BancoBpm, i francesi bussano ma Piazza Meda non trema: il governo osserva con attenzione
Da Crédit Agricole alla partita sulla governance: tra Roma e mercato si gioca l’equilibrio dell’autonomia della banca. Intanto il cda prepara la lista con Castagna ancora alla guida
BancoBpm, i francesi bussano ma Piazza Meda non trema: il governo osserva con attenzione
In Piazza Meda la parola d’ordine, almeno per ora, è calma. Nei piani alti di Banco BPM non si respira un clima di particolare allarme per la progressiva salita nel capitale da parte dei francesi di Crédit Agricole. L’operazione è monitorata con attenzione, certo, ma la convinzione interna è che la partita sia ancora lunga e che i margini di manovra restino ampi, soprattutto sul terreno della governance e delle alleanze industriali.
Diverso il clima a Roma, dove il dossier viene seguito con crescente attenzione. Il governo sta valutando quale possa essere lo spazio di intervento, consapevole che l’utilizzo del golden power – già applicato nel caso di UniCredit – non rappresenta una scelta neutrale nei rapporti con Bruxelles. Riproporlo aprirebbe inevitabilmente un confronto con le istituzioni europee, ma al tempo stesso l’esecutivo vuole comprendere fino in fondo quale sarebbe, in prospettiva, il reale perimetro di autonomia strategica di BancoBpm nel caso di un rafforzamento ulteriore dei francesi.
Nel frattempo la banca ha portato avanti il riassetto interno richiesto dal Dl Capitali, approvando il nuovo assetto di governance che introduce la possibilità di assegnare fino a sei posti in consiglio di amministrazione alle minoranze. Un passaggio tecnico solo in apparenza: in presenza di un socio forte come Crédit Agricole, quei seggi potrebbero diventare uno snodo decisivo negli equilibri futuri del gruppo.
La vera scadenza politica e industriale resta però aprile, quando terminerà l’attuale consiglio di amministrazione. L’orientamento del board uscente è quello di presentare una propria lista per il rinnovo dei vertici, indicando ancora Giuseppe Castagna come amministratore delegato. Segnale chiaro al mercato: continuità gestionale e volontà di mantenere salda la regia strategica, mentre intorno alla banca si muovono interessi sempre più rilevanti.
La domanda, inevitabile, è se la partita resterà confinata al terreno societario o se, come spesso accade nella finanza italiana, finirà per trasformarsi anche in una questione politica. Perché dietro la scalata silenziosa dei francesi non c’è solo una quota azionaria: c’è il tema, molto concreto, di chi guiderà davvero una delle principali banche del Paese nei prossimi anni.