Leonardo stringe sul dossier Oto Melara: "Knds? Offerta interessante"

Il manager genovese Profumo conferma di aver ricevuto due manifestazioni di interesse e di aver chiesto proposte non vincolanti. Confermati i target 2021

di Marco Scotti
Alessandro Profumo
Economia
Condividi su:

Leonardo, Profumo: “Il settore della Difesa è in evoluzione, forti pressioni per le aggregazioni”

“Il settore della difesa è caratterizzato da un forte dinamismo evolutivo” e nelle industrie europee sono più forti le pressioni verso operazioni di aggregazione. È quanto ha dichiarato oggi l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, durante la sua audizione dinanzi alle commissioni riunite Difesa e Attività Produttive sulla vendita di Oto Melara.

Una giornata intensa per l’ex numero uno di Unicredit. Questa mattina, infatti, nelle edicole italiane è uscita una lunga intervista a Profumo sul Corriere che “preparava il terreno” all’audizione. Ovvio, infatti, che le istituzioni vogliano capire meglio che cosa sta succedendo intorno a Oto Melara e a Wass.

Nell’intervista il manager genovese si poneva una domanda retorica: “Siamo i proprietari migliori per quelle due aziende? Siamo noi quelli che possono garantire uno sviluppo della crescita? Perché sono aziende che vanno molto bene”.

Il punto dunque è che siamo in una fase importante del processo per la vendita di Oto Melara. Leonardo, infatti, ha richiesto ai due soggetti che hanno manifestato un primo interesse, Knds e Rheinmetall, di presentare un’offerta non vincolante che entri nel merito della strategia e la proposta di collaborazione industriale.

“Noi – ha detto Profumo - dialoghiamo già da tempo con Knds e Rheinmetall, per capire il loro posizionamento su grandi programmi come il carro armato europeo o l’infantry fighting vehicle, e abbiamo sempre avuto un rapporto anche con Fincantieri. Delle offerte andrà valutata prima di tutto la componente strategica, capendo quali sono le aree di eccellenza, l’evoluzione della potenzialità di mercato (con riferimento anche alle capacità di esportazione della componente terrestre) e le opportunità di coinvolgimento in grandi programmi come il carro armato europeo”. Con una certezza: la proprietà intellettuale sarà mantenuta e sviluppata in Italia.

Ma l’audizione è stata l’occasione per parlare a 360° dell’azienda. Partendo dalle scelte strategiche: “La complessità degli scenari globali – ha detto - determina una veloce evoluzione delle tecnologie, soprattutto digitali e in un’ottica di interoperabilità: a livello europeo, nessun singolo Stato o azienda è in grado di presidiare tutte queste tecnologie, senza contare la attuale condizione di eccesso di offerta rispetto alla domanda, che determina una pressione competitiva spaventosa”. 

Poi c’è il capitolo relativo alle attività del gruppo. L’acquisto del 25,1% di Hensoldt è la prima mossa di Leonardo per posizionarsi come player di riferimento nell’elettronica per la difesa. “Si tratta – ha detto Profumo - della parte di mercato che crescerà maggiormente nei prossimi cinque anni, stimata al 5,5 per cento anno su anno, e dove i grandi concorrenti arrivano perlopiù da Stati Uniti, Israele o Estremo Oriente: essere un player in questo mercato è per noi fondamentale”.

L’obiettivo è estremamente ambizioso: diventare l’azienda numero uno in Europa nel comparto, numero uno al mondo negli elicotteri e in soluzioni di addestramento e simulazione, protagonisti nei programmi di cooperazione internazionale sull’aeronautica, partner delle istituzioni per la sicurezza e un riferimento in Europa sullo spazio”. A proposito dello spazio, proprio ieri è arrivato l’annuncio che sarà Leonardo a gestire la sicurezza cibernetica di alcune parti importanti dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea. 

Leonardo ha iniziato a valutare un collocamento diverso della componente sistemi di difesa, composta essenzialmente da quattro linee di business: il navale, quindi sistemi d’arma di piccolo, medio e grande calibro; siluri leggeri e pesanti; il munizionamento; e il terrestre, “dove operiamo su torrette di piccolo, medio e grande calibro in consorzio con Iveco” ha detto Profumo.

“Il consorzio – ha aggiunto - ha una buona presenza sul mercato italiano, ma non è particolarmente forte all’estero: nella componente terrestre siamo oggettivamente deboli, avendo il due per cento del mercato mondiale dei sistemi d’arma (una posizione che non è fortissima) e il sette per cento dei siluri”, ha detto, spiegando che si tratta di mercati dominati da player che vantano un grande mercato interno, e quindi sostenuti dalla domanda nazionale. 

“Leonardo vuole mantenere la maggioranza di Drs, il cui collocamento è interessante sotto il profilo strategico, ma quotata sarebbe in grado di cogliere opportunità di crescita minori che negli Stati Uniti si presentano a seguito di aggregazioni tra grandi player, che spesso cedono pezzi di attività al termine dell’operazione” ha spiegato Profumo. “Nella settimana in cui eravamo sul mercato – ha aggiunto - per la quotazione il mercato si era congelato, e siccome siamo convinti che Drs abbia un certo valore abbiamo posticipato l’operazione, in attesa di un contesto di mercato più vantaggioso”. 

Leonardo ha un buon posizionamento internazionale nella componente navale grazie al cannone da 76mm, con sistemi d’arma venduti a oltre 70 Marine del mondo: tra il 2019 e il 2021 il business navale ha registrato ordini per 1,4 miliardi di euro, ma il 90 per cento circa è legato a rapporti con cantieri internazionali. “Si tratta di un elemento importante, perché il 90% per cento della componente navale va su piattaforme non corrispondenti a quella nazionale: il nostro ragionamento è quindi capire come essere sicuri che questa attività abbia una sostenibilità nel lungo termine, per capacità di stare sul mercato e mantenere l’occupazione”, ha spiegato Profumo. 

Infine, uno sguardo ai risultati: “Leonardo ha chiuso i primi nove mesi dell’anno –ha concluso l’amministratore delegato - con ottimi risultati, e ci aspettiamo di terminare il 2021 in linea con le guidance fornite al mercato, nonostante le aerostrutture che pesano negativamente. Non è una nostra responsabilità, ma purtroppo non si vola più a causa del Covid e le fusoliere che produciamo a Grottaglie sono scese molto: nonostante questo, stiamo operando nel migliore dei modi e ci confermiamo un asset nazionale, anche per le performance che realizziamo”.