Todi sempre più attrattiva: l’Assessore al Turismo Claudio Ranchicchio racconta la nuova campagna promozionale estera
Città d’arte e cultura, Todi è sempre più punto di riferimento per il turismo slow, gli eventi internazionali e gli stranieri che trascorrono parte dell’anno in Italia
Todi, città dell’Umbria conosciuta soprattutto per il suo patrimonio artistico e culturale, sta vedendo una crescita rilevante del turismo straniero; non soltanto europeo, ma anche riguardante Paesi lontani come l’Australia – in molti la hanno eletta a seconda casa dove vivere sei mesi all’anno –, gli Stati Uniti e il Sud America.
Il nuovo obiettivo del Comune di Todi è però quello di continuare a incrementare le presenze internazionali a partire dalla vicina Svizzera, grazie a una campagna promozionale articolata in due fasi: dieci giorni a dicembre che stanno già dando ottimi riscontri e dieci a gennaio. Il 2025 è stato dedicato a Losanna, Zurigo e Aarau, mentre il 2026 vedrà incentrate le iniziative nel Canton Ticino, nei laghi di Lugano e Ascona, nonché in altre località prestigiose.
Le scale mobili, le stazioni, la metropolitana e i centri storici pedonali si vestiranno di attraenti pubblicità, che mostreranno scorci suggestivi della città, invogliando chiunque vi soffermi lo sguardo a visitarla. Una strategia ormai consolidata, che in questo caso si rivolge a un target studiato, selezionato sulla base di una visione programmatica.
Affaritaliani.it ne ha parlato con Claudio Ranchicchio, Vice Sindaco e Assessore al Turismo del Comune di Todi, cogliendo l’occasione per fare il punto sulle nuove sfide, le tendenze e le problematiche del settore.
Assessore, come nasce l’idea di questa campagna promozionale rivolta alla Svizzera?
“Si tratta di un Paese particolarmente importante per il nostro territorio, nell’ambito di un programma editoriale di promozione che abbiamo studiato e messo in atto in questi ultimi anni. Siamo partiti in realtà dall’Italia, pubblicizzando Todi presso due linee del tram a Milano nell’autunno del 2023; poi nel 2024 abbiamo coperto ben 150 fermate dell’autobus nei punti più importanti di Firenze e 100 vaporetti a Venezia. Nella primavera del 2025 abbiamo puntato su Roma in occasione del Giubileo, toccando tutte le fermate dell’autobus nel centro storico e gli impianti parapedonali.
Dopo queste campagne nelle città d’arte italiane più importanti, dove si registrano flussi turistici rilevanti, abbiamo deciso di iniziare a promuovere Todi anche all’estero. La scelta è ricaduta sulla Svizzera in quanto è un Paese vicino, con cittadini benestanti e amanti della bellezza umbra. Un tipo di turismo che è in linea con quello che già abbiamo a Todi e su cui intendiamo puntare, anche a livello di investimenti immobiliari e seconde case”.
Qual è attualmente il segmento del mercato internazionale più interessato all’eleganza autentica di Todi?
“In questo ultimo decennio abbiamo avuto un’incredibile crescita di australiani e un ritorno degli anglosassoni, in particolare gli inglesi, seguiti dal Belgio e dall’Olanda, che apprezzano soprattutto il paesaggio, il cicloturismo e il trekking. La parte del leone la fanno però da sempre gli Stati Uniti, molto interessati alla nostra enogastronomia, tanto da rivelarsi una presenza costante che ormai va avanti da circa un trentennio. È senza dubbio il Paese da cui abbiamo più turismo in termini di numeri, qualità, permanenza e anche investimenti immobiliari.
Ciò che tuttavia caratterizza la realtà di Todi rispetto alle altre città umbre è questa grande crescita degli australiani nell’ultimo decennio, che sia per vacanze di qualche settimana oppure per soggiorni di sei mesi, nel periodo coincidente al loro inverno mentre qui è estate”.
Come spiega questo fenomeno particolare?
“Probabilmente perché gli australiani hanno il desiderio di vivere in un clima mite tutto l’anno e trovano in Todi l’ideale laboratorio culturale per sviluppare le arti figurative, la scultura e l’arte contemporanea nel suo complesso. Pertanto durante i loro mesi freddi si trasferiscono da noi, grazie anche a un lavoro spesso agile e possibile a distanza.
Si tratta in molti casi di persone benestanti vicine all’età pensionabile, oppure coppie giovani, o ancora imprenditori che stanno investendo per dare vita a strutture ricettive molto belle, sia alberghiere che extra alberghiere.
Tuttavia, il dato incredibile di questo ultimo triennio è quello del netto incremento del turismo francese, che non è stato mai così amante dell’Umbria e del suo territorio come ora”.
Quanto è importante oggi esplorare nuove forme di comunicazione accanto a quelle tradizionali, ed eventualmente quali?
“Credo che sia fondamentale fare una promozione il più variegata possibile, di pari passo con l’offerta turistico/culturale della nostra città. I nuovi sistemi di comunicazione sono sempre più veloci e attuali, pertanto non ci consentono di stare con le mani in mano, anche a fronte dei buoni risultati già ottenuti. Dobbiamo sempre re-investire e guardare al futuro per imporci su un mercato globale, pieno di concorrenza.
