Intelligenza artificiale, nel 2026 entra davvero in azienda: le tre competenze per non restare indietro
A dirlo è Filippo Poletti, LinkedIn Top Voice, nel libro “Supervisor, i professionisti dell’AI” in cui ha coinvolto 69 esperti di istituzioni pubbliche
Dal boom degli investimenti all’uso quotidiano: perché il 2026 sarà l’anno dell’IA in azienda
"Il 2026 sarà l’anno della “messa a terra” dell’intelligenza artificiale. Gli investimenti registrati nel mercato digitale vedranno l’adozione dell’AI nelle aziende e negli studi professionali con la loro riorganizzazione attraverso il ridisegno dei processi. “Prompt mindset”, “agentività” e “vive working” saranno le tre competenze fondamentali per governare questo sviluppo". A dirlo è Filippo Poletti, LinkedIn Top Voice, nel libro “Supervisor, i professionisti dell’AI” in cui ha coinvolto 69 esperti di istituzioni pubbliche (il Politecnico di Milano con l’Osservatorio dei Professionisti e dell’Innovazione, l’Università Cattolica con l’Humane Technology Lab, l’Università di Milano, l’Università di Bari e la Sapienza di Roma), diverse società di consulenza (Bain, Deloitte ed EY), molti studi professionali e nove Ordini professionali.
Mercato digitale in costante crescita: un miliardo di spesa in AI
Considerando l’Italia, si riscontra la crescita del mercato digitale (+3,7%) con l’incremento della spesa delle imprese in AI. Cybersecurity e intelligenza artificiale rappresentano i due ambiti in cui le aziende stanno investendo di più: come attesta Anitec-Assinform, nel 2024 la spesa per l’AI è cresciuta del 38,7%, raggiungendo il miliardo di euro. "Adottare l’AI non è più una scelta opzionale – commenta a Poletti Mario Nobile, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, designata dalla legge italiana quale Autorità nazionale per l'intelligenza artificiale assieme all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale –, ma una necessità per restare competitivi in un contesto globale in rapida evoluzione".
Le tre nuove competenze da acquisire nel 2026
La prima competenza chiave per l’adozione dell’AI nel 2026 sarà il “prompt mindset”, inteso come la capacità di interrogare l’AI. "Dialogare con l’AI non è come fare una ricerca su Google – spiega Poletti –. È molto, molto di più". La seconda abilità sarà l’“agentività”: «È la facoltà umana di far accadere le cose, intervenendo attivamente sui sistemi intelligenti ed esercitando un potere causale. Essere padroni dell’agentività non significa semplicemente saper fare qualcosa, ma guidare l’AI". Terza e ultima competenza necessaria sarà il “vibe working”, ossia la costante simbiosi con le macchine: «Non si tratta di automatizzare il lavoro con l’AI, bensì di liberarlo dai vincoli tecnici e dagli steccati disciplinari».