Fed tra pressioni politiche e dati economici, in arrivo possibili tagli dei tassi: ecco quando. L'analisi

L'analisi di Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia

Jerome Powell

Economia

Fed e pressioni politiche, l’impatto sui tassi. L'analisi di Sansone (IbanFirst) 

"L’anno è iniziato a ritmo sostenuto per la Federal Reserve, nuovamente sotto pressione da parte di Donald Trump. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha rivelato di essere oggetto di un’indagine penale sui costi di ristrutturazione della sede dell’istituto. Allo stesso tempo, è tornato nel mirino delle critiche di Donald Trump, che lo accusa di non tagliare i tassi di interesse con sufficiente rapidità. Questa pressione crescente potrebbe alla fine costringere Powell a cedere?", si interroga Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia in vista della prossima riunione del 28 gennaio. 

In realtà, spiega l'analista, "ci si aspetta che la Fed mantenga invariata la politica monetaria. Vi è innanzitutto una ragione tecnica: le banche centrali raramente modificano i tassi a gennaio. In genere attendono nuovi dati macroeconomici per chiarire l’orientamento dell’economia all’inizio dell’anno prima di prendere decisioni, più spesso a marzo". 

"Un secondo fattore da considerare, sottolinea ancora Sansone, è la resilienza dell’economia statunitense. Gli economisti restano divisi sulle prospettive di crescita per il 2026: alcuni prevedono una prosecuzione del 2025, con una cosiddetta economia ‘a K’, caratterizzata da forti divergenze tra settori e fasce di reddito, mentre altri si attendono una riaccelerazione della crescita nella seconda metà dell’anno, sostenuta dai tagli dei tassi, dal calo dei prezzi dell’energia e da misure di stimolo fiscale. Questo è lo  scenario che riteniamo più probabile".

"I dati più recenti non offrono alla Federal Reserve motivi per affrettare le mosse. L’inflazione resta superiore all’obiettivo del 2%: a dicembre l’inflazione headline dei prezzi al consumo si è attestata al 2,7% su base annua, mentre l’inflazione core, più rilevante per valutare le dinamiche di fondo dei prezzi, è risultata leggermente inferiore alle previsioni, al 2,6%", rimarca l'analista.

"Il temuto rialzo dei prezzi legato alle politiche protezionistiche non si è materializzato. In alcuni segmenti, come gli elettrodomestici, si registrano addirittura forti ribassi, con prezzi in calo del 4,3% su base annua. Questo riflette la solida posizione finanziaria delle imprese statunitensi, che hanno scelto di assorbire l’impatto dei dazi attraverso una moderata compressione dei margini, anziché trasferirlo sui consumatori", aggiunge Sansone. "Anche il mercato del lavoro sta perdendo slancio, ma non è in fase di collasso. La creazione di posti di lavoro nel settore privato mostra un ritmo inferiore rispetto a un anno fa, ma il mercato del lavoro si sta semplicemente raffreddando, non entrando in recessione", osserva l'analista. 

"L’economia statunitense potrebbe aver bisogno di un ulteriore sostegno, che arriverà una volta che la Fed avrà maggiore visibilità sul reale stato dell’economia a inizio anno. A nostro avviso, ciò si tradurrà in appena due tagli dei tassi, per un totale di 50 punti base", conclude Sansone. 

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