Bitcoin in caduta libera dopo la nomina di Warsh, da oro digitale a nuovo rischio: è finita l'era delle criptovalute? L'analisi 

Il crollo delle criptovalute e il ritorno ai beni rifugio segnano la fine della narrativa rivoluzionaria che aveva accompagnato l’ascesa del Bitcoin

di Emma Rossi

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Economia

Dal mito dell’“oro digitale” al disincanto: Bitcoin perde smalto tra volatilità e rischi politici

Da simbolo di ricchezza alternativa e promessa di guadagni rapidi a possibile fonte di instabilità finanziaria: l’immagine del Bitcoin e delle altre criptovalute, a lungo celebrate anche dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, sta cambiando rapidamente. L’entusiasmo degli investitori lascia spazio a un crescente bisogno di sicurezza e solidità, mentre il mercato cripto mostra segni evidenti di affaticamento.

Dopo aver superato la soglia dei 120.000 dollari la scorsa estate, il Bitcoin ha intrapreso una discesa costante, fino a scivolare nel fine settimana sotto gli 80.000 dollari. Una sorte condivisa anche da altre importanti valute digitali: Ether ha perso oltre il 10% in una sola seduta, mentre Solana ha registrato un calo superiore all’11%. Attorno alle criptovalute si respira ora un clima di delusione, accompagnato da una certa presa di distanza, soprattutto da parte degli investitori istituzionali.

Le monete virtuali non sono riuscite a intercettare o anticipare le dinamiche di mercato legate alle mosse, spesso imprevedibili, di Trump. Emblematico il rapporto con il dollaro: nonostante l’indebolimento della valuta americana per gran parte di gennaio, dovuto ai timori politici legati all’amministrazione Usa, le criptovalute non ne hanno tratto beneficio, contrariamente a quanto accadeva in passato. Al contrario, quando il dollaro si è rafforzato improvvisamente dopo la nomina di Kevin Warsh alla Federal Reserve, il mercato cripto ha subito ulteriori pressioni al ribasso.

Anche il confronto con l’oro ha messo in luce la fragilità della narrativa del “Bitcoin come bene rifugio”. La criptovaluta non ha reagito al rally del metallo giallo verso nuovi massimi storici, né ha attratto capitali durante la successiva correzione dei prezzi dei metalli preziosi. «La storia dell’oro digitale è svanita», ha dichiarato al Financial Times Pramol Dhawan, amministratore delegato di Pimco, sottolineando come l’andamento dei prezzi dimostri l’assenza di una vera rivoluzione monetaria.

I massimi storici del Bitcoin erano stati raggiunti in un contesto di forte ottimismo, alimentato dalle politiche pro-cripto di Trump: nomine di regolatori favorevoli, stop alle azioni coercitive contro le aziende del settore e l’introduzione di nuove regole sulle stablecoin. Ma lo scenario è cambiato rapidamente. Le minacce di dazi, le rivendicazioni sulla Groenlandia e le tensioni geopolitiche con Iran e Venezuela hanno spinto gli investitori verso asset considerati più sicuri, come oro e argento, mentre le criptovalute sono tornate a essere percepite come strumenti ad alto rischio.

Secondo alcuni operatori, il legame sempre più stretto tra Bitcoin e l’amministrazione americana pesa sul suo andamento. «Il Bitcoin è associato all’amministrazione e sta pagando il prezzo della vicinanza al Partito repubblicano», ha spiegato un investitore al FT. Ancora più drastica la valutazione di Richard Hodges, fondatore del Ferro BTC Volatility Fund, che a Bloomberg ha dichiarato di non aspettarsi nuovi massimi prima di altri mille giorni: «Il Bitcoin è una notizia di tre anni fa, non di oggi».

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