Intesa Sanpaolo: dai risultati di “Giustizia con Misericordia” al lancio di Jobel, con Caritas Italiana

Bonassi (Intesa Sanpaolo): “Il mondo del carcere è un ambito complesso, molto spesso invisibile, ma assolutamente centrale se vogliamo costruire una società più equa, più sostenibile, più responsabile”

di Silvia Antonazzo
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Intesa Sanpaolo: oltre 14mila beneficiari raggiunti insieme a Caritas e nuove iniziative per detenuti e minori

Sostenere con interventi concreti chi opera a favore delle persone più̀ vulnerabili: è stato questo il cuore dell'evento “Aiutare chi Aiuta - edizione 2025-2026”, ospitato oggi presso la Cittadella della Carità di Caritas Roma, dove sono stati presentati i frutti della collaborazione tra Caritas Italiana e Intesa Sanpaolo.

Aiutare chi Aiuta nasce dalla condivisione di valori e dalla volontà di lavorare insieme per offrire opportunità concrete di riscatto e reinserimento alle persone più fragili, in particolare nel circuito penale. La collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Caritas Italiana dimostra quanto il lavoro in rete, fondato sulla fiducia e sul dialogo tra soggetti privati, terzo settore e istituzioni sia decisivo per intervenire in modo incisivo a contrasto delle diseguaglianze e rafforzare le comunità” ha dichiarato Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo.

La prima parte dell'evento ha acceso i riflettori sui risultati di “Giustizia con Misericordia”: attuato attraverso 54 progetti promossi dalle Caritas diocesane in 16 regioni italiane, ha prodotto risultati significativi nel sostegno alle persone detenute e alle loro famiglie, raggiungendo complessivamente 14.188 beneficiari. I dati presentati raccontano storie di umanità̀ e reinserimento sociale: 6.423 i detenuti ascoltati direttamente in carcere durante il progetto; 137 persone sottoposte a misure penali alternative accolte in comunità̀ grazie alla disponibilità̀ di strutture dedicate; 737 detenuti beneficiari di permessi premio che hanno potuto trascorrere periodi con i propri cari, grazie alla presenza di strutture di accoglienza esterna al carcere; 202 i bambini, figli di persone detenute, che hanno potuto riabbracciare il genitore durante i permessi premio, grazie all’ospitalità̀ offerta all’intera famiglia nelle strutture Caritas.

Il programma punta al reinserimento sociale dei detenuti anche attraverso percorsi strutturati di formazione professionale e concrete opportunità̀ lavorative. L’obiettivo è quello di restituire dignità̀ e autonomia a chi vive la realtà̀ carceraria attivando un cambiamento culturale concreto che coinvolge direttamente le famiglie, le comunità̀ locali e le istituzioni.

Durante la seconda parte dell’evento si è invece guardato al biennio 2025-2026, con il lancio di “JOBEL”, il nuovo progetto nazionale promosso da Caritas Italiana con il sostegno di Intesa Sanpaolo e rivolto specificamente al sistema penale minorile. L'iniziativa coinvolgerà̀ 16 territori in cui sono presenti Istituti Penali per Minorenni (IPM), con l'obiettivo di offrire una seconda possibilità̀ a minori e giovani attualmente sottoposti a provvedimenti penali, attraverso il reinserimento sociale, educativo e lavorativo.

Nato dalla sinergia tra Caritas Italiana, le Caritas diocesane locali e i cappellani degli istituti, Jobel prevede percorsi strutturati di formazione professionale, sostegno allo studio e orientamento al lavoro. La sfida è quella di creare una rete che coinvolga scuole, parrocchie e territori per offrire ai giovani coinvolti nuove opportunità̀ di crescita e riscatto, nella prospettiva di una piena reintegrazione nella comunità̀ una volta concluso il periodo detentivo.

Nonostante le difficoltà strutturali del sistema penale italiano, queste esperienze ci mostrano che esiste una speranza concreta di cambiamento, che è possibile immaginare e percorre sentieri ancora inesplorati di accompagnamento delle persone detenute che producono risultati concreti”, afferma don Marco Pagniello, Direttore di Caritas Italiana. “Grazie a interventi come quelli realizzati con Intesa Sanpaolo stiamo vedendo risultati reali. Lavorando insieme, istituzioni e società civile possono offrire percorsi di reinserimento efficaci e dignitosi a chi ha sbagliato, dimostrando che la giustizia può davvero camminare di pari passo con la misericordia”.

Dunque la collaborazione tra Caritas Italiana e Intesa Sanpaolo si conferma un modello di riferimento per l'intervento sociale sul territorio. L’alleanza tra il gruppo bancario e la rete Caritas ha permesso di generare risultati tangibili sia nel supporto immediato alle comunità̀ locali, sia nella sperimentazione di nuovi percorsi di inclusione. I dati presentati oggi, dalle migliaia di detenuti assistiti fino ai nuovi progetti dedicati ai minori nell'area penale, testimoniano il valore di questa visione condivisa.

