Il Coronavirus ha ucciso (definitivamente) il calcio italiano
Uno studio di Figc in collaborazione con Arel e Pwc inchioda il pallone: il 90% dell'aumento dei ricavi bruciato dall'incremento degli ingaggi
Il calcio italiano è allo sbando
Il Covid-19 ha accelerato la "crisi strutturale" del calcio italiano e ha affossato i conti dei club professionistici che nelle stagioni 2019-2020 e 2020-2021 hanno registrato un rosso aggregato pari a 2,2 miliardi di euro con un indebitamento salito 5,4 miliardi a fine 2021. I dati emergono dalla dodicesima edizione del Report calcio, il documento del Centro Studi FIGC in collaborazione con AREL e PwC Italia presentato oggi. Nel dettaglio, la perdita complessiva del sistema professionistico, analizza lo studio, è passata dai 412 milioni del 2018-2019 agli 878 del 2019-2020 fino agli oltre 1,3 miliardi del 2020-2021. Nelle due stagioni con impatto Covid-19 il rosso aggregato prodotto dal calcio è stato quindi di oltre 2,2 miliardi di euro, mentre l'indebitamento è salito dai 4,8 miliardi di euro del 2018-2019 ai quasi 5,4 del 2020- 2021.
"Il calcio professionistico evidenzia un profilo estremamente preoccupante dal punto di vista della sostenibilità economico-finanziaria, a fronte di uno squilibrio strutturale che già prima della pandemia risultava particolarmente accentuato: nei 12 anni analizzati prima dell’impatto del Covid-19 (dal 07-08 al 18-19), il calcio professionistico italiano ha prodotto un ‘rosso’ aggregato pari a circa 4,1 miliardi di euro (quasi 1 milione al giorno)". Sono alcune delle valutazioni della 12ma edizione del ReportCalcio.
L'aumento degli stipendi si "mangia" i ricavi
"In particolare, il fatturato aggregato dei club di Serie A, B e C ha raggiunto nel pre Covid-19 i quasi 3,9 miliardi di euro, con un aumento di 1,5 miliardi rispetto a 12 anni prima, ma quasi il 90% della crescita dei ricavi tra il 2007-2008 e il 2018-2019 è stata utilizzata per coprire l’aumento degli stipendi e degli ammortamenti/svalutazioni. L’indebitamento totale ha raggiunto nel 2018-2019 i quasi 4,8 miliardi di euro, circa il doppio rispetto ai 2,4 miliardi registrati nel 2007-2008. Una crisi 'strutturale' che la pandemia ha contribuito ad accelerare ulteriormente" si legge ancora nel report.
Il costo del lavoro medio nelle 2 stagioni con impatto Covid-19 (2019-2020 e 2020-2021) è stato pari a 2,231 miliardi, in aumento del 7,9% rispetto al 2018-2019, mentre gli ammortamenti/svalutazioni sono saliti del 24,5% (passando da 962 a 1.198 milioni di euro). "I numeri del Report calcio confermano la necessità di avviare un programma di sviluppo sostenibile che parta dalla responsabilità e dalla credibilità: l'urgenza non più rinviabile riguarda la messa in sicurezza del calcio professionistico sotto il punto di vista economico-finanziario", ha detto il presidente della FIGC Gabriele Gravina. " Il sistema calcio - ha aggiunto Federico Mussi, partner deals di PwC Italia - deve adottare, in tempi rapidi, misure volte a mettere in sicurezza il settore che, nonostante le difficoltà, continua ad attirare capitali ed investitori internazionali, a conferma che ha indubbiamente un valore ancora non riflesso nelle risultanze economiche, patrimoniali e finanziarie".
Il ritardo nelle infrastrutture è desolante
"L’avvio di un programma di investimento per la realizzazione di una nuova generazione di impianti calcistici nel nostro Paese appare sempre più imprescindibile, al fine di accorciare il sempre crescente gap accumulato con le principali realtà internazionali: negli ultimi 15 anni (2007-2021), infatti, in Europa sono stati realizzati un totale di 187 nuovi impianti, con un investimento pari a 21,7 miliardi di euro; le principali nazioni in termini di nuovi stadi sono Turchia e Polonia (29 impianti), Germania (17) e Russia (16). L'Italia con i 5 nuovi stadi inaugurati in questo periodo (Juventus, Udinese, Frosinone, Albinoleffe e Sudtirol) ha intercettato solo una minima parte di questo potenziale, incidendo per appena l'1% degli investimenti totali prodotti in Europa" emerge ancora dallo studio.
I dati attestano la necessità di avviare quanto prima un importante processo di rinnovamento dell’impiantistica sportiva. L’età media di inaugurazione degli impianti passa dai 62 anni di Serie A e B ai 64 della Serie C. Solo nel 12% degli stadi della prima serie professionistica vengono utilizzati impianti con fonti rinnovabili di energia, e appena il 7% degli impianti del calcio professionistico italiano non risulta di proprietà pubblica. Numeri che testimoniano l’urgenza sempre più attuale di nuovi investimenti, considerando anche gli importanti effetti indotti connessi all’introduzione di una nuova generazione di impiantistica sportiva nel nostro Paese. Con riferimento ad esempio ai 12 progetti di realizzazione di nuovi stadi di calcio attualmente in fase di pianificazione e/o di effettiva realizzazione (a cui negli ultimi giorni si è aggiunto anche quello relativo alla Roma), si stima che, laddove finalizzati, questi interventi potranno comportare un investimento complessivo pari a 1,9 miliardi di euro, con un impatto positivo in termini di aumento dell’affluenza degli spettatori agli stadi (+2,7 milioni) e ricavi da ticketing (+176,8 milioni di euro), nonché in termini occupazionali (con la creazione di quasi 10.000 posti di lavoro).