Youever: da sempre e per sempre

Nel lutto è l’assenza fisica dell’altro che mette in discussione tutto. E, in tutto questo, il progetto YOUEVER entra in punta di piedi ma con solidità

di Carmela Galeone*
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Youever: da sempre e per sempre

Pensiamo spesso che il lutto e, quindi, la morte non ci riguardi davvero mai. Passiamo la nostra vita rincorrere le cose, gli eventi, i traguardi e le persone, per poi accorgerci, a un certo punto, che ciò che davvero conta era in quel respiro che ci siamo persi, in quel viaggio a cui abbiamo rinunciato o in quel silenzio che abbiamo respinto. Tutto questo fino a quando la vita ci mette di fronte ad una delle poche certezze: la morte.

Eh già, perché così come esiste la vita, in quel pianto che il bambino emette nel suo primo istante di vita, esiste anche la morte e questa è una evidenza; solo che spesso facciamo finta che questa non arrivi mai e, anche un po' per tabù culturale, non la nominiamo o lo facciamo raramente e, di conseguenza, non la elaboriamo come si dovrebbe… fino a quando non ci tocca da vicino e, in quel momento, cambia tutto: quel dolore così lontano, quell’episodio e quel sentire che abbiamo visto (forse) nella vita degli altri, giunge a noi come un uragano e non fa differenza se la scomparsa della persona cara arriva all’improvviso oppure dopo una malattia che avrebbe dovuto prepararci, perché è approdata e noi non eravamo pronti davvero giacchè, semplicemente, nessuno ci ha mai insegnato come, cosa e dove sentire quell’evento.

Il lutto è un evento traumatico profondo che non cambia solo la nostra vita esterna ma ci smuove dentro toccandoci l'anima e modificandola per sempre. In quella perdita c’è tutta una distruzione che si mostra a noi in maniera prepotente e che non abbiamo scelto. E, allora, che si fa? In realtà, poco o nulla… ma, possiamo fermarci un attimo e osservare.

Sì, ma osservare cosa? La persona a noi cara non c’è più e il dolore è così forte da non farci respirare o “vivere”… come passa? Quando passa? Questo sentire lo comprendo e capisco, eppure, ci sono delle azioni possibili da mettere in atto. Intanto, impariamo a fermarci e ascoltare. Ascoltare il corpo e il dolore, anche nel silenzio e nel vuoto… quel vuoto che spesso è salvezza perché fa spazio al nuovo. Il dolore, in particolare, che non vogliamo mai sentire ci insegna molto. Ci educa, quasi, a fermarci, guardarci dentro, a rivalutare ciò che era e ciò che sarà e, soprattutto, ci porta consapevolezza ed evoluzione perché siamo costretti a spostarci da dove siamo per non sentirlo più o quanto meno per alleviarlo.

Nel lutto è l’assenza fisica dell’altro che mette in discussione tutto perché diventa acuta fino al desiderio di non voler neanche più vivere noi stessi. Stordimento e confusione sono le prime emozioni, poi, subentra la rabbia e la ricerca della persona cara ed, infine, la disperazione che, nel tempo, si dovrebbe trasformare in accettazione della perdita (seppure ci vogliano fino ai 18 mesi per poter elaborare un lutto).

E, in tutto questo, il progetto YOUEVER entra in punta di piedi ma con solidità, perché è uno spazio per tutti noi dove può vivere la nostra storia ma anche quella dei nostri cari, dove i ricordi possono essere àncora, dove il sentire e le emozioni possono ancora vivere chiare e limpide, senza perdere nulla. 

In particolare, il servizio proposto della voce del tuo caro che può riprodursi lascia una grande traccia che è terapeutica, perché poter ascoltare ancora la voce ha effetto di reminiscenza e rilassa il sistema nervoso quando sentiamo la mancanza, e ciò riattiva i ricordi in noi a livello centrale, riportando il corpo alla calma. E, poi, ricordate: smette di esistere solo ciò di cui perdiamo memoria, quindi, se possiamo tenerli in vita perché non cogliere e accogliere l’opportunità? Può solo farci bene… e, se non bastasse, la terapia per l’elaborazione del lutto rimane sempre un valido strumento di rinascita.

*Psicologa cognitivo comportamentale

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