L'Università Bocconi ridisegna il futuro: ricerca scientifica, competenze umane e investimenti in IA nel piano strategico 2026-2030
Il Piano Strategico prepara a un futuro in cui l’evoluzione della didattica, della produzione di conoscenza e del posizionamento internazionale dell’Ateneo
La Bocconi presenta il Piano Strategico 2026-2030: ricerca scientifica, competenze umane e AI guidano l’evoluzione della didattica
Nel futuro il confine tra capacità umane e capacità delle macchine sarà sempre più fluido. Le organizzazioni prenderanno decisioni combinando giudizio esperto e analisi algoritmiche; le competenze richieste ai laureati cambieranno con grande rapidità; e la qualità della ricerca scientifica diventerà il principale fattore distintivo in un contesto globale in trasformazione. Allo stesso tempo, le tensioni geopolitiche e i cambiamenti in corso in diversi sistemi universitari nel mondo — in particolare negli Stati Uniti — sollevano interrogativi sulla libertà accademica, sulla cooperazione internazionale e sulla mobilità dei ricercatori. In questo scenario, preservare autonomia, indipendenza e rigore scientifico è parte stessa della missione dell’Ateneo.
In questo scenario la Bocconi disegna la direzione del proprio sviluppo nel Piano Strategico 2026–2030, articolato attorno a tre dimensioni: rafforzare la centralità della scienza come motore dell’attività accademica, investire nelle competenze umane più difficilmente sostituibili e prepararsi alle trasformazioni dell’intelligenza artificiale. “Le trasformazioni tecnologiche richiedono un ripensamento realistico del modo in cui prepariamo le nuove generazioni”, osserva Andrea Sironi, presidente dell’Ateneo. “Per noi significa unire tecnologia, competenze umane e metodo scientifico.”
Il Piano si inserisce inoltre in un contesto internazionale sempre più competitivo dove l’Europa resta però la casa naturale per l’ateneo: un’identità culturale e istituzionale da rafforzare proprio mentre emergono nuove barriere alla collaborazione globale. Bocconi continuerà a contribuire alla costruzione dello Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore, anche come membro fondatore di CIVICA, monitorando l’evoluzione dello European degree e partecipando al dibattito sulle politiche europee in tema di ricerca, mobilità e innovazione.
L’ateneo punta, inoltre, a consolidare le proprie posizioni nei ranking globali, a rafforzare la mobilità studentesca — circa il 50% degli studenti triennali svolge già un periodo all’estero, mentre gli studenti che arrivano in scambio superano le 2.200 presenze annue — ad ampliare la rete di doppie lauree fino a 40 partner. La capacità di attrarre talento da tutto il mondo, grazie anche a un’offerta più interdisciplinare e ai programmi in crescita, è parte integrante di questa visione. Una visione che integra i trend demografici interpretando il talento senza confini non solo geografici ma anche generazionali. “La Bocconi è un ecosistema di formazione continua che con SDA Bocconi School of management forma, aggiorna e integra le competenze di giovani e adulti che contribuiranno in modo significativo a guidare il cambiamento”, sottolinea il rettore Francesco Billari.
Science led: ricerca rigorosa, metodo scientifico e divulgazione responsabile
“La scienza rimane la base per interpretare il cambiamento, valutare evidenze e costruire soluzioni credibili”, afferma Billari. “Essere science led significa rafforzare la nostra capacità di produrre conoscenza affidabile, multidisciplinare e di impatto. Riaffermiamo in modo deciso l’idea che le scienze sociali devono essere scienze a tutti gli effetti”.
Il Piano pone il metodo scientifico — rigore, trasparenza, replicabilità — al centro dell’attività accademica. La Bocconi intende consolidare la propria leadership nelle scienze sociali basate sull’analisi dei dati e favorire la crescita nei nuovi campi quantitativi e comportamentali, sostenuta anche dalla nascita del Dipartimento di Scienze Cognitive, che contribuirà allo sviluppo di ricerca interdisciplinare sul comportamento, sulle decisioni e sull’interazione tra esseri umani, società e tecnologia.
Accanto alla produzione scientifica, il Piano valorizza anche l’impatto a diversi livelli come parte essenziale della missione universitaria: rendere la ricerca comprensibile e accessibile rafforza il suo valore per la società, per il dibattito pubblico e per le organizzazioni.
