Confindustria, allarme manifattura: auto e moda in crisi profonda, l'alimentare salva il Made in Italy
Il Centro Studi Confindustria fotografa un’economia a due velocità: servizi e investimenti Pnrr sostengono il PIL, mentre l'export e i consumi zavorrano la manifattura
Confindustria, ripartenza frenata: nel 2026 l'industria vede il segno più, ma pesano dazi e dollaro debole
"Peggiora lo scenario a inizio 2026. Export e consumi zavorrano l'industria", lancia l’allarme il centro studi di Confindustria con l'analisi mensile 'congiuntura flash'. "In Italia, dopo il buon quarto trimestre 2025 (+0,3% il Pil) trainato dagli investimenti del Pnrr, a gennaio - spiegano gli economisti di viale dell'Astronomia - migliora la fiducia delle famiglie e accelerano i servizi" ma "la dinamica dell'industria resta volatile e la risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili". Rimangono "positivi, potenzialmente, gli impatti del decreto energia": il costo è "alto e in salita", il dl "può ridurre il prezzo dell'energia per famiglie e imprese in modo sostanziale, se approvato dalla Commissione europea".
I servizi sono "in accelerazione". L'industria in "debole recupero. A dicembre la produzione industriale è tornata a calare (-0,4%, dopo +1,5%), ma il quarto trimestre è rimasto positivo (+0,9%): c'è una risalita ma fragile, perché i dati mensili sono molto volatili e la domanda (da export e consumi) rimane debole. A gennaio il Pmi migliora lievemente, restando in area recessiva (48,1 da 47,9), in lento aumento anche la fiducia delle imprese (89,2 da 88,5)".
Nel quadro tracciato questo mese dal centro studi di Confindustria "risale il costo del credito", "il tasso pagato dalle imprese italiane ha esaurito il calo e inverte la rotta (3,58% a dicembre, da 3,38% a settembre)". Sul fronte degli investimenti "i segnali restano positivi. Gli indicatori congiunturali evidenziano una tendenza favorevole per gli investimenti in impianti e macchinari: a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere in totale e, in particolare, nella componente dei beni strumentali. Peggiora invece per il terzo mese consecutivo la fiducia delle imprese di costruzioni, penalizzata dai giudizi sugli ordini, sebbene siano favorevoli le attese sui piani di costruzione nei prossimi tre mesi".
Per i consumi è un "inizio d'anno ancora lento. A dicembre le vendite al dettaglio sono calate (-0,9% in volume), quasi azzerando la crescita nel quarto trimestre (+0,1%); a gennaio, però, aumentano gli acquisti di autovetture. La fiducia delle famiglie migliora un po' a inizio 2026, mentre il numero di occupati, pur contraendosi lievemente a fine 2025, cresce comunque dello 0,3% nel quarto. Cala molto, invece, la fiducia delle imprese nel commercio, sebbene i giudizi sulle vendite restino positivi".
L'andamento dell'export è "volatile. L'export italiano di beni, seppur in crescita a dicembre (+0,6%, a prezzi costanti), cala nel quarto trimestre (-1,9%). In modesta espansione l'import (+0,1% mensile e +0,4% trimestrale). Dinamiche molto eterogenee tra paesi e settori nel 2025 evidenziano una rapida riconfigurazione degli scambi dopo gli shock: l'export è stato trainato dai farmaci verso gli Usa, dai metalli in Svizzera; la filiera farmaceutica ha anche generato gran parte del balzo dell'import da Cina e Usa. Le prospettive a gennaio 2026 restano deboli secondo gli ordini esteri manifatturieri, seppure in lieve miglioramento". Considerando lo scenario globale, l’Eurozona mostra “segnali di timida ripartenza". Negli Usa "bene l'economia ma debole il lavoro. In evidenzia una "manifattura in espansione" in India.
"Il numero di settori industriali in crescita è aumentato nel 2025, rispetto al 2024: sono saliti a 9, da 4". "Solo 3 settori manifatturieri (su 22) sono cresciuti sia nel 2024 che nel 2025, troppo pochi per una dinamica aggregata robusta". "12 settori hanno registrato cali in entrambi gli anni". A sottolinearlo il centro studi di Confindustria. Dopo un 2025 che ha registrato prima una fase di "fine caduta", un "parziale e debole recupero", per gli economisti di viale dell'Astronomia nell'industria "non siamo ancora arrivati a una netta inversione di tendenza". Ma ci sono "prospettive migliori per il 2026": è attesa "una moderata crescita, tornando quindi al segno positivo dopo 3 anni negativi", con "un parziale recupero dei livelli persi negli ultimi anni". Considerando i singoli settori, "bene farmaci e metalli, male auto e moda".
Automotive e moda, difatti, restano "in difficoltà", "hanno vissuto due anni di caduta, anche se attenuata nel 2025. Per il settore auto (-10,3%), tra i motivi ci sono i prezzi in salita, l'incertezza sulle normative, l'aumento dell'import. Il tessile-abbigliamento-pelli (-5,5% in aggregato) è penalizzato dal calo dell'export e dalla fiducia delle famiglie ancora bassa, in un'economia che cresce poco".
L'alimentare è "in controtendenza". il settore "è cresciuto in entrambi gli anni (+2,6% in media la produzione nel 2024-2025), tra i pochi a non aver subito cadute, insieme agli 'altri mezzi i trasporto', nonostante entrambi rallentino nel 2025. Si conferma una caratteristica storica dell'alimentare, cioè l'essere un settore anti-ciclico, che va bene nei periodi difficili per l'economia. Considerata la sua stazza (15,2% dell'industria, come produzione venduta), l'alimentare dà in tali periodi un vitale supporto al resto dell'attività".
Il centro studi di Confindustria nota anche 'fattori di ostacolo e di spinta': "Ci sono dei fattori trasversali che frenano tutti i settori industriali (anche se con diverse intensità), così come l'intera economia italiana: l'energia cara; il dollaro debole, i dazi e quindi l'export di beni in calo; l'elevata incertezza, l'alta quota di risparmio delle famiglie e quindi i consumi fiacchi".
Al contrario, "aiutano l'industria i tassi di interesse minori rispetto al 2023, il credito per le imprese che è ripartito, la buona dinamica degli investimenti (specie in macchinari) che crea domanda per vari settori". In tale contesto emergono "prospettive migliori per il 2026. Per l'anno appena iniziato non sono ancora disponibili hard data di fonte Istat ma solo alcuni indicatori congiunturali relativi al primo mese, che - indica il rapporto - suggeriscono un lieve miglioramento.
La dinamica che dovrebbe prevalere nel 2026, per l'aggregato della manifattura italiana, è di una moderata crescita, tornando quindi al segno positivo dopo 3 anni negativi: si tratterebbe, in realtà, di un parziale recupero dei livelli persi negli ultimi anni. In un simile scenario, alcuni settori potrebbero smettere di perdere produzione, mentre potrebbe aumentare ancora il numero di settori che registrano un aumento. Non abbastanza, in alcuni casi, per sanare le perdite recenti, ma almeno l'inizio di un sentiero positivo".