Castel Velturno, la residenza estiva dei Principi Vescovi di Bressanone

Con le sue stanze interamente ricoperte di legno intarsiato, costituisce uno dei monumenti più preziosi dell’Alto Adige

di Chiara Giacobelli
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Culture

Castel Velturno è il tesoro nascosto che non ti aspetti. Dall’esterno sembra un grande maso di campagna, ma una volta varcato l’ingresso si verrà sedotti da una maestria artistica unica al mondo.

L’autunno in Alto Adige offre un’ampia gamma di attività da svolgere: sentieri immersi nel foliage, pranzi a base del tipico törggelen, musei, cittadine, feste a tema. Sono numerosi i turisti che visitano questa terra dalle mille meraviglie nei mesi che precedono l’inverno – per poi tornarvi in vista del Natale, dirigendosi nei più famosi mercatini d’Italia –, eppure in pochi conoscono Castel Velturno, sebbene sia un vero e proprio tesoro storico-culturale-artistico. Probabilmente il fatto di sorgere nel piccolo paese di Velturno, al di fuori delle tradizionali mete turistiche, implica raggiungerlo dopo averne già sentito parlare, ancor più se si considera che dall’esterno potrebbe sembrare un immenso maso di campagna. Di certo non ha le sembianze di un castello e nemmeno si è portati a pensare che esso ricoprì a lungo l’importante ruolo di residenza estiva dei Principi Vescovi di Bressanone. Circondato da un vasto prato, svela il suo patrimonio inestimabile solamente quando si varca la soglia di ingresso e si sale al primo, poi al secondo piano. È così facendo che ci si rende conto di quanto lavoro sia stato compiuto in passato per abbellire e arredare le molte stanze di cui si compone, utilizzando come materiale principale il legno.


 

Il salone più famoso e studiato del castello è la Stanza del Principe, dove l’arte dell’intarsio raggiunge il suo massimo livello. Ci vollero più di sette anni per completare quella che oggi viene considerata un’opera inestimabile senza eguali: dal soffitto a cassettoni in prospettiva tridimensionale alle pareti ricoperte di legni pregiati, si nota in ogni angolo il lavoro dei maestri chiamati da tutta Italia (si racconta che i falegnami fossero sette, come gli anni necessari per costruirla). In particolare, vale la pena soffermarsi sulle porte, dove appaiono disegni che a prima vista potrebbero sembrare dei dipinti; in realtà, sono stati realizzati attraverso la scelta sapiente di legnami con colori differenti, alcuni dei quali talmente rari da essere ormai estinti. La sala risale infatti al XVI secolo e fu solo nel 1584 che il Principe Vescovo Spaur poté abitarla per la prima volta, sebbene venne commissionata dai suoi predecessori, che non ebbero il tempo di ammirarla finita. A dimostrazione della sua unicità, qualche anno fa un gruppo di esperti in materia giunse qui per studiarla con attenzione, attestandone sia l’elevato valore artistico, sia il carattere estremamente originale che non conosce esempi simili, se non forse la celebre Camera d’Ambra di Caterina a San Pietroburgo, in questo caso però decorata in legno.


 

Sebbene la Stanza del Principe sia il gioiello del castello, tutte le altre sale - di modeste dimensioni – si sono mantenute quasi alla perfezione e hanno inoltre visto un restauro in grado di renderle ancora più belle. In particolare, in alcune è possibile individuare cicli di affreschi dai colori pastello raffiguranti le discipline umanistiche, le muse, i continenti, personaggi dell’epoca e altri soggetti laici. L’intero edificio risale al 1500 circa, ma le sue condizioni migliorarono notevolmente nel XIX secolo, quando Elisabeth Regele, vedova del medico Peter Paul Regele, vendette la proprietà nel 1822 al barone Anton von Goldegg, il quale si adoperò con grande impegno per curare e modernizzare della residenza. Come buona parte dei monumenti italiani, anch’essa visse purtroppo un periodo infelice, che la vide trasformarsi in asilo nido, scuola, centrale telefonica e teatro; finalmente nel 1979 il prezioso immobile divenne proprietà dell’Alto Adige e tra il 1980 e il 1983 fu restaurato e risistemato in modo esemplare. Oggi è considerato il più prezioso monumento dell’Alto Adige.


 

Nei dintorni sono da visitare il piccolo centro di Velturno, specie durante le Feste di Autunno, e la vicina Chiusa, nella Valle Isarco. Si tratta di un pittoresco borgo medievale a circa venti chilometri dalla più nota Bressanone, che a breve brillerà di luci, spettacoli, coreografie e ovviamente mercatini in occasione del periodo natalizio. Consigliamo anche di percorrere il Sentiero delle Castagne per godersi appieno il foliage di questa stagione, mentre attraverso un altro sentiero si raggiunge il Monastero di Sabiona, arroccato su un alto sperone e quindi alquanto suggestivo. Da non dimenticare, infine, una tappa ai masi della zona per un buon pranzo seguendo la tradizione del törggelen.