Lavoro, altro che situazione tragica. in tre anni oltre 1 milione di posti in più. Crescono i dipendenti e non solo

Il tasso di occupazione sale dal 60,34% del 2022 al 62,60% del 2025 (+2,26 punti, +3,75%), mentre il tasso di disoccupazione scende dal 7,99% al 5,74% (-2,25 punti, -28,16%)

di Filippo Santi
Economia

Lavoro, Unimpresa: dal 2022 oltre un milione di posti in più

Oltre un milione di posti di lavoro in più da settembre 2022 a oggi e un numero complessivo di occupati ai massimi storici: è questa la fotografia che emerge da un report del Centro studi di Unimpresa sull’andamento del mercato del lavoro italiano tra settembre 2022 e novembre 2025.

In poco più di tre anni gli occupati sono passati da 23,141 milioni del settembre 2022 a 24,188 milioni di novembre 2025, con un aumento netto di 1,047 milioni (+4,52%), mentre le persone in cerca di occupazione si sono ridotte da 2,002 milioni a 1,469 milioni, pari a -533 mila unità (-26,62%).

Il miglioramento - spiega Unimpresa - è confermato dagli indicatori strutturali. Il tasso di occupazione sale dal 60,34% del 2022 al 62,60% del 2025 (+2,26 punti, +3,75%), mentre il tasso di disoccupazione scende dal 7,99% al 5,74% (-2,25 punti, -28,16%).

Ne deriva un significativo ampliamento della forbice tra occupazione e disoccupazione, che passa da 52,35 punti nel 2022 a 56,86 nel 2025, con un incremento complessivo di 4,51 punti (+8,61%), segnale di un mercato del lavoro progressivamente più favorevole all’occupazione e meno esposto alla disoccupazione.

Sul piano quantitativo, la crescita degli occupati è continua: 23,809 milioni a fine 2023, 24,060 milioni a fine 2024 e 24,188 milioni a novembre 2025. In parallelo, il numero dei disoccupati scende in modo costante: 1,808 milioni nel 2023, 1,643 milioni nel 2024, fino a 1,469 milioni nel 2025.

L’area degli inattivi resta invece sostanzialmente stabile, intorno ai 12,4 milioni, con un tasso di inattività che oscilla tra il 33,1% e il 33,5%, confermando che la principale sfida strutturale resta l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro.

Migliora anche la qualità dell’occupazione, con sempre meno precari: i lavoratori dipendenti aumentano complessivamente da 18,171 milioni nel 2022 a 18,973 milioni nel 2025 (+802 mila, +4,41%), mantenendo un peso elevato e stabile sul totale degli occupati, sempre vicino al 79%; allo stesso tempo, diminuiscono in modo marcato i contratti a termine, che passano da 3,000 milioni nel 2022 a 2,477 milioni nel 2025, con una riduzione di 523 mila unità (-17,43%).

La combinazione di più lavoro dipendente e meno rapporti a termine segnala un rafforzamento della stabilità contrattuale, con una consequenziale riduzione del precariato e un miglioramento complessivo della qualità dell’occupazione.

Nel complesso, i dati indicano un mercato del lavoro che non solo cresce nei numeri, ma diventa anche più solido: più occupati, meno disoccupati, una forbice sempre più ampia tra chi lavora e chi cerca lavoro e una composizione dell’occupazione meno precaria. Un quadro che segna un cambio di passo rispetto al passato e sposta l’attenzione dalle emergenze occupazionali alla necessità di politiche mirate per coinvolgere la quota ancora elevata di popolazione inattiva.

Per il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi "i dati sul mercato del lavoro confermano che l’Italia ha ritrovato una dinamica occupazionale solida e credibile, con oltre un milione di posti di lavoro in più e un miglioramento evidente sia nei livelli sia nella qualità dell’occupazione. È un segnale incoraggiante, che dimostra come il sistema produttivo, nonostante un contesto internazionale complesso, abbia saputo reagire e rafforzarsi", spiega.

"Ora", conclude, "è fondamentale accompagnare questo percorso con politiche economiche che mettano le imprese, in particolare le piccole e medie, nelle condizioni di investire, aumentare la produzione e crescere dimensionalmente. Servono meno burocrazia, un fisco più favorevole agli investimenti e strumenti che facilitino l’accesso al credito e l’innovazione. Il mercato del lavoro sta dando segnali positivi: ora la sfida è trasformarli in crescita strutturale, perché solo imprese più forti possono garantire più lavoro e più benessere nel tempo".

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