Milano, parla l'agente che ha ucciso un 28enne: "Ecco perché ho sparato". Il poliziotto è indagato per omicidio volontario

La ricostruzione sulla morte del marocchino al "parco della droga"

di Marco Santoni

Sparatoria a Milano, polizia (Foto Lapresse)

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Milano, la sparatoria e la morte del 28enne marocchino. Un colpo alla testa, poliziotto indagato

L'agente che ha ucciso un uomo di 28 anni a Milano è indagato per omicidio volontario. Lo riferisce all'AGI il suo legale, Pietro Porciani, al termine dell'interrogatorio in Questura. "La persona che ha sparato era armata e ha puntato l’arma contro di lui" dice il legale del poliziotto. Secondo una prima ricostruzione, M.A., queste le iniziali del 29enne ucciso, avrebbe sparato con una pistola a salve. Per il legale si sarebbe trattato quindi di un "classico" caso di "legittima difesa" ed è fiducioso che la contestazione di omicidio volontario sia solo iniziale e poi venga derubricata nel seguito delle indagini coordinate dal pm Giovanni Tarzia. Secondo l’avvocato del poliziotto indagato, il cittadino marocchino aveva con sé addosso "diversi tipi di stupefacenti" come risultato poi dagli accertamenti.

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"Sono ancora sotto choc. Non pensavo di uccidere. Quando ho visto la pistola ho avuto paura e ho sparato". Davanti al pm, si è difeso così il poliziotto quarantenne accusato, a piede libero, di omicidio volontario per la morte del 28enne M.A. nella sparatoria avvenuta a Milano in via Impastato. La vittima è stata colpita alla testa. L'agente ha spiegato di non avere capito che l'arma di M.A. era falsa perché era buio e si trovava a venti metri di distanza.

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