De Donno, il padre della cura al plasma iperimmune raccontato in un libro

De Donno plasma iperimmune, l'intervista all'autore Antonino D'Anna

di Elisa Scrofani
Giuseppe De Donno
Cronache
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Nella primavera del 2020 in piena crisi epidemica da Covid-19, in Lombardia gli ospedali San Matteo di Pavia e Carlo Poma di Mantova sperimentano la terapia del plasma iperimmune, fornito dai guariti dal virus. Lo pneumologo Giuseppe De Donno, allora primario di reparto al Poma di Mantova, diverrà il portabandiera della cura. Nel suo libro "Giuseppe De Donno. Il medico che guariva dal Covid con il plasma iperimmune" il giornalista Antonino D'Anna ripercorre l'iter della terapia, nel segno di un tributo al medico scomparso il 27 luglio scorso. Tra le pagine, D'Anna fa parlare alcuni guariti dal plasma. Da Pamela Vincenzi, la mamma in attesa che è riuscita a partorire malgrado la malattia, a Luigi Neri, "salvato dall'intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e curato da De Donno nonostante fosse fuori dai parametri del protocollo messo a punto dal Poma". Affaritaliani.it ne ha parlato con l'autore.

Quando hai deciso di scrivere un libro su De Donno?

Ho avuto modo di conoscere l’equipe del dottor De Donno, e indirettamente anche lui e la sua operatività. Alla fine del 2020 quando si è visto che la sperimentazione del "protocollo Tsunami", protocollo registrato per prima così proprio da De Donno, insieme all’equipe del Carlo Poma di Mantova, ricordiamo, con il San Matteo di Pavia. Questa cura quando è uscita dalla fase 1, nel maggio del 2020 è stata accantonata. Lo Stato ha decido di sperimentare un altro protocollo Tsunami stavolta a Pisa. Quando alla fine del 2020 l’interesse per il mondo del plasma iperimmune era scemato ho sentito il dovere della testimonianza e della memoria.  De Donno non era un ciarlatano, esiste gente che ha rischiato di morire ma che grazie a quelle sacche di sangue iperimmune oggi è viva e vegeta. Questo è il leitmotiv del libro. Il plasma funziona, a determinate condizioni ma funziona. A Mantova avevano trovato il primo baluardo dell’ondata montante del Covid. Sono fatti non opinioni. Mi chiedo, chissà quanti ne avremmo potuti salvare con questa cura.

La narrazione si focalizza su questo quindi.

Certo. Era un medico che su basi scientifiche ha sviluppato il protocollo al plasma. A De Donno venire alla ribalta mediatica non è mai interessato, ha perseguito fino alla fine la sua missione di medico.

Sulla sua morte che cosa ti senti di dire?

Un uomo che si uccide lo fa perché ha le sue ragioni. Non ha lasciato una lettera, quindi a maggior ragione la cosa che possiamo fare è tacere e avere rispetto del suo gesto. Per certi versi è stato abbandonato dai suoi amici, per certi altri dalle istituzioni che forse avrebbero dovuto proteggerlo e tutelare, perché ripeto la cura al plasma funzionava, ricordiamo che i pazienti curati erano più di 40. Il suo gesto finale li mette sul banco d’accusa, non li redime. Dovrebbero chiedersi: 'come ci siamo comportati nei suoi confronti’.

All’interno della platea di seguaci di De Donno c'erano molti no vax. Qual è la tua posizione?

De Donno non è mai stato no vax, non ha mai parlato contro il vaccino. E' una cosa da sfatare. Tant’è vero che lui si è vaccinato con il Pfizer quando hanno cominciato a immunizzare il personale dell’Asl di Mantova. Dire che sia stato la culla del movimento no vax è offenderlo, oltre a non rendere giustizia alla verità. Nello stesso libro De Donno parla della possibilità di un vaccino contro il Covid. Il vaccino è uno strumento di prevenzione, il plasma è uno strumento di cura. Il vaccino ti evita di finire in terapia intensiva, la cura è quando ti trovi già colpito perché non ti sei vaccinato o perché il vaccino non ha avuto effetto. Questo è il punto. L’uno non esclude l’altra. La linea di comportamento di De Donno è lineare e chiara.

Nel libro riporti le interviste di chi con il plasma è stato curato...

Esatto. C'è sia il primo paziente ufficiale che ha inaugurato la sperimentazione, sia l’ultimo, il signor Domenico Leoncino. Suo figlio Ruben, non appena saputo del plasma a Mantova, l’ha messo in macchina con una bombola d’ossigeno a metà e se l’è portato, da Napoli, fino al Poma perché De Donno gli salvasse la vita.

Per concludere, perché si dovrebbe leggere questo libro?

Perché in questo paese riteniamo la memoria un vizio, ma questo vizio va coltivato perché non si ripetano certi errori. E poi perché ne nasce una domanda che rivolgerei al ministro della salute Roberto Speranza. Perché se a Mantova c’era questa cura che aveva già terminato la fase 1 lo Stato italiano ha dovuto rifare tutto da capo in Toscana? Dove peraltro hanno avviato la cura nel maggio 2020 ma fino a settembre non trovavano sufficienti ammalati per cominciare la sperimentazione. Questo è il quesito che probabilmente tutti coloro che leggeranno il libro si porranno.

 

Giuseppe De Donno – Il medico che guariva dal Covid con il plasma iperimmune IL LIBRO