ANCE a La Piazza 2025: le piccole e medie imprese chiedono spazio, regole e fiducia

Contessa (ANCE Brindisi): "Il rischio è che gli investimenti finiscano nelle mani di pochi, mentre la vera e concreta base produttiva del Paese rimane esclusa"

di Redazione Corporate
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ANCE a La Piazza 2025: fiducia, regole chiare e mercato libero per ridare futuro alle piccole e medie imprese

Quest’anno Ceglie Messapica, nel cuore della provincia di Brindisi, è stata la cornice scelta da ANCE Nazionale e ANCE Brindisi per dare voce a un messaggio forte e inequivocabile: le piccole e medie imprese necessitano di un mercato aperto, di norme certe e di un clima di fiducia.

La cornice era quella dell’ottava edizione de “La Piazza – Il bene comune”, la kermesse politico - economica organizzata da dall'Associazione La Piazza e Affaritaliani, che con il titolo “La Piazza fa rumore” ha riunito in piazza del Plebiscito figure di spicco della politica italiana, come il Vice Presidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini e il Ministro per la Protezione Civile e per le Politiche del Mare, Nello Musmeci intervenuti in videoconferenza, insieme a giornalisti e opinion leader.

Un luogo in cui il dibattito non resta chiuso nei palazzi ma si confronta direttamente con i cittadini. Ed è proprio da qui, da una piazza che fa rumore, che ANCE ha voluto far sentire la propria voce, portando l’attenzione su un tema spesso trascurato: il destino delle micro, piccole e medie imprese del settore delle costruzioni, vero tessuto produttivo del Paese.

A sottolineare le criticità è stato Luigi Schiavo, Vicepresidente ANCE con delega alle Opere pubbliche, che ha messo in evidenza come nel rapporto tra pubblica amministrazione e imprese permanga un clima di diffidenza, quando invece solo la fiducia reciproca può generare risultati concreti. Il nodo centrale, sottolinea Schiavo, riguarda la possibilità di ricorrere a lavori in house senza gara, secondo la nuova impostazione del Codice dei contratti, che finisce per favorire una vera e propria “statalizzazione” del mercato, con concessionari che stanno creando strutture interne sostitutive delle imprese private, riproponendo così conseguenze deleterie già sperimentate in passato.

In uno scenario simile, le PMI sarebbero costrette a lavorare da subappaltatori di soggetti più grandi, perdendo la loro autonomia e la capacità di competere. Per ANCE, il mercato deve invece restare aperto, libero e concorrenziale, così da creare opportunità anche per le micro e piccole imprese e garantire al Paese quelle opere di cui ha bisogno. È questo l’obiettivo che ANCE chiede con forza al Governo e al Parlamento di perseguire. Un’analisi ancora più radicata nella realtà territoriale è stata portata da Angelo Contessa, Presidente di ANCE Brindisi, che ha ricordato come proprio le piccole e medie imprese abbiano letteralmente costruito l’Italia, non solo nel settore delle costruzioni. Oggi, però, questo patrimonio rischia di sgretolarsi sotto il peso di regole complesse, di una digitalizzazione spesso calata dall’alto e di una gestione delle risorse pubbliche che concentra gli investimenti in maxi-appalti.

Contessa ha affermato: “Una casa non la costruisce la stampante 3D, né una strada può essere realizzata con un clic: dietro ogni opera ci sono uomini e aziende. Aziende che in Italia sono per la maggior parte microimprese con meno di nove dipendenti. Dopo la parentesi dei bonus edilizi, che seppur gestiti male hanno generato un flusso di lavoro, e la grande stagione dei fondi PNRR, lo scenario per i prossimi mesi appare incerto. Molte imprese si sono strutturate con mezzi e risorse umane per sfruttare al meglio le opportunità offerte dal mercato. Ora si chiedono cosa succederà da maggio/ giugno 2026 in poi. Il rischio è che gli investimenti finiscano nelle mani di pochi, mentre la vera e concreta base produttiva del Paese rimane esclusa”.

Per ANCE Brindisi la via d’uscita non passa da incentivi a pioggia o agevolazioni temporanee, ma da regole chiare che valorizzino gli strumenti di aggregazione. Consorzi stabili e reti di imprese consentono anche alle realtà più piccole di avere voce, accedere al mercato e affrontare con maggiore solidità le sfide finanziarie, tecniche, digitali e contrattuali. È irrealistico pensare che ogni singola azienda, soprattutto se di dimensioni ridotte, possa disporre internamente di tutte le competenze e delle strutture necessarie per gestire questi aspetti complessi. La forza degli strumenti di aggregazione risiede proprio nella comune struttura d’impresa, capace di mettere a disposizione servizi e competenze che rafforzano ogni componente della rete.

Allo stesso tempo, rappresentano un vantaggio per le stazioni appaltanti: dialogare con un unico interlocutore significa semplificare la gestione dei contratti e ridurre la frammentazione. È infatti più lineare e sostenibile amministrare un contratto da 10 milioni che dieci contratti separati da 1 milione ciascuno, perché la dispersione e la moltiplicazione dei rapporti contrattuali aumentano la complessità e rallentano i processi.

La riflessione economica e sociale di ANCE si è intrecciata con quella culturale offerta dal Direttore Paolo Mieli, tra i più autorevoli saggisti italiani, moderatore della serata e autore del volume “Il prezzo della pace”. Un libro che invita a guardare alla storia con spirito critico, a diffidare delle verità preconfezionate e a riconoscere nel valore della pace – insieme a memoria, verità, consapevolezza e visione – il fondamento non solo della convivenza civile, ma anche della crescita economica e sociale.

Lo stesso approccio critico e coerente è necessario per il nostro sistema produttivo: se davvero vogliamo un mercato libero, aperto e concorrenziale, capace di valorizzare le PMI, occorre che alle dichiarazioni di principio seguano scelte concrete. Non si può invocare semplificazione, trasparenza e pari opportunità e poi, nei fatti, costruire un sistema giuridico che accentra e restringe la partecipazione. La coerenza tra visione e azione è la condizione indispensabile per dare stabilità al mercato, garantire inclusione alle imprese e costruire sviluppo duraturo per i territori.

La partecipazione di ANCE a Ceglie Messapica conferma dunque la volontà di portare le istanze delle imprese nel cuore del dibattito pubblico, ribadendo che senza mercato non c’è futuro per le PMI, e senza PMI non c’è futuro per l’Italia. Un messaggio che, da “La Piazza che fa rumore”, vuole arrivare forte e chiaro al decisore politico.

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