Carmignac: “Dall'euro all'inflazione: ecco perchè la Bce non ha cambiato rotta lasciando i tassi al 2%"

Che cosa c'è dietro la decisione della Bce che ha lasciato invariati i tassi di interesse al termine della riunione del Consiglio direttivo

di Marta Barbera
Economia

La Bce lascia i tassi invariati al 2%, l'analisi di Carmignac 

La Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di interesse al termine della riunione del Consiglio direttivo di febbraio. Il tasso sui depositi resta al 2%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%, livelli raggiunti nel giugno 2025 dopo una serie di tagli complessivi pari a due punti percentuali in un anno. Nel comunicato, la Bce ha ribadito che l’inflazione dell’area euro dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% nel medio termine.

L’economia dell’eurozona continua a mostrare una buona capacità di tenuta nonostante un contesto globale complesso, sostenuta da un basso tasso di disoccupazione, bilanci privati solidi, spesa pubblica graduale per difesa e infrastrutture e dagli effetti delle precedenti riduzioni dei tassi. Restano tuttavia elevate le incertezze legate alle politiche commerciali e alle tensioni geopolitiche.

In conferenza stampa, la presidente Christine Lagarde ha confermato che la Bce è “ben posizionata” sull’attuale livello dei tassi, sottolineando che l’istituto non può “essere ostaggio di un singolo dato”, in riferimento al calo dell’inflazione a gennaio all’1,7%. “Guardando al target di medio termine, siamo al 2% nel 2027 e nel 2028”, ha aggiunto.

Interpellato da Affaritaliani Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, ha spiegato che "la riunione della Bce non ha introdotto novità rilevanti per i mercati. I tassi Ue sono rimasti invariati, come ampiamente previsto, e Christine Lagarde ha indicato nello stimolo fiscale il prossimo possibile sostegno e ammortizzatore per l’economia”. 

Nel confronto internazionale, Thozet ha osservato che "i tassi dell’area euro stanno sottoperformando rispetto ad altre economie avanzate, ma principalmente per ragioni esterne al contesto europeo. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito i rendimenti sono in rialzo, mentre l’euro è tornato sui livelli precedenti alla riunione della Bce". Per Thozet, "non emergono cambiamenti nei rischi di inflazione, mentre sul fronte della crescita si registrano alcuni segnali positivi, legati anche alla firma di accordi commerciali e ai progressi sul mercato unico". 

LEGGI LE NOTIZIE DI ECONOMIA 

Tags:
bcecarmignaceuroinflazione