Fondazione Maire, pubblicato lo studio Climate Goals 2025 con IPSOS sulle nuove prospettive della transizione energetica globale

Di Amato (Maire): "I Paesi emergenti riconoscono la necessità di aumentare la disponibilità di professionisti della transizione energetica"

di Redazione Corporate
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Fondazione Maire, reso noto lo studio Climate Goals 2025 con IPSOS sulle nuove prospettive della transizione energetica globale: più di 2.300 interviste in 14 Paesi

La necessità di competenze sia soft che hard, per formare professionisti completi, è essenziale per portare avanti la transizione energetica. Le competenze tecniche nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie sostenibili sono fondamentali per favorire l’innovazione e l’implementazione, mentre le soft skill, come problem solving, adattabilità e pensiero critico, sono cruciali per affrontare le sfide dinamiche della transizione energetica. È quanto emerge dall’edizione 2025 dello studio di Fondazione MAIRE – ETS, la fondazione del gruppo italiano di tecnologia e ingegneria MAIRE, realizzato in collaborazione con IPSOS, riconosciuta società internazionale di ricerche di mercato.

Lo studio, “Climate goals: winning the challenge of climate goals through the creation of skills and competences worldwide. Addendum 2: focus Qatar – Argentina”, sponsorizzato da MAIRE, aggiunge due nuovi Paesi – Qatar e Argentina – portando il panel a oltre 2.300 interviste raccolte dal 2023 in 14 Paesi di 4 continenti, in aggiunta a opinion leader. Climate Goals copre un gruppo eterogeneo di nazioni: Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per il Medio Oriente; India, Cina, Azerbaigian, Kazakistan e Turchia per l’Asia; Stati Uniti, Cile e Argentina per le Americhe; Italia e Regno Unito per l’Europa; Algeria per l’Africa.

L’India si distingue come leader per consapevolezza sulla transizione energetica, con il 63% degli intervistati che dichiara un’elevata familiarità con il tema. Il Kazakistan si colloca all’ultimo posto, con solo il 29% che si definisce molto familiare con il concetto, seguito da vicino dall’Argentina con il 36%. La transizione energetica è una priorità per il 70% degli individui in India e Turchia, seguiti dal Qatar con il 67%, mentre l’Argentina mostra il livello più basso di priorità, con appena il 34%.

Anche l’impegno dei Paesi è valutato più alto in India (71%), seguita dall’Arabia Saudita (62%), e più basso in Kazakistan (15%) e Argentina (23%). Tra le principali sfide emergono l’aumento della consapevolezza (Algeria, Cina), il coinvolgimento delle imprese private (Cile) e l’ingaggio degli stakeholder (Cina e India). Lo sviluppo delle infrastrutture è una priorità negli Emirati Arabi Uniti, in Kazakistan e negli Stati Uniti, mentre l’Azerbaigian punta sulla formazione professionale e il Qatar esprime la maggiore preoccupazione per la perdita di posti di lavoro nei settori tradizionali.

Il Kazakistan teme che i costi della transizione superino i benefici, mentre l’Arabia Saudita si aspetta vantaggi già nel breve termine. I bisogni di istruzione e formazione sono diffusi, con un’urgenza particolarmente elevata in Cina e Cile. Competenze tecniche e soft skill come problem solving, pensiero critico e creatività sono richieste a livello globale. Tra le competenze tecniche specifiche figurano l’analisi dell’impatto ambientale (Azerbaigian), la conoscenza delle energie rinnovabili (Algeria) e le competenze sui materiali alternativi (Algeria, Qatar, Cina, Stati Uniti). La disponibilità di una forza lavoro qualificata è considerata inadeguata in Kazakistan, ma adeguata in Cina e India.

Fabrizio Di Amato, Presidente di MAIRE e di Fondazione MAIRE, ha commentato: “La transizione energetica è un percorso irreversibile: i suoi benefici, ambientali ed economici, sono riconosciuti a livello globale e supereranno, o bilanceranno, i costi nel breve termine per 13 Paesi su 14 e nel lungo termine per il 100% dei Paesi del panel. Il successo dipende dall’allineamento strategico tra visione, politiche, innovazione e, soprattutto, capitale umano. Investire in nuove competenze tecniche e soft per gli obiettivi climatici e la circolarità è essenziale per costruire la competitività futura delle nazioni. I Paesi emergenti riconoscono la necessità di aumentare la disponibilità di professionisti della transizione energetica: è qui che vediamo il maggiore dinamismo che sta ridisegnando la geo‑economia globale".

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