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Flessibilità, Dijsselbloem avverte l’Italia: non tiri troppo la corda

Flessibilità, Dijsselbloem avverte l’Italia: non tiri troppo la corda
Jeroen Dijsselbloem 500
Riforme, investimenti e migranti. Il presidente dell’Eurogruppo è scettico sulla possibilità che all’Italia venga concessa tutta la flessibilità chiesta da Roma

Il falco Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo e fautore della linea del rigore avverte l’Italia: “Roma ha chiesto varie flessibilità, per le riforme strutturali, per gli investimenti, per i migranti. Dipende dalla Commissione Ue. L’unica cosa che posso dire è: non spingiamo. La flessibilità è un margine, si può usare una volta sola. Non si può esagerare”.

L’olandese, incontrando i giornalisti durante una conferenza stampa nel giorno in cui Amsterdam prende in carico la presidenza del Consiglio Ue, ha sollevato dubbi sulla legittimità della richiesta italiana di sfruttare un margine del deficit dello 0,2% del Pil, pari a 3,3 miliardi, in risposta alle spese sostenute per l’immigrazione. La richiesta, avanzata da Roma, si aggiunge alle clausole già richieste per riforme e investimenti.

“Sulla flessibilità dell’impatto sui conti pubblici italiani dei costi sostenuti per l’emergenza migranti la Commissione europea deciderà solo dopo aver ricevuto i conti delle spese effettivamente sostenute”, ha ricordato il Commissario. “L’Italia – ha detto – ha chiesto varie flessibilita’, per le riforme strutturali, per gli investimenti, per i migranti E’ il solo paese che ha chiesto di sfruttare del tutto queste possibilità”.

Dijsselbloem ha sottolineato che “esiste molta flessibilita’ esplicita nelle regole Ue, e la Commissione l’ha chiarita” nella sua comunicazione dell’anno scorso.