Il triste rito del ritorno a scuola fra mascherine e telefonini

L'opinione di Simone Rosti
Cronache
Condividi su:

Sono ricominciate le scuole. E come ogni anno, pandemia o no, si ripete il rito immortalato dai social con genitori attenti ad apparire, con i loro pargoli, nella prospettiva migliore. Uno spettacolino alimentato dai giornalisti davanti alle scuole con le loro sciocche domande.

E’ sempre l’inutile cronaca di una giornata uguale identica a quella degli anni scorsi, oltre ai coordinati con mascherine protettive dei più svariati colori e fantasie, detta sempre legge l’evoluzione tecnologica dell’ultimo telefonino che rende questi momenti luccicanti come non mai, salvati per l’eternità in una qualche piattaforma in cluod.

Del mio primo giorno a scuola ricordo perfettamente ogni istante, l’assenza totale di telecamere e di ogni altro mezzo ha reso il ricordo ancora più nitido, negli anni si è consolidato, il mio cervello lo ha stampato e li è rimasto (cosa sia vero o no poco conta, si legga Le Ripetizioni di Mozzi).

I ragazzini di oggi invece dovranno districarsi fra miliardi di fotografie dalle quali saranno seppelliti, non sapranno distinguere i momenti, tutto sarà annegato in un mare magnun dal quale attingere qualche tweet per il solo scopo di esibirlo. Nonostante tutto, buona fortuna ai giovani che rientrano scuola o che ci vanno per la prima volta. Sappiate appassionarvi, abbiate cura degli insegnanti capaci, state lontano dai bulli, che sono solo falliti ancora prima di crescere.

La scuola non vi darà alcuna soluzione, se siete fortunati vi darà qualche preziosa suggestione, sappiate coglierla, ma tutta la fatica sarà a carico vostro.