"Fed, Powell in trappola: ogni mossa può essere un errore. Ma per accontentare i mercati una soluzione c'è. Ecco quale"

La Fed arriva alla riunione senza dati economici aggiornati e la divisione interna del FOMC rende la decisione ancora più delicata. Le interviste

di Rosa Nasti

Jerome Powell

Economia

Fed, mercati già certi del taglio: Powell rischia di scontentare qualsiasi scelta faccia

La decisione più attesa dell’anno sui tassi Usa è alle porte. Oggi, mercoledì 10 dicembre 2025, la Federal Reserve di Jerome Powell scioglierà il nodo sui fed funds alle 14 ora locale, le 20 in Italia, al termine della riunione di due giorni del FOMC. Una riunione che non è solo l’ultima dell’anno, ma anche una delle più tes e attese perché il comitato è spaccato come non si vedeva da tempo, con almeno cinque membri pronti a mettere in discussione la linea dei tagli. Insomma tutto lascia pensare che l'esito di queso meeting è meno scontato di quanto si pensi, pertanto Affaritaliani ha raccolto le voci di più analisti per tracciare una panoramica delle previsioni.

"Il rinvio dei principali indicatori statunitensi sul mercato del lavoro e sull’inflazione nella riunione successiva a quella di oggi, lascia la Fed senza nuovi elementi decisivi di valutazione. In questo contesto, la lettura dell’ISM manifatturiero, risultata significativamente più debole delle attes e contribuisce a consolidare le aspettative di un atteggiamento più accomodante da parte della banca centrale", commenta Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia. "I mercati monetari attribuiscono ormai un’alta probabilità — circa l’86% — a un taglio dei tassi già a dicembre, segnalando una crescente convinzione che la Fed dovrà intervenire per sostenere l’attività economica. Tale scenario risulta in larga misura già riflesso nelle dinamiche del mercato valutario, dove il dollaro ha scontato l’orientamento più dovish dell’istituto".

"Ancora una volta, la Fed si trova tra l’incudine e il martello in vista della riunione di dicembre", commenta invece Christian Scherrmann, Chief U.S. Economist di DWS. "A causa dello shutdown del governo, i dati disponibili sono limitati e probabilmente distorti. Le rilevazioni private sul mercato del lavoro indicano un ulteriore indebolimento, mentre i dati ufficiali sulle richieste di sussidio restano moderati. Gran parte dell’allentamento delle condizioni del mercato del lavoro sembra riconducibile alle fasi finali della 'normalizzazione post-pandemica' della domanda di lavoro e ai cambiamenti nelle strutture dei costi legati ai dazi. Tuttavia, questo fenomeno appare sempre più intrecciato con la riluttanza delle aziende ad assumere in vista dei progressi dell’AI. Il timore di costi del lavoro più elevati per via di potenziali incrementi dei costi sanitari, potrebbe spiegare in parte la recente debolezza, soprattutto tra le piccole imprese. L’attuale situazione, comunque, è ben lontana da licenziamenti su larga scala che richiederebbero una risposta immediata".

E aggiunge: "Sul fronte dell’inflazione, i banchieri centrali non dispongono di dati ufficiali aggiornati, che saranno pubblicati solo dopo la riunione. Gli ultimi dati disponibili, risalenti a settembre, indicano un livello ancora elevato, attorno al tre per cento. Nel frattempo, dati più tempestivi sul sentiment relativi ai prezzi dal lato dell’offerta segnalano pressioni ancora presenti. Resta da capire se tali pressioni vengano trasferite ai consumatori o assorbite dalle imprese a scapito delle assunzioni. Il sentiment dei consumatori rimane debole, poiché inflazione e aspettative di reddito fiacche pesano soprattutto sui nuclei a basso reddito. Chi dispone di redditi più alti e chi beneficia dell’andamento positivo dei mercati finanziari continua invece a spendere a un ritmo sostenuto. Tuttavia, questo vento a favore sembra dipendere sempre più dall’aspettativa che le banche centrali allentino la politica monetaria, come hanno dimostrato le recenti fasi di volatilità di breve durata.

In questa prospettiva, la vera domanda è se i banchieri centrali siano disposti a deludere i mercati, con potenziali ricadute negative sulle condizioni finanziarie e, di conseguenza, sui consumi nel breve periodo. In ogni caso, per il Presidente Powell sarà difficile trovare un consenso tra i falchi e le colombe del Federal Open Market Committee (FOMC), e convincere l’opinione pubblica sarà probabilmente ancora più complesso. Una pausa di orientamento dovish, accompagnata dalla promessa di ulteriori tagli qualora i prossimi dati lo consentano, potrebbe soltanto rinviare la delusione e i suoi effetti sulle condizioni finanziarie e sui consumi.

Al contrario, un taglio dei tassi in chiave più hawkish rischierebbe di mettere alla prova la credibilità della Fed e spingere mercati già accomodanti ad aspettarsi un easing monetario ancora più marcato. Alla luce delle recenti notizie sul possibile successore di Powell, una decisione del genere potrebbe persino riaprire il dibattito sull’indipendenza della Fed. Il fatto che siano attesi anche gli aggiornamenti delle previsioni economiche e del dot plot rende il compromesso ancora più complesso. Questi aggiornamenti metteranno con ogni probabilità nuovamente in evidenza le divergenze tra i membri del FOMC, rendendo ancora più difficile articolare una narrazione coerente".

E conclude: "Fortunatamente, i banchieri centrali possono ancora sostenere che i tassi restano restrittivi e che un taglio di 25 punti base potrebbe sostenere il mercato del lavoro senza aggravare l’inflazione, considerata comunque temporanea. In definitiva, ancora una volta, sarà la capacità comunicativa del Presidente Powell a dover trovare un equilibrio. Noi prevediamo un taglio dei tassi a dicembre, pur ritenendo comprensibile un eventuale rinvio alla riunione di gennaio per avere a disposizione un quadro informativo più completo".

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