Elezioni Germania, De Romanis: "Con Lindner addio riforma Patto e Eurobond"

L'economista Veronica De Romanis (Luiss) commenta con Affaritaliani.it l'impatto dell'esito del voto tedesco sulla politica economica di Berlino e in Europa

di Marco Scotti
Armin Laschet, Olaf Scholz, Annalena Baerbock
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Economia
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"Attualmente la coalizione 'semaforo' (Spd, liberali e Verdi, ndr) sembrerebbe la più accreditata, ma va notato come sono i partiti più piccoli ad avere il peso più significativo". Veronica De Romanis, economista e docente di Politica economica alla Luiss Guido Carli di Roma, commenta con Affaritaliani.it non soltanto l’esito- decisamente incerto – delle elezioni tedesche. Ma soprattutto i risvolti di politica economica per l’Europa e, indirettamente, anche per l’Italia.

De Romanis, un risultato incerto quello che le urne tedesche consegnano agli analisti. E ora?
"Dal numero di seggi conquistati la coalizione 'semaforo' sembra essere la più accreditata. Però è interessante notare che i partiti giunti rispettivamente terzo (i Verdi) e quarto (liberali) avranno un ruolo fondamentale nella creazione di un partito. Tra l’altro, nonostante i Verdi siano più vicini, per tradizione, alla Spd e i liberali alla Cdu, hanno già affermato di essere pronti a trattare tra loro prima ancora di parlare con uno dei due partiti più 'forti'. E il leader dei liberali, Lindner, vorrebbe chiedere la poltrona di ministro delle Finanze".


L'economista Veronica De Romanis

Con che impatto sulla politica economica tedesca?
"Per quanto riguarda la Germania, mi aspetto una visione “canonica”: tasse che non verranno aumentate e freno sul debito. Ma ci saranno degli impatti anche a livello europeo: il patto di stabilità va benissimo così com’è, la mutualizzazione del debito deve restare un’utopia. Poi è naturale che dovranno esserci dei compromessi, però la linea è chiara".

I Verdi però sono un po’ “spuntati”, sia per il risultato ottenuto, sia perché le istanze green sono parte integrante del Next Generation Eu. O sbaglio?
"I Verdi non hanno avuto il risultato che ci si poteva attendere per due motivi: prima di tutto perché la leader ha gonfiato il proprio curriculum, è stata colta in fallo mentre copiava parti di un libro. Insomma, prima dello scandalo poteva addirittura correre per la Cancelleria, ma i tedeschi non perdonano questi scivoloni. Il secondo motivo è che le istanze che hanno da sempre caratterizzato la politica dei Verdi sono oggi pienamente inserite nell’agenda degli altri partiti. Ad esempio, alla socialdemocrazia ha 'rubato' parecchie idee".


 

Che eredità lascia Angela Merkel?
"Prima di tutto la Cancelleria lascia un Paese che ha affrontato la pandemia con un debito estremamente sostenibile, e quindi con la possibilità di spendere in modo proporzionalmente molto maggiore rispetto ad altri Paesi europei. Poi lascia un metodo, un sistema di piccoli passi, il desiderio di non arrivare mai agli strappi. Infine, lascia un partito che aveva riposizionato al centro, appropriandosi anche di temi che sono stati storicamente cari per donne e giovani. Ma con l’uscita di scena della Cancelliera, questi gruppi hanno scelto di votare l’Spd. Chissà che cosa succederà alla Cdu dal punto di vista della collocazione nello scacchiere politico".

Per Draghi si profileranno mesi difficili?
"È presto per dirlo perché ci vorranno settimane prima di vedere un esecutivo in Germania. Però possiamo già dire fin d’ora che dovrà andare a sedersi in Europa forte della credibilità del suo nome ma della scarsa considerazione di cui l’Italia ha goduto negli ultimi anni. Siamo il Paese che riceverà i fondi maggiori dall’Europa, dovremo essere convincenti con Stati come la Germania che è invece contributore netto. Dovremo convincere i nostri interlocutori che faremo debito 'buono' per finanziare spese produttive e temporanee, per un periodo di tempo limitato. Tutt’altro che facile".

(Segue...)

In molti stanno iniziando a porsi la domanda: meglio Draghi a Palazzo Chigi o al Quirinale?
"Dobbiamo soprattutto augurarci che ci sia un governo politico che comprenda che il Pnrr è solo un passaggio, non la destinazione finale. Ci dovranno essere forze capaci di manutenerlo, di gestire con cura gli investimenti, di trovare le risorse per pagare lo stipendio a chi lavorerà nei nuovi asili o negli ospedali. Serve insomma una classe politica capace di capire che queste risorse sono enormi, capitano una volta sola e vanno gestite con responsabilità".

E la classe dirigente? E l’imprenditoria?
"Tutti devono avere una nuova consapevolezza. Mai un governo ha avuto a disposizione così tante risorse. Non ci possiamo permettere di fallire, serve un sentire comune condiviso da tutti: parti sociali, imprese, classe dirigente, politica. È questa la vera sfida".