David Cameron vuole modificare i trattati europei per rivedere la posizione della Gran Bretagna nell’Unione. Per il premier non si tratta di una “mission impossible”. E poi “Tom Cruise, che è più basso di me, ha avuto successo”. In vista del voto di maggio, in cui Cameron dovrà vedersela con gli euroscettici dell’Ukip, rilancia la sua sfida a Bruxelles.
“Se sarò rieletto avrò il mandato per rinegoziare la posizione della Gran Bretagna nell’Ue e andare avanti con il referendum”, spiega Cameron ai suoi elettori. “Se scegliete Ed Miliband non avrete né l’una, né l’altra. Solo la difesa dello status quo. Sono certo che al Consiglio di giugno ci sarò ancora io. Ma con un mandato chiaro per riformare questa organizzazione e tenere la consultazione sulla partecipazione della Gran Bretagna all’Ue entro la fine del 2017”.
Secondo i dati la catastrofe “Brexit”, il nome dato all’eventuale uscita dalla Gran Bretagna dall’Ue costerebbe al Regno Unito 2,2 punti di Pil entro il 2030 pari 55 miliardi di sterline (76 di euro) l’anno. Ciò per la fine delle clausole commerciali favorevoli che facilitano gli scambi tra Paesi intra-Ue. Questa l’analisi del ‘pensatoio’ Open Europe, riferisce il Daily Telegraph, che la considera un’ipotesi piuttosto concreta dopo che Cameron ha promesso, in caso di nuova vittoria alle politiche del 7 maggio, di indire un referendum entro il 2017, anticipabile al 2016, su Londra nell’Ue.
Ma Cameron potrebbe essere costretto ad anticipare ulteriormente il referendum: se dalle urne uscisse un risultato deludente l’Ukip di Nigel Farage giungerebbe in soccorso del premier garantendo un appoggio esterno al governo ma solo se terrà il voto sulla Brexit prima del prossimo Natale.
Gli unici a difendere a spada tratta il legame con l’Europa sono gli attuali partner di governo di Cameron, i lib-dem di Nick Clegg ma che tutti i sondaggi danno in via di estinzione. Anche i laburisti, testa a testa con i Tory, sono europeisti ma chiedono una riforma di Bruxelles.
