Manager / Chi è Chris Xu, il "fondatore invisibile" di Shein con un patrimonio di 9 miliardi di dollari

La storia dell’imprenditore alla guida dell’azienda che ha rivoluzionato il mercato globale della moda: ora la quotazione potrebbe cambiarne per sempre il destino.

di Chiara Feleppa
Economia

Manager / Chi è Chris Xu, il fondatore di Shein. L'azienda verso la quotazione in borsa, ma di lui si sa poco: "Nemmeno i dipendenti lo riconoscono"

Lo chiamano Chris Xu, ma anche Sky Xu. In cinese è Xu Yangtian. È uno degli uomini più ricchi legati al mondo della moda globale e, al tempo stesso, uno dei meno visibili. Fondatore di Shein, Xu incarna una nuova figura imprenditoriale: non lo stilista carismatico né il manager-mediastar, ma l’architetto algoritmico che resta dietro le quinte mentre la macchina cresce.

Le origini

Le informazioni sulla sua biografia sono frammentarie e spesso contraddittorie, perché Xu non ha mai rilasciato interviste. Residente permanente a Singapore,  possiede la cittadinanza americana. Secondo varie ricostruzioni sarebbe nato a Zibo, nella provincia cinese dello Shandong, in una famiglia operaia. Un'origine modesta che spiegherebbe in parte la sua abilità nel costruire una rete di fornitori manifatturieri: una familiarità precoce con l’industria tessile e con la logica produttiva cinese.

Non sono chiari nemmeno gli studi. Secondo alcune fonti, avrebbe studiato commercio internazionale presso l’Università della Scienza e Tecnologia di Qingda, ma, secondo altre, avrebbe frequentato anche la George Washington University. 

L’intuizione

Nei primi anni Duemila la Cina entra nell’Organizzazione Mondiale del Commercio e apre definitivamente le sue fabbriche ai mercati occidentali. In quegli stessi anni nasce Alibaba, simbolo del nuovo e-commerce cinese. Xu coglie il momento storico. Dopo la laurea si trasferisce a Nanchino e inizia a vendere online prodotti diversissimi - occhiali, teiere, candele, accessori industriali - sfruttando la produzione locale a basso costo. Ma soprattutto sviluppa competenze avanzate di SEO (Search Engine Optimization): capisce come intercettare la domanda globale attraverso i motori di ricerca. Un punto di partenza, dunque, che ha origine dai dati. 

Dai piccoli ordini a Shein

Contestualmente, con Wang Xiaohu e Li Peng fonda la Nanjing Dianwei Information Technology, laboratorio imprenditoriale in cui prende forma il modello che poi esploderà. L’idea è semplice ma rivoluzionaria: micro-ordini, produzione rapida, test continuo dei prodotti e uso aggressivo dei dati per intercettare i trend.

Nel 2008 nasce SheInside, rivenditore online di abiti da sposa con sede a Nanchino. Nel 2011 il progetto si consolida; in seguito il marchio diventa Shein. Il rapporto con i soci è controverso: secondo alcune ricostruzioni, Xu li avrebbe progressivamente esclusi prendendo il controllo operativo e finanziario dell’azienda. Shein ha sempre negato irregolarità e minacciato azioni legali. La verità resta opaca, coerentemente con il profilo del fondatore.

Il trasferimento strategico e l’espansione globale

Nel 2015 Xu sposta la sede a Guangzhou, cuore della manifattura tessile. Qui la filiera si rafforza e diventa ultra-reattiva. Nel 2022 sia Xu sia Shein si trasferiscono a Singapore, che diventa la sede legale del gruppo: una mossa letta in chiave geopolitica e finanziaria, utile a proiettare l’azienda come attore globale meno esposto alle tensioni tra Cina e Stati Uniti. Nello stesso anno Shein raggiunge una valutazione stimata di 100 miliardi di dollari.

