Intesa, focus derisking-commissioni. Orcel pronto al blitz anche sul risiko Ue

Le strategie dei Ceo delle due principali banche italiane a confronto al congresso della Fabi

di Andrea Deugeni
Economia
Condividi su:

UniCredit più propensa a guardarsi intorno per l’M&A. Anche fuori dai confini nazionali

Sarà che UniCredit deve recuperar terreno rispetto al campione nazionale Intesa-Sanpaolo e che il proprio dna paneuropeo la proietta giocoforza oltre i confini nazionali da cui arriva il 60% dei propri ricavi. O, ancora, che la concorrente guidata da Carlo Messina ha appena chiuso i cantieri del risiko bancario. Ma a sentire come come i due principali amministratori delegati delle due principali banche italiane si preparano a lavorare ai propri piani industriali (UniCredit lo ha appena presentato, Intesa-Sanpaolo lo farà a febbraio) pare che il gruppo di Piazza Gae Aulenti sia molto più propenso a guardarsi intorno per l’M&A. Anche fuori dai confini nazionali.

Oltre che per assistere alla prima uscita pubblica del “Ronaldo dei banchieri” e vedere in azione da vicino Andrea Orcel, il 126imo Congresso Nazionale della Fabi a Milano è stato infatti l’occasione per capire su cosa cosa stanno lavorando i due Ceo che, insieme, realizzano ogni anno poco meno dell’80% dei ricavi complessivi dell’intero sistema bancario.

Nelle parole che il capo di Intesa usa per descrivere la strategia della propria banca nei prossimi anni, a guida della quale vuole “restare ancora per molto” per poi andarsi a “occupare di tematiche e schemi più simili a quelli delle fondazioni, come l'inclusione e la diminuzione delle disugugalianze sociali", non c’è la crescita per linee estere. Ma piuttosto “derisking”, “rafforzamento nel wealth management e protection, di cui il gruppo è già leader in Europa e “soluzioni digitali per servire i clienti del mass market. Azioni a servizio dei quali chiudere alcune filiali, ma senza nessuna ulteriore riduzione del personale, dopo che Intesa ha concordato con i sindacati 2.000 pensionamenti anticipati a novembre e 1.100 nuove assunzioni entro la fine del 2025. Ingressi che assieme ad altre 3.500 assunzioni porteranno complessivamente le “assunzioni nell’arco del nuovo piano industriale 4.600 nuove risorse”.

Le considerazioni di inizio congresso del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, secondo cui “nel 2022 con la fine delle moratorie il sistema bancario realizzerà risultati peggiori, rispetto a quest’anno, sulla qualità del credito” e del diretto competitor Orcel (visto l’andamento del costo del denaro, anche futuro, “è importante avere un piano che permetta di fare meglio indipendentemente dall'andamento dei tassi”) danno ragione a Messina che continuerà ad avere il focus strategico sull’Italia, lavorando sulla forza della propria rete anche per la creazione di nuove professionalità fra i bancari da coniugare con i canali digitali. Un’impostazione che sembra affrontare solo azionando la leva dell’operatività lo stesso pericolo che il banchiere di Ca’ de Sass riconosce per tutte le banche continentali. Ovvero “il problema delle dimensioni degli istituti europei, il cui valore di Borsa aggregato non fa quello di Jp Morgan: da operatori che decidano di puntare su aggregazioni in Europa potrebbero quindi derivare elementi di minaccia strategica per il futuro”, ha ammesso Messina.

Sebbene i prossimi anni siano quelli per rivoluzionare la banca sia dal punto di vista digitale sia per rilanciare la leva commerciale, soprattutto in Italia, Orcel nel proprio intervento invece parla di “crescita” attraverso l’M&A non solo dentro i confini nazionali, ma anche “estera”. Certo, a fine piano, ma rispetto a Intesa, UniCredit pare più propensa a spingere sull’acceleratore sul risiko, proiettandosi sullo scacchiere del credito del Vecchio Continente.

(Segue...)

Per il futuro "vedo UniCredit una banca proiettata sull'Europa". Ritengo che fra i gruppi italiani sia l'istituto che "si avvicini di più al concetto europeo”, ha spiegato infatti il 58enne banchiere romano secondo cui, con il nuovo piano, “la focalizzazione della crescita è spostata più su segmenti che richiedono meno capitale”, sul “portare a casa il valore inespresso che c’è nella banca” e sul “generare valore”. Ma se “tra 5 anni avrà conseguito il piano industriale, saremo già nella seconda fase, riposizionati con un livello di redditività e di crescita accettabile, avendo messo anche le fondamenta per digitalizzare il gruppo”. E quindi “saremo nella posizione di crescere maggiormente all'estero".

Come spiegato la scorsa settimana durante il proprio Investor Day, UniCredit a certe condizioni potrebbe valutare a breve il capitolo M&A, anche grazie ai “3 e i 4 miliardi" di capitale in eccesso. “Quali sono queste condizioni? "Se ci sono cose che hanno significato, sono coerenti con l’obiettivo principale di portare a casa il valore inespresso della banca, rendono piu del 10% e non fanno diminuire ritorno per gli azionisti le valuteremo”. Aggregazioni a cominciare da BancoBpm e anche dal Monte, dopo che a fine ottobre è saltata la trattativa con il Tesoro per la privatizzazione di Rocca Salimbeni.

“E’ estremamente importante che Mps abbia molto successo perchè più successo ha e meno problemi ci sono per gli altri. Dal punto di vista di UniCredit se possiamo aiutare, nei limiti di quello che è il nostro ruolo, lo faremo”, ha concluso Orcel, lasciando intendere di essere pronto a riaprire il dialogo col Mef da dove si era interrotto.

@andreadeugeni