"Con l'accordo Ue-India via i dazi sul 96,6% delle merci. Così l'Europa cresce in un mercato ancora inesplorato e sfida Trump"
Intervista a Noci, docente di Strategia e Marketing del Politecnico di Milano, sull'intesa di libero scambio siglata tra India e Europa
Accordo Ue-India, dazi abbattuti sul 99% delle merci, compresi vino e olio d'oliva. Giuliano Noci: "Una mossa strategica dell'Europa per sfidare Trump"
Un patto che "rafforza l’India come partner strategico e che segna l’inizio di una nuova politica commerciale europea". Lo afferma ad Affaritaliani Giuliano Noci, docente di Strategia e Marketing al Politecnico di Milano, commentando l’intesa di libero scambio Ue-India siglata a New Delhi dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e dal premier Narendra Modi, che lo ha definito "la madre di tutti gli accordi", che "porterà grandi opportunità per 1,4 miliardi di persone in India e milioni di persone in Europa".
"Si tratta di un accordo importante, sia dal punto di vista economico che geopolitico. L'intesa crea un’importante integrazione di mercato: parliamo di circa 2 miliardi di persone e di un’area che rappresenta circa il 20% del PIL globale", sottolinea Noci. Attualmente, infatti, l’India si colloca come quarta maggiore potenza commerciale mondiale e si prevede che raggiungerà il terzo posto entro il 2030. Chiara la strategia dell'Europa, che mira ad "accedere a mercati di sbocco alternativi per collocare la capacità produttiva, che rischierebbe di trovare ostacoli negli Stati Uniti". Ugualmente, spiega l'esperto, i benefici sono chiari anche per l'India: "L’Italia e l’Europa dispongono di prodotti, tecnologie e manufatti di alto valore, perfettamente in grado di contribuire agli obiettivi di industrializzazione che l’India si è posta nel suo percorso di crescita".
Un segnale a Donald Trump
Sul piano geopolitico, l’accordo è per Noci un segnale molto chiaro inviato a Trump e agli Stati Uniti. "L'Europa, finora schiacciata dall’assertività americana, trova vie alternative. Queste alternative non sostituiscono il mercato americano, ma riducono la capacità di pressione negoziale che Trump potrebbe esercitare sui Paesi europei. È un segnale geopolitico importante, da accogliere positivamente. L’Europa deve dimostrare di saper reagire e rafforzarsi di fronte a un interlocutore che distingue tra forti e deboli, e che tende a schiacciare i deboli", dice il docente. In questa prospettiva, l'India rappresenta un’opportunità strategica per diversificare i partner commerciali e per rafforzare la capacità europea di negoziare da una posizione più solida.
Il taglio dei dazi
L'aspetto più rilevante dell'accordo è certamente il taglio dei dazi, che avverrà su un periodo di dieci anni per l’India e di sette per l’Unione Europea. In concreto, l’India ridurrà i dazi dal 44% a 0% su macchinari e prodotti elettrici UE; dall'11% a 0% su aeromobili; dal 22% a 0% su prodotti chimici; dal 22% a 0% su ferro e acciaio; dall'11% a 0% su prodotti farmaceutici. Per quanto riguarda i prodotti agricoli, la maggior parte rimane protetta, ma l’accordo apre importanti opportunità per alcuni settori, come i vini, sui quali i dazi indiani passeranno dal 150% al 20% per quelli pregiati e al 30% per quelli ordinari, e l'olio d'oliva, margarina e altri oli, sui quali si avrà una riduzione dal 45% a 0%.
Buone notizie anche per gli alcolici, che vedranno una riduzione dal 150% al 40%; per le birre, che passeranno dal 110% al 50%; per i cibi lavorati, tra cui la pasta, sui quali passeranno dal 50% allo 0%; per i succhi di frutta, con riduzione dal 55% a 0%. In preparazione c’è anche un accordo sulle denominazioni protette europee, per tutelare i prodotti a indicazione geografica.
In termini di valore, l'accordo prevede il taglio dei dazi sul 96,6% delle merci. "Sono numeri importanti. Attualmente, esportiamo praticamente zero in India: avere la possibilità di abbattere i dazi rappresenta un’occasione unica per crescere in maniera significativa in un mercato finora quasi inesplorato. Non mi aspetto malcontenti come quelli che si sono verificati con il Mercosur: si aprono nuovi spazi per i produttori europei, e questo non può che essere un vantaggio", spiega Noci. A guidare le mosse dell'Europa c'è un file rouge chiaro, volto ad aprire nuove finestre commerciali, come dimostrano gli accordi già siglati con Corea del Sud e Giappone. "Bruxelles - prosegue il docente - sta tessendo una rete commerciale che collega i due lati dell’Atlantico, creando un sistema di protezione strategica. Questo diventa fondamentale in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente chiusura degli Stati Uniti verso l’Europa".
Gli altri punti dell'accordo
L'intesa - che dovrà essere approvata a maggioranza qualificata dal Consiglio Europeo e a maggioranza dal Parlamento Europa - include anche importanti misure sul fronte della cooperazione, come un partenariato UE-India sulla difesa e sulla sicurezza; un memorandum d’intesa sulla mobilità dei lavoratori, con particolare attenzione a personale altamente qualificato e stagionale, utile per settori che soffrono carenza di personale; l’Agenda strategica 2030 UE-India, volta a rafforzare il partenariato globale tra le due regioni.
I due nodi cruciali dell’accordo riguardavano, da un lato, l’eliminazione dei pesanti dazi del 110% sulle importazioni di auto europee in India e, dall’altro, l’export di acciaio indiano, che rappresenta il 7% delle esportazioni di Delhi verso l’Europa. Alla fine, è stato trovato un compromesso: l’Unione Europea non ha ottenuto la piena liberalizzazione per le auto, ma una quota di 250.000 veicoli l’anno a dazio ridotto del 10%, mentre l’India potrà esportare a dazio zero fino a 1,6 milioni di tonnellate di acciaio. Delhi aveva chiesto anche l’esenzione dal dazio climatico, introdotto per i produttori di Paesi con emissioni più elevate; l’Europa non ha ceduto, ma ha offerto un “dialogo tecnico” con le imprese indiane e la promessa di non trattarle peggio di altri partner commerciali dell’Unione.
A questo proposito, Noci accoglie positivamente l’apertura del mercato dell’automotive indiano, che offre nuove opportunità - attualmente la penetrazione europea è solo del 4%. "Gli investimenti indiani nei servizi tecnologici mostrano già una crescente interconnessione economica. Esperienze precedenti dimostrano che accordi commerciali basati su presupposti di ragionevolezza hanno portato benefici concreti all’Europa: basti pensare all’accordo con il Canada, inizialmente contestato dal settore agricolo, che ha permesso all’Europa di esportare prodotti di alta qualità, più che prodotti a basso costo", conclude Noci.