E’ finita sabato la visita della delegazione greca in Cina. Il gruppo di contatto era capeggiato dal vice premier Yiannis Dragasakis e dal ministro degli Esteri di Atene, Nikos Kotzias. È stata la prima missione ufficiale di esponenti di Syriza in Cina, la prima, soprattutto, dopo che Tsipras aveva stracciato l’accordo di vendita di una parte del porto del Pireo ai cinesi il primo giorno di governo.
Nei tavoli negoziali si è parlato molto di come aumentare l’interscambio tra i due Paesi, ma i greci hanno soprattutto cercato di ricucire con Pechino, che in Grecia aveva piani di investimento importanti. Progetti nel turismo, in terminal petroliferi, in infrastrutture ferroviarie e, soprattutto, nei porti.
Durante un colloquio telefonico con Tsipras il primo ministro cinese Li Keqiang ha sottolineato il “grande potenziale” delle relazioni tra i due Paesi sottolineando, però, l’importanza di “mantenere le promesse”, in riferimento proprio alla decisione di fermare il processo di privatizzazione del porto del Pireo.
La Cina, tramite Cosco, il maggiore gruppo di spedizioni marittime del Paese, punta a una quota di controllo del 67% sul porto del Pireo, che lo stesso Li Keqiang ha definito “un caso di successo della cooperazione bilaterale” tra Pechino e Atene. Dal canto suo il governo sta avendo difficoltà ad onorare gli impegni finanziari e vede in Pechino un alleato capace di dare ossigeno all’asfittica economia ellenica.
Il terminal del porto greco, secondo gli ultimi dati di bilancio, è responsabile di una consistente parte dei ricavi di Cosco, scriveva il quotidiano Ekathimerini, con profitti derivanti dall’attività dei terminal 2 e 3 in crescita del 25,7% su base annua nel 2014, a 26,5 milioni di euro.

