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Roma
"Siamo in fila per morire". Amianto, l'appello choc

Quattro mesi fa aveva lanciato un disperato appello su affaritaliani.it al Comandante generale della Guardia di Finanza, chiedendo di non fermare la bonifica delle molte caserme ancora contaminate dalla presenza di amianto. E aveva raccontato la sua grave situazione di padre e di marito malato per aver contratto una patologia dovuta all'esposizione al terribile cancerogeno durante il lungo servizio nelle Fiamme Gialle. Antonio Dal Cin, oggi militare in congedo assistito dall'avvocato Ezio Bonanni, è ancora in attesa del provvedimento definitivo di riconoscimento di vittima del dovere proprio in virtù dei documenti che testimoniano la malattia invalidante causata dall'esposizione durante lo svolgimento delle sue mansioni militari.
Eppure, dal Corpo Militare nel quale ha prestato il suo lavoro per quasi venticinque anni e dal suo Comandante, in questi quattro mesi, non ha ricevuto alcuna risposta. Oggi, con le forze che gli rimangono, torna ad esprimere la sua preoccupazione per le vite dei colleghi che ancora non si sono ammalati e per il destino dei suoi tre figli, destinati a diventare orfani: “Mi preoccupa, mi atterrisce, mi sconvolge, e mi impedisce di dormire la consapevolezza lucida che migliaia di altri miei colleghi sono ancora esposti ad amianto, e rischiano di subire la stessa mia sorte”.

Preg.mo Sig. Comandante Generale
con questa mia breve faccio seguito alla mia precedente dello scorso 15 ottobre, che è rimasta, purtroppo, senza riscontro.
Lei è stato anche il mio Comandante, poiché è stato nominato Comandante Generale della Guardia di Finanza in data 23 giugno 2012 e il sottoscritto, di cui conosce bene le condizioni di salute, è stato riformato in data 8 gennaio 2014, dopo aver trascorso quasi un quarto di secolo nel glorioso Corpo della Guardia di Finanza.
Iddio ha voluto concedermi ancora tempo, ma le mie condizioni di salute in forza delle patologie sofferte a causa dell'esposizione ultradecennale all'amianto, avvenuta a Trieste durante i servizi resi alla Nazione quale appartenente al Corpo della Guardia di Finanza, non lasciano ben sperare e giorno dopo giorno cresce in me la preoccupazione per la sorte dei miei tre figli di 17 e 8 anni e di 20 mesi, e di mia moglie, gravemente malata, perché affetta da Sclerosi Multipla.
Il mio rammarico è che finora non ho trovato un cenno da parte della Sua persona che si identifichi in quello che dovrebbe essere lo Spirito di Corpo che ha sempre contraddistinto le "Fiamme Gialle". La mia intenzione è di rendere pubblici i documenti medici che dimostrano i danni determinati al mio organismo dalle polveri di amianto, oltre ai documenti ufficiali, comprovanti il disagio subito, a mio parere, ingiustamente per aver cercato di sollevare la drammatica realtà del problema amianto in Guardia di Finanza, precisando che se le superiori gerarchie mi avessero ascoltato e avessero tenuto in considerazione quanto da me relazionato già nel 2006, non ci sarebbero state ulteriori esposizioni dei militari al cancerogeno, con conseguenze e danni alla salute che le lascio solo immaginare.
Appare del tutto evidente che il problema amianto non può e non deve ritenersi privato, anche alla luce di quelle che risultano essere le evidenze mediatiche, parlamentari e non in ultimo sanitarie.
Abbiamo appurato attraverso la mappatura delle Caserme del Corpo avviata nel 2012 che erano ancora 111 le caserme della Guardia di Finanza, di cui 89 bonificate e altre 22 ancora da bonificare.
Appare del tutto evidente che questo dato già di per se allarmante, non tiene conto tutte le caserme che precedentemente sono state dismesse e quelle che sono state alienate, oltre a tutti i siti (come dogane, porti, aeroporti, raffinerie, zuccherifici), dove i finanzieri prestano o hanno prestato servizio in presenza di amianto, sotto qualunque forma e quantità. Questo appare un dato importantissimo, considerati i tempi di latenza dell'insorgenza delle patologie neoplastiche e fibrotiche, definite asbesto correlate, che sono quasi sempre ad esito infausto.
Mi ero rivolto a Lei e avevo implorato un suo intervento per la bonifica dei siti contaminati in modo che questa sorte atroce e crudele riservata a me ed alla mia famiglia, e prima di tutto ai miei figli che saranno privati della figura del padre e che già ora lo sono nella misura in cui la dignità oltre che la salute sono stati già sfregiati e distrutti, non fosse riservata ad altri. Che la mia malattia e nel caso infausto la mia morte servano almeno ad evitare altre tragedie. Ma purtroppo, non ho ricevuto alcun riscontro. Né ho ricevuto un sostegno, una parola di conforto, un segno di umana pietà, quantomeno nei confronti di mia moglie già gravemente malata e dei miei figli.
La Guardia di Finanza, sostanzialmente, mi ha abbandonato a me stesso, tra mille pensieri e difficoltà, in attesa del mio atroce destino. Non rimpiango tuttavia aver fatto il mio dovere, per aver ubbidito agli ordini, anche quando questi mi esponevano all’amianto, con onestà e lealtà, e Le posso dire di attendere la morte con la coscienza pulita, anche se non sono sereno per la sorte che sarà riservata ai miei figli.
Tengo a sottolinearle che solo in Ministero dell'Interno, sulla base della mia domanda volta ad ottenere il riconoscimento di status di "Vittima del Dovere", mi ha dato un cenno di speranza, assegnando il carattere di Urgenza, nella trattazione della pratica, il cui iter sta per concludersi spero con esito positivo. E credo che questo riconoscimento sarebbe il minimo, per evitare che i miei figli e mia moglie rimangano privi del minimo necessario per una esistenza libera e dignitosa.
Ma mi preoccupa, mi atterrisce, mi sconvolge, e mi impedisce di dormire la consapevolezza lucida che migliaia di altri miei colleghi sono ancora esposti ad amianto, e rischiano di subire la stessa mia sorte: altro sangue innocente è destinato a scorrere, vite umane sacrificate, ingiustamente ed inutilmente, altre famiglie ed essere dilaniate e distrutte.
Per questo, come coordinatore del comitato finanzieri esposti all’amianto dell’ONA Onlus, Le chiedo un incontro urgente per consegnarLe tutti i documenti relativi ai siti dove vi è amianto, per evitare ulteriori esposizioni, e quindi altre malattie ed altri morti. Lo chiedo non per me, ormai la mia sorte è segnata, ma per gli altri, per coloro che verranno dopo di noi, per i nostri figli ed anche per i Suoi figli.
Attendo quindi fiducioso, mi faccia morire senza questa atroce preoccupazione.

Antonio Dal Cin

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