Garlasco, il mistero della bici nera: vista vicino casa dei Poggi ma mai sequestrata
Il giallo della bici nera vista vicino alla casa dei Poggi il giorno dell’omicidio di Chiara. Ritrovata mesi dopo ma mai repertata: nuove ombre sulle indagini
Il caso Garlasco continua a rivelare zone d’ombra sempre più inquietanti. Nella puntata di oggi di Mattino Cinque, è emerso uno dei dettagli più controversi dell’intera indagine sull’omicidio di Chiara Poggi: la bicicletta nera vista davanti alla villa di via Pascoli la mattina del delitto.
Un elemento che avrebbe potuto essere decisivo e che invece sembra essere svanito nel nulla.
La bici vista davanti alla villa
La testimone signora Bermani ha sempre raccontato di aver visto una bicicletta nera da donna appoggiata davanti alla casa dei Poggi intorno alle 9:10 del 13 agosto 2007, pochi minuti prima che venisse scoperto il corpo di Chiara.
Un dettaglio cruciale, perché indicava una possibile presenza estranea sul luogo del delitto.
Il ritrovamento mai ufficializzato
Secondo quanto ricostruito dall’inviato Emanuele Canta, verso la fine di settembre 2007 due agenti della Polizia Municipale di Garlasco avrebbero trovato una bici nera tra le sterpaglie di via Toledo, una strada di campagna a pochissimi metri dalla villetta dei Poggi.
Una zona che, come spiegato in trasmissione, potrebbe essere una perfetta via di fuga.
Ma qui nasce il vero scandalo:
non esiste nessun verbale,
nessuna foto,
nessun sequestro ufficiale.
E, cosa ancora più grave, la bicicletta non è mai stata mostrata alla testimone Bermani per un confronto.
La voce della testimone
La stessa Bermani, ricordando quella vicenda, ha dichiarato:
«Peccato. Potevano portarla, farmela vedere, posizionarla dove l’avevo vista. Avrei potuto dire se era quella».
E ha aggiunto un dettaglio inquietante:
un mese e mezzo dopo il processo di primo grado del 2009, un vicecomandante dei vigili si presentò a casa sua chiedendo informazioni su quella bici.
«Mi chiese se sapevo qualcosa di una bicicletta trovata in fondo a via Toledo…»
“Non voglio parlare di cose fasulle”
Canta ha cercato di contattare uno degli agenti che avrebbe partecipato al ritrovamento. La risposta è stata sconcertante:
«Ho capito, ma non voglio parlare di cose fasulle».
Una frase che suona come una smentita implicita o come il segno di un episodio mai messo nero su bianco.
Il comandante Marchetto
In studio è intervenuto anche Marchetto, comandante dei vigili dell’epoca:
«Ho saputo di questa bicicletta solo leggendo i giornali anni dopo. Nessuno mi ha mai informato. Perché non sia stata sequestrata, non lo so».
Una dichiarazione che conferma una gestione anomala e opaca di un possibile reperto chiave