Azioni previste nel Piano:
• creazione del Dipartimento di Scienze cognitive entro il 2027
• consolidamento della leadership negli ERC;
• potenziamento della PhD School: borse estese al 5° anno, obiettivo 70 PhD/anno entro l’anno accademico 2029/30, nuovi percorsi quantitativi e cognitivi;
• sviluppo di nuovi centri e laboratori interdisciplinari alle intersezioni tra scienze sociali, scienze cognitive, dati e tecnologia: INSPIRE (Social Policy Impact Evaluation Center), focalizzato sulla valutazione di impatto delle politiche sociali; Collaborative AI Lab (COAI), incentrato sull'interazione uomo-macchina; AI in Social Sciences Lab (AISSL), per l'applicazione dell'AI nelle scienze sociali, con l'obiettivo di sviluppare strumenti AI general-purpose e AI agents;
• rafforzamento dei servizi alla ricerca, con un obiettivo di aumento del 20% dei progetti europei e internazionali entro il 2030;
• promozione della divulgazione scientifica e della disseminazione dei risultati di ricerca verso la società e le istituzioni.
Human centred: pensiero critico, inclusione e imprenditorialità
“Le capacità che permettono alle persone di valutare, discutere, immaginare e decidere sono più importanti perché l’AI è sempre più nella nostra vita quotidiana e professionale,” osserva Billari. “Investire nell’umano significa preparare cittadini e professionisti capaci non solo di usare gli strumenti, ma di orientarne l’impatto.”
Il Piano insiste sulla qualità del pensiero umano come risorsa strategica, soprattutto in un mondo in cui le nuove tecnologie possono amplificare tanto le nostre capacità quanto i nostri bias. Creatività, giudizio, intuizione, sensibilità sociale sono elementi non delegabili e diventano centrali anche per ridurre le disuguaglianze generate proprio dalle tecnologie emergenti.
Human significa anche creare le condizioni perché tutti possano crescere: accesso, inclusione, mobilità sociale, benessere, appartenenza, imprenditorialità, opportunità internazionali e impegno civico. In questa visione rientra il rafforzamento della terza missione, con iniziative come Articolo 34, che mira a favorire la mobilità sociale attraverso il coinvolgimento di scuole, famiglie e comunità educative.
La direzione human centred riunisce quindi quattro componenti:
- Competenze creative e critiche, per contrastare i rischi di delega cognitiva.
- Inclusione, mobilità sociale e senso di appartenenza, per permettere a ciascuno di partecipare pienamente alla vita universitaria.
- Mobilità e internazionalizzazione, vissute come esperienza formativa centrale.
- Imprenditorialità e innovazione, come parte della crescita personale e professionale.
Azioni previste nel Piano:
• introduzione del corso obbligatorio Cognition and Behaviour per il 100% degli studenti triennali;
• attivazione di almeno 4 nuovi corsi su decisioni, emozioni, organizzazioni e policy;
• raggiungimento del 30% di didattica dialogica entro il 2030;
• sviluppo di laboratori sulle future skills, con coinvolgimento stabile di almeno 20 imprese partner;
• aumento delle misure di sostegno economico: supporto complessivo a 1 studente su 3 entro il 2030, con un investimento dell’Università per il sostegno degli studenti, sempre al 2030, che supererà gli 80 milioni all’anno;
• rafforzamento delle politiche di inclusione: accessibilità fisica e digitale, servizi per disabilità e DSA, benessere psicologico, multiculturalità;
• ampliamento delle iniziative di terza missione, incluso il progetto Articolo 34, dedicato alla mobilità sociale;
• potenziamento della mobilità studentesca internazionale e delle summer school;
• integrazione dei percorsi di entrepreneurship & innovation dell’università con Tech Europe Foundation.
AI ready: integrare l’intelligenza artificiale nella didattica e nella ricerca
“L’AI segna uno dei cambiamenti più rapidi e pervasivi della storia recente”, sottolinea Billari. “Questa rivoluzione, diversamente dalle precedenti, non automatizza solo attività ripetitive: interviene nei compiti cognitivi complessi, influenzando apprendimenti, competenze e ruoli professionali. La sfida non è usare più tecnologia, ma usarla meglio. Essere AI ready significa formare persone che sappiano guidarne l’applicazione nei diversi contesti e valutare criticamente gli output degli algoritmi.”
Nel Piano, l’AI non è trattata come un semplice strumento da aggiungere al curriculum, ma come una condizione strutturale che richiede nuove forme di alfabetizzazione, nuovi modi di insegnare e una diversa attenzione alla qualità del pensiero. AI ready significa sviluppare competenze tecniche di base — dati, modelli, logiche degli algoritmi — ma anche, e soprattutto, capacità di giudizio: verificare, contestualizzare, comprendere rischi, bias e limiti.
