persona che viene sottoposta al processo: se ha una certezza di sè salda e forte, nulla e nessuno riuscirà a scalfire la sua solidità. Contrariamente a quello che si può pensare, le persone più intelligenti sono quelle più facilmente ipnotizzabili perché collegano le immagini e i suoni ad alcune azioni che l'ipnotizzatore vuole far compiere. Il soggetto ipnotizzato deve concedere la sua partecipazione attiva, è pressochè indispensabile il contatto fisico per innescare dei "trigger", grilletti che facciano scattare un'azione determinata. Il meccanismo è reversibile e non dura nel tempo ma si può praticamente ottenere tutto: cambiamento di stati d'animo, ritorni alla percezione infantile, creazione di falsi ricordi, scatenamento di passioni sentimentali improvvise.
Il guru tocca in continuazione la sua assistente, la fa addormentare, risvegliare. La programma per uno spogliarello modello "Nove settimane e mezzo" a comando, sulle note di una canzone famosissima. Il meccanismo funziona perfettamente e il relatore blocca tutto quando lei sta per lanciare il reggiseno sui presenti. Basta un gesto semplice, della vita di tutti i giorni a innescare il processo. Un furbacchione domanda se è possibile programmare qualcuno per uccidere, ma il guru stringe i denti e nega: "Troppo difficile, le difese morali della persona vincerebbero qualsiasi tentativo, a meno che non ci si trovi davanti a una persona predisposta per l'omicidio".
Arriva il clou dello spettacolo, un braccio dell'assistente viene riprogrammato come una zona erogena e accarezzata dal maestro per portarla al piacere assoluto. Per trenta secondi la donna si dimena come la ragazzina dell'Esorcista e squittisce in un orgasmo finale. Uno degli studenti vorrebbe attivare la musica dal proprio telefono, per vedere se lo spogliarello scatta ugualmente all'istante, ma la prova viene negata nella maniera più decisa.
Abbandono dubbioso l'aula del seminario. Alla fine la "prova del nove", non è stata concessa. Forse perché appartengo alla generazione della perversione a mezzo vhs, di quelli che ora scoprono sghignazzando negli hard disk altrui una cartella di file con scritto Salieri, sapendo che non si tratta del compositore dipinto come nemico di Mozart. L'ipnosi mi sembra una via tortuosa e poco praticabile per ottenere ogni forma di soddisfazione dall'altro da sè, come direbbe la psicoanalisi. Personalmente mi accontento di essere riuscito a ipnotizzare il lettore, costringendolo ad arrivare fino alla fine di questo articolo. Questa sì che è una perversione.

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ipnosiorgasmopiacerebdsmmacci




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