In questi ultimi anni abbiamo potenziato i nostri account social Facebook e Instagram, inoltre come Comune di Todi abbiamo aperto un canale Telegram e un servizio di newsletter. Da poco abbiamo iniziato una collaborazione anche con il portale visititaly.eu, che registra dei numeri impressionanti a livello turistico: speriamo che si possa crescere ancora insieme a loro. Nel frattempo stiamo costruendo un nuovo piano di marketing territoriale che riguarda sia i social che tutte le altre forme di comunicazione, in modo da non tralasciare nessuna tipologia di potenziale utente”.
Quali sono gli eventi principali che si svolgeranno a Todi nel 2026?
“Ad agosto gli Internazionali di Tennis Città di Todi, che fanno parte del circuito Challenger ATP e hanno visto negli anni la partecipazione di alcuni tra i tennisti più quotati del mondo; Todi Festival, il nostro evento di punta giunto alla quarantesima edizione e dedicato a teatro, arti sceniche, cultura, letteratura (tra fine agosto e inizio settembre); Umbria Antica Festival a primavera, appuntamento importante che parla di archeologia, arte e cultura con filosofi, storici e giornalisti; l’Italian Dance Award a cavallo della Pasqua, con oltre 100 squadre di danza in competizione provenienti da tutta Italia; nel periodo autunnale la Disfida di San Fortunato, una rievocazione che conta quasi 300 arcieri e un corteo storico di oltre 1000 figuranti, spettacoli e taverne. In continua crescita anche gli eventi legati all’enogastronomia e al turismo esperienziale: Calici di Stelle e Le Notti del Vino per il settore enologico, Frantoi Aperti per la valorizzazione dell’olio di eccellenza, e da quest’anno partirà un importante evento legato al mondo del formaggio.
Todi è una città d’arte e di cultura. Che cosa non può proprio perdere un turista che la visita per la prima volta?
“Innanzitutto il Tempio della Consolazione progettato dal Bramante, forse realizzato – così dicono alcuni - su un disegno di Leonardo da Vinci: si tratta di uno dei capolavori del Rinascimento italiano. Poi sicuramente la nostra magnifica piazza medievale, con gli edifici originari, Palazzo del Capitano, del Popolo e Dei Priori.
Da non dimenticare la trecentesca Concattedrale della Santissima Annunziata che delimita la piazza sul lato nord e la Chiesa di San Fortunato, anticipata da una scalinata meravigliosa: un edificio sacro in stile tardo-gotico che ha richiesto quasi due secoli di lavori. All’interno si trovano le statue del nostro patrono San Fortunato e di papa Martino I, l’unico pontefice che Todi abbia avuto nel corso della storia. Suggerisco di visitare anche la tomba del famoso poeta Jacopone da Todi, le cui spoglie sono sepolte sotto la basilica”.
Come si colloca invece Todi nell’ambito del turismo slow e delle radici?
“Molto bene direi, in quanto da tanti anni siamo aderenti a Slow Food, con cui nel 2023 abbiamo siglato un protocollo d’intesa di valenza nazionale; organizziamo con loro il mercato della terra e la nostra filosofia punta sia alla promozione del territorio, sia al rispetto di sani stili di vita. Ricordo, a tal proposito, che nel 1991 Todi è stata votata all’Università del Kentucky, a seguito di uno studio analitico che l’ha messa a confronto con altre realtà simili, come città più vivibile del mondo.
Stiamo anche lavorando al tema dei cammini, in particolare ne abbiamo due alquanto significativi: il Sentiero del Furioso e la Via Amerina. Quest’ultima va verso sud unendo Todi ad Amelia e poi a Roma: un bellissimo percorso da fare sia in bicicletta che a piedi. Il Sentiero del Furioso, invece, apre ad ovest verso due comuni limitrofi e può rappresentare una direttrice ideale che collega il Tirreno con l’Adriatico.
Relativamente al turismo delle radici stiamo cercando di creare collaborazioni sulla base delle indicazioni proposte da Enit e Ministero del Turismo. Ci rivolgiamo in particolare al mondo latino-americano e a quei Paesi che hanno rapporti con l’Italia, facilitando il collegamento con il nostro territorio”.
Un’ultima domanda approfittando della sua esperienza nel settore. Come si contrastano due fenomeni attuali opposti, ma entrambi preoccupanti, come l’overtourism e lo spopolamento di alcune aree interne?
“Si tratta di problemi di carattere nazionale, anzi direi addirittura internazionale, perché riguardano persino città come Parigi, Londra, Madrid, eccetera, quindi non è facile trovare delle soluzioni che vadano bene in situazioni anche molto differenti tra loro.
Sicuramente ci sarebbe bisogno di una normativa che, visto il grande incremento del numero di strutture ricettive in tutti i centri storici rispetto ai residenti, vada ad equilibrare contratti, prezzi e durata degli affitti. Sarebbero utili iniziative in tal senso sia da parte del Governo che dell’Unione Europea, da recepire poi come Regioni e Comuni.
Andrebbero anche promossi incentivi per chi apre nuove realtà economiche o per chi vuole venire ad abitare nei centri storici, per frenare un po’ questo fenomeno che talvolta rischia di avere logiche speculative; infatti, pur portando ricchezza, nel lungo termine può generare spopolamento e conseguente ristagno nei periodi di minore turismo”.