Bimbo trapiantato a Napoli, inizia la terapia per alleviare le sofferenze. "Condizioni in rapido peggioramento"
Trapiantato a Bergamo il cuore inizialmente destinato a bimbo Napoli
Trapiantato a Bergamo il cuore inizialmente destinato a bimbo Napoli
E' stato Trapiantato con successo a un bambino all'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo il cuore che inizialmente era stato destinato per un secondo trapianto al bimbo di Napoli a cui era stato Trapiantato un cuore risultato danneggiato. Poi durante un vertice tra esperti, all'ospedale Monaldi, è stato stabilito che le condizioni del piccolo non consentivano una nuova operazione. Tra i membri del team di esperti che ha esaminato la situazione del bimbo ricoverato al Monaldi, anche il cardiochirurgo Amedeo Terzi, proprio dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Bimbo trapiantato a Napoli, l'ospedale: "Condizioni in rapido peggioramento"
Nelle ultime 12 ore, le condizioni cliniche del paziente hanno registrato un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento. Lo rende noto l'ospedale Monaldi nel bollettino sulle condizioni del bimbo cui due mesi fa è stato trapiantato un cuore danneggiato. Nella riunione di stamane - con i medici del Monaldi, il dottor Luca Scognamiglio, medico legale delegato dalla famiglia, e la madre del piccolo paziente, nell'ambito del percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure - l'azienda ospedaliera rende noto di aver proposto "una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico". In accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato, al paziente "saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell'ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici".
Bimbo trapiantato a Napoli, il legale: "Riunione su terapia per alleviare sofferenze"
"Alle 16 di ieri, abbiamo ricevuto la documentazione medica riguardante il piccolo, sono andato dal medico di parte, il dottor Scognamiglio e si è valutato che è inutile richiedere un terzo parere. Di concerto con la mamma, abbiamo concordato che l'unica cosa da fare per il bimbo è la richiesta di una PCC, (Pianificazione Condivisa delle Cure, ndr), che è un processo relazionale continuo tra paziente e team medico per definire le terapie in caso di malattie croniche ed infauste. Questo percorso porta ad evitare l’accanimento clinico".
Lo spiega all'Adnkronos Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo, tuttora attaccato ad una macchina salvavita all'ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto fallito del 23 dicembre scorso.
Il legale informa che oggi alle 12 ci sarà la prima riunione della PCC e che "la madre ed il padre, con il medico di parte, faranno parte della valutazione del piano terapeutico per una terapia del dolore, come previsto dal Piano, per l'alleviamento delle sofferenze del piccolo. Sarà presente il comitato etico del Monaldi ed è previsto un supporto psicologico per i genitori", aggiunge l'avvocato, che evidenzia un altro aspetto della vicenda: "Dalla documentazione del Monaldi emerge, e non c'è errore perché è molto analitica sulla cronologia dei documenti a noi inviati, che il primo rapporto interdisciplinare sul caso del bimbo è datato 6 febbraio. Credo non ci sia bisogno di altri commenti".