Mancano una decina di giorni al termine del semestre di presidenza italiano del Consiglio. Il termine sarebbe quello del 31 dicembre, ma con le vacanze natalizie alle porte il tempo si riduce ad una manciata di giorni. Tra gli eurodeputati italiani, sopratutto del Pd, resta l’amaro in bocca per non aver “portato a casa nulla”.
Già, perché questa primavera il premier Renzi, ad ogni discorso pubblico, ha ripetuto quanto fosse cruciale il semestre italiano per far ripartire l’economia europea e dare una nuova anima al Vecchio continente. Anche a Bruxelles, nel suo discorso di insediamento, ha caricato i sei mesi successivi di grandi aspettative. Ora, a pochi giorni dalla fine, poco è stato fatto.
Non ci sono provvedimenti degni di nota promossi dal Consiglio, anzi, il dossier roaming e il Ttip hanno avuto una battuta di arresto. Certo, le colpe sono anche di altri, del calendario in primis. Infatti con le elezioni europee di maggio, l’insediamento del nuovo Parlamento e poi della nuova Commissione, appariva evidente fin dall’inizio che i giorni di effettivo lavoro sarebbero stati pochi.
Qualcuno potrebbe dire che l’Italia ha avuto il merito di aver promosso il piano da 315 miliardi di euro di Juncker e di aver fatto passare la linea della ‘flessibilità‘ nei conti pubblici. Nì, perché se è vero che Renzi e Hollande hanno puntato molto sulla fine dell’austerity, è anche vero che il Piano Marshall di Juncker e la sua duttilità in termini di parametri, è dovuta più ad una necessità riconosciuta internazionalmente e ribadita dal Parlamento europeo al momento del voto di fiducia, che al lavoro del governo durante il semestre europeo.
Guardando il calendario dei prossimi incontri non si prevedono colpi di coda finali. Lunedì il consiglio Salute parlerà di vaccini e di ebola. Mercoledì quello Trasporti, guidato da Lupi, affronterà dossier su treni e aerei, mentre giovedì il consiglio Giustizia quello sulla tutela dei dati personali.