Le dichiarazioni di Don Marco Pagniello, Direttore di Caritas Italiana, ad Affaritaliani

Don Marco Pagniello, Direttore di Caritas Italiana, ha dichiarato: “Come sempre l'approccio di Caritas Italiana di fronte a tutti i fenomeni è quello innanzitutto di, partendo dalla realtà, studiare, capire cosa sta accadendo, e poi di provare ad indicare cammini nuovi per affrontare le situazioni, anche con un valore di advocacy, di tutela dei diritti delle persone che vengono coinvolte. In questo caso specifico, continuiamo a registrare una certa fatica nell'affrontare il problema della devianza minorile con un approccio globale e integrale. Sicuramente l'approccio securitario non è la via unica da perseguire”.

Abbiamo bisogno di maggiori investimenti, soprattutto sotto l'aspetto educativo, per prevenire alcune situazioni, ma la cosa più importante per noi è rilanciare il tema della comunità educante. Non ci può essere soltanto una parte della comunità che si deve prendere cura dei minori o una parte della comunità che si deve preoccupare solo della sicurezza. È mettendosi tutti intorno allo stesso tavolo che si può progettare e pensare interventi integrati affinché ci sia, per i minori che hanno sbagliato, la possibilità di capire il loro errore, di cambiare e modificare il loro percorso di vita e donare loro poi opportunità concrete per non ricadere. Quindi credo che sia una grande sfida che coinvolge tutta la comunità”, ha cotinuato Pagniello.

Le diocesi che vedono nel loro territorio la presenza di un carcere minorile sono invitate a farsi prossime e quindi attraverso i volontari, attraverso operatori, avere la possibilità di dialogare con l'istituto penitenziario, di poter fare una propria parte, di poter entrare in relazione. Poi concretamente stiamo sperimentando sui territori modelli nuovi che possano aiutare i minori a trovare, soprattutto nel momento dell'uscita, del fine pena, la possibilità che ci sia qualcuno pronto ad accompagnarli e sostenerli. Il lavoro che Caritas può fare è proprio quello di facilitare questo lavoro insieme, ma partendo però dalla compagnia della vicinanza con i ragazzi”, ha concluso Pagniello

Le dichiarazioni ad Affaritaliani di Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo

Il mondo del carcere è un ambito complesso, molto spesso invisibile, ma assolutamente centrale se vogliamo costruire una società più equa, più sostenibile, più responsabile. Intesa Sanpaolo ha inserito ormai da diversi anni il contrasto alle disuguaglianze all'interno dei propri obiettivi strategici e per rafforzare questo impegno, per renderlo più concreto, più sostenibile, più efficace, è nata nell'ottobre del 2023 una struttura (Intesa Sanpaolo per il sociale) che è creata proprio per progettare e per coordinare in maniera unitaria tutte le iniziative sociali del gruppo. La filosofia di questa struttura viene spiegata dal fatto che le disuguaglianze non sono solo una grande ingiustizia sociale, ma sono un impedimento allo sviluppo della società, un ostacolo alla possibilità di emancipazione di ciascun individuo, alla possibilità di tutti di poter essere parte attiva della società, di essere utili, generativi”, ha dichiarato Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo.

Per questo interveniamo in campo sociale, perché per noi è un modo per contribuire allo sviluppo della società, ad una crescita più inclusiva, ad un benessere più diffuso. Sicuramente il mondo del carcere è uno di quelli in cui interveniamo con un impegno che risponde proprio a questa filosofia. “Aiutare chi aiuta” è un programma che è nato nel 2020, in piena pandemia, come intervento emergenziale a supporto delle diocesi, ma che negli anni è diventato una vera e propria azione strutturale, articolata in diversi interventi, tutti proiettati a creare delle reti solide, efficaci a supporto di chi ha bisogno. E negli anni questo programma ha permesso di offrire aiuti materiali, sostegno nella ricerca del lavoro, di avvicinare anziani attraverso interventi di prossimità, di sostenere giovani fragili nella ricerca di un proprio futuro”, ha continuato Bonassi.

Negli ultimi anni ci siamo concentrati nel mondo del carcere, abbiamo realizzato 54 interventi in 16 regioni italiane e quest'anno, invece, l'edizione del 2025-2026 è dedicata al sistema penitenziario minorile e coinvolgerà 16 realtà locali distribuite in 10 regioni italiane. La forza di questo programma credo che sia proprio nel mettere insieme competenze, visione, risorse di due realtà di rilievo che appartengono a mondi diversi ma che sono complementari, appunto Caritas Italiana e Intesa San Paolo. I risultati raggiunti, gli obiettivi che ci proponiamo sono solidi perché sono condivisi. Abbiamo la possibilità di sederci attorno allo stesso tavolo, possiamo confrontarci, possiamo identificare le priorità e ideare proprio le azioni progettuali più efficaci”, ha affermato Bonassi.

Per questo abbiamo costruito proprio una vera e propria cabina di regia che ha il compito di creare un confronto. In questa cabina vengono ideate le nuove idee e prendono forma gli interventi concreti. L'obiettivo è proprio quello di creare interventi il più possibile personalizzati in base ai bisogni e alle esigenze che di volta in volta si identificano, pur nell'ambito di una cornice comune. Vogliamo veramente costruire un modello di intervento che sia replicabile, sostenibile, che sappia vivere oltre il singolo progetto, un modello che possa raggiungere quanti più detenuti possibile proprio per dare dignità, prospettive e un futuro migliore a chi vive la realtà carceraria”, ha concluso Bonassi.

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