La trasformazione riguarda sia la didattica sia la ricerca. Per gli studenti, implica nuovi fondamentali e un primo anno ripensato alla luce delle conoscenze quantitative e digitali. Per la comunità scientifica, richiede capacità di integrare gli strumenti dell’AI nella produzione di conoscenza senza rinunciare al rigore metodologico.
La revisione del primo anno dei trienni, l’ampliamento delle competenze quantitative e l’aggiornamento dei metodi di insegnamento costituiscono i pilastri di questa direzione: un percorso che punta a rendere gli studenti non consumatori passivi di tecnologia, ma professionisti capaci di orientarla con consapevolezza.
Azioni previste nel Piano:
• introduzione di un primo anno comune per le lauree triennali nelle aree economico-manageriali, con basi quantitative e digitali rafforzate e due nuovi corsi obbligatori in AI e scienze cognitive;
• aggiornamento dei corsi core con contenuti AI, con l’obiettivo di allineare tutti i programmi entro il 2029;
• creazione di un Advisory Committee su AI ed etica;
• incremento degli investimenti in High Performance Computing e data infrastructure, con l’obiettivo di continuare a espandere la capacità HPC, puntando a un raddoppio anno su anno.
Il campus come motore della trasformazione
Le tre direzioni del Piano — Science led, Human centred, AI ready,— possono esprimere appieno il loro potenziale solo all’interno di un ambiente capace di sostenerle. Per questo il Piano 2026–2030 affianca alle linee accademiche una serie di interventi dedicati a spazi, servizi, sostenibilità e qualità della vita della comunità.
In questa prospettiva si colloca il progetto Campus 2030, che prevede nuovi ambienti di studio e socialità, l’ampliamento delle aree didattiche, una maggiore accessibilità, la realizzazione del nuovo edificio Bocconi 6/8 e la costruzione di un asilo nido da 50-60 posti a disposizione anche della cittadinanza della zona. Inoltre, dopo il 2030, è prevista la ricostruzione dell’edificio di Piazza Sraffa 11.
La sostenibilità ambientale è parte integrante della visione, con interventi per la neutralità carbonica, la progressiva sostituzione delle caldaie a gas, oltre 70 dispenser d’acqua, più di 500 posti bici, politiche smoke-free e nuovi criteri per la gestione energetica degli edifici.
“Il campus non è un semplice contenitore, ma un fattore abilitante della qualità della vita universitaria e della nostra capacità di crescere come comunità,” afferma Riccardo Taranto, managing director dell’Università Bocconi. “Gli investimenti previsti nei prossimi anni permetteranno al nostro ambiente di studio e di lavoro di sostenere le ambizioni del Piano in termini di tecnologia, persone e ricerca.”
Verso la Bocconi del 2030
La direzione indicata dal Piano 2026–2030 integra tre dimensioni complementari: rafforzare la produzione scientifica, investire nelle competenze umane e prepararsi all’intelligenza artificiale. A queste si aggiunge una visione ampia del ruolo dell’università come luogo accessibile, internazionale, sostenibile e attrattivo per talenti provenienti da tutto il mondo.
Come sintetizza Andrea Sironi: “Tecnologia, capacità umane e scienza sono le leve con cui affrontiamo i prossimi anni. Il Piano nasce da questo equilibrio e dal nostro impegno a interpretare i cambiamenti con responsabilità e visione internazionale.
SDA Bocconi, la nuova frontiera della formazione manageriale
Nel Piano Strategico 2026–2030, la School of Management della Bocconi punta a rafforzare la leadership internazionale, ripensare la formazione manageriale nell’era dell’AI e ampliare la propria presenza globale con nuovi programmi, nuovi mercati e un forte investimento nella ricerca applicata
In un contesto in cui le competenze si trasformano più rapidamente delle organizzazioni che dovrebbero valorizzarle, SDA Bocconi sceglie di ripensare radicalmente il modo in cui si impara. Con Learning Without Limits, la School of Management introduce un modello che va oltre la logica tradizionale dei corsi e abbraccia un’idea nuova: la formazione come ecosistema continuo, capace di accompagnare professionisti e leader lungo l’intero arco della loro vita lavorativa. È un percorso che non si chiude con un titolo ma evolve nel tempo, grazie a strumenti digitali che permettono di tracciare e arricchire le competenze, a un legame più stretto con la Scuola e a un fondo dedicato che amplia l’accesso alla formazione executive.