A differenza di marchi come Zara o H&M, Shein non ha una propria identità riconoscibile. Il cuore del sistema si basa sull'analisi dei dati in tempo reale, su algoritmi che intercettano micro-trend globali, sulla produzione in lotti piccolissimi, su un test immediato sul mercato e, infine, sulla rapidissima scalabilità dei prodotti che funzionano. La moda si trasforma così in un flusso continuo di sperimentazione digitale, dove la creatività viene subordinata all’analisi comportamentale.

Fin da subito, il modello è stato accompagnato da forti critiche in particolare sulla sostenibilità ambientale e sulle condizioni di lavoro nella supply chain. Eppure l'azienda, nonostante le accuse di plagio, continua a crescere, soprattutto tra Gen Z e Millennial.

Il patrimonio

Pur essendo tra gli imprenditori più ricchi di area cinese, Xu è molto meno noto di figure come Jack Ma, fondatore di Alibaba, e Pony Ma, fondatore di Tencent. Lontano da discorsi o apparizioni pubbliche, la sua leadership è silenziosa, interna, operativa. Come riporta il South China Morning Post, neanche Shein ha mai pubblicato foto di Xu. Inoltre, l'uomo viene descritto come “segaligno, occhialuto”, che “spesso passa inosservato al personale in ufficio”

Secondo Forbes (luglio 2025), il patrimonio netto dell'imprenditore è stimato intorno ai 9,1 miliardi di dollari. Vive lontano dai riflettori e non possiede la teatralità del miliardario occidentale né l’aura visionaria della Silicon Valley. Più che volto di Shein, Xu sembra esserne il sistema algoritmo. 

Verso la borsa

Intanto, mentre consolida il proprio primato globale, Shein starebbe per depositare il prospetto informativo presso la Financial Conduct Authority, primo step formale verso una possibile IPO alla London Stock Exchange, con una valutazione stimata intorno ai 63 miliardi di dollari. La quotazione segnerebbe una svolta strutturale: da società privata, abituata a muoversi con estrema discrezionalità, Shein diventerebbe soggetta ai rigorosi obblighi di trasparenza previsti per le aziende pubbliche: pubblicazione di bilanci trimestrali e annuali, comunicazione delle operazioni rilevanti del management, accountability verso gli azionisti.

Un percorso che negli Stati Uniti aveva incontrato ostacoli: nel novembre precedente la società aveva presentato domanda in via riservata alla Securities and Exchange Commission, ma l’autorità avrebbe chiarito che la richiesta non sarebbe stata accettata senza un deposito pubblico, esponendo così l’azienda a un livello di scrutinio molto più elevato. Ed è proprio sul terreno della trasparenza che emergono le criticità maggiori.

Nel 2022, un’inchiesta di Bloomberg ha sostenuto che il gruppo si rifornisse di cotone proveniente dallo Xinjiang, regione al centro di accuse internazionali di lavoro forzato ai danni della minoranza uigura. Nel 2021 gli Stati Uniti hanno approvato l’Uyghur Forced Labor Prevention Act, che vieta l’importazione di beni dallo Xinjiang sulla presunzione di impiego di lavoro forzato; tuttavia, grazie al modello di spedizione diretta ai consumatori, Shein avrebbe finora evitato i controlli sistematici applicati ai grandi importatori dalla U.S. Customs and Border Protection.

A queste contestazioni si aggiungono le indagini dell’organizzazione svizzera Public Eye, che ha documentato turni fino a 75 ore settimanali presso fornitori legati al marchio, oltre ad accuse ricorrenti di plagio creativo e utilizzo di materiali potenzialmente problematici. La scelta di puntare su Londra, piuttosto che ripresentare la candidatura negli Stati Uniti, appare quindi non solo finanziaria ma anche politica e reputazionale: la quotazione trasformerebbe Shein in un soggetto pienamente esposto al giudizio dei mercati, dei regolatori e dell’opinione pubblica internazionale, mettendo alla prova la sostenibilità del suo modello ultra-accelerato.

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