È da questa visione che prende forma il ruolo di SDA Bocconi nel Piano Strategico 2026–2030: una scuola chiamata a innovare i modelli formativi, rafforzare la presenza globale e fornire alle imprese e alle istituzioni una nuova generazione di decision maker in grado di leggere e guidare la complessità. “SDA Bocconi è una scuola di management, con un orizzonte più ampio di quello del business. E il management del futuro non si limita a gestire processi,” osserva Stefano Caselli, Dean della Scuola. “Richiede evoluzione continua, consapevolezza tecnologica e la capacità di cogliere l’impatto sociale delle decisioni.”
Learning Without Limits: la formazione manageriale come ecosistema continuo
Una delle componenti più innovative del Piano è appunto il passaggio da una logica di corsi a una logica di percorso continuo. Con l’iniziativa Learning Without Limits, SDA Bocconi introduce:
- il Bocconi Learning Radar, una piattaforma che accompagnerà i partecipanti lungo l’intero arco della carriera;
- un fondo dedicato a sostenere l’accesso alla formazione executive per imprenditori, donne in transizione di carriera e comunità sottorappresentate;
- un modello che vede il partecipante non come ex studente, ma come membro permanente di un ecosistema di apprendimento.
Una scuola sempre più globale, con un’Europa forte al centro
Ogni anno SDA Bocconi coinvolge più di 13.000 partecipanti nei programmi corporate su misura, oltre 2.300 nei programmi executive aperti e circa 3.500 nei corsi online; gli MBA e gli Executive Master accolgono più di 800 partecipanti da oltre 70 Paesi. Sono numeri che confermano una scala internazionale già solida, che il Piano punta ora a trasformare in leadership strutturale.
L’obiettivo è di diventare stabilmente una delle principali business school europee a vocazione globale, in quanto a capacità reale di essere un punto di riferimento nei dibattiti manageriali e di policy. È in quest’ottica che nasce la crescita significativa delle attività di executive education a Riyadh, con la possibilità di evolvere in una vera education branch. Una mossa che amplia la presenza della Scuola in aree strategiche dopo Mumbai. “La regione del Medio Oriente rappresenta già una quota importante del nostro bilancio, avvicinandosi al 10%,” afferma Caselli. “Essere presenti dove il cambiamento accade ci permette di comprendere meglio ciò che serve alle imprese e di portare ai nostri studenti un punto di vista realmente globale.”
Executive Education: qualità radicale e nuovi programmi per i leader che verranno
Il Piano prevede una trasformazione profonda dell’Executive Education, identificata come uno dei motori identitari della Scuola. I cardini sono tre:
- aumento della scala senza dispersione dell’offerta;
- revisione sistematica della qualità dei programmi (“radical quality check”);
- nuova segmentazione del mercato per servire clienti globali — dalle “Fortune 500” alle istituzioni finanziare, alle PMI, per giungere alle istituzioni pubbliche.
Accanto ai format consolidati, nasceranno nuovi programmi flagship, tra cui il Next CEO Program e percorsi per ruoli emergenti come Chief Political Officer e Chief Diffusion Officer. La Scuola investirà inoltre su nuovi target in crescita — in particolare i senior in transizione di carriera, il cosiddetto “silver target” che ha bisogni permanenti di re-skilling. “Il mercato richiede leader che sappiano navigare scenari completamente nuovi,” commenta Caselli. “Questo significa portare nelle aule temi che fino a ieri non erano considerati parte del management.”
Ricerca applicata: ecosistemi, impact e thought leadership
La ricerca sarà sempre più un ecosistema, e per questo il Piano introduce, oltre al consolidamento di 20 Labs, 12 Monitors e 6 Osservatori già attivi, la creazione di Impact Research Projects dedicati a fornire insight operativi a imprese e istituzioni; il lancio di Flagship Indexes e Monitors su sostenibilità, governance, innovazione e performance delle politiche pubbliche in una prospettiva europea e globale. “Vogliamo che la nostra ricerca influenzi il modo in cui si prendono decisioni,” sottolinea Caselli. “Rigorosa, ma applicata. Accademica, ma utile.”
Un laboratorio di leadership
Alla base del Piano c’è l’idea che la Scuola debba diventare un “laboratorio di leadership”, un luogo in cui teoria, pratica e immaginazione si incontrano per definire i modelli manageriali del futuro. “La nostra ambizione,” conclude Caselli, “è contribuire alla trasformazione del management europeo e globale. Le aziende e le istituzioni vivono cambiamenti storici: è nostro dovere formare persone che non solo li comprendano, ma li guidino.”