La visione di Acomanni sul nuovo asse tra cultura e crescita economica

Tra sottoinvestimento pubblico e resilienza del settore, la cultura si afferma come motore di crescita, occupazione e competitività del sistema Paese

di Redazione Corporate
Corporate - Il giornale delle imprese

Acomanni indica nella formazione avanzata e nelle università online il ponte tra industria culturale e sviluppo del sistema Paese

La sfida strategica dell’industria culturale tra università online e old economy

Nel pieno delle turbolenze geopolitiche che stanno mettendo in discussione la old economy, l’industria culturale italiana si conferma un pilastro economico di prima grandezza. Nel 2023 ha generato 104,3 miliardi di euro di valore diretto, con un impatto complessivo che, includendo turismo e settori collegati, sfiora i 296,9 miliardi, pari al 15,8% dell’economia nazionale.

In questo scenario si inserisce la visione di Alessio Acomanni, presidente esecutivo dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi, che interpreta la cultura come infrastruttura produttiva e non come voce accessoria di spesa pubblica. Per Acomanni, la leva decisiva non è il patrimonio in sé, ma la capacità di trasformarlo in valore attraverso competenze avanzate, organizzazione e visione strategica.

Acomanni: "Le competenze sono il vero capitale del sistema Paese"

Sotto la sua guida, UniMarconi ha consolidato una leadership fondata su standard qualitativi rigorosi, digitalizzazione dei processi e sviluppo internazionale. "In un Paese con un numero di laureati inferiore alla media europea, investire in formazione ad alto contenuto di competenze significa creare occupazione qualificata e rafforzare le economie locali", è l’impostazione che orienta il modello di governance dell’ateneo.

Una linea che si colloca in netta controtendenza rispetto a un dato strutturale: l’Italia destina solo lo 0,8% del Pil alla cultura, collocandosi quart’ultima in Europa. Un paradosso, se si considera che proprio l’industria culturale ha mostrato una resilienza superiore alla media, con un aumento dell’occupazione del 3,2% nel 2023.

Università e industria culturale: un legame strutturale

Il sistema universitario italiano resta un ecosistema complesso. Gli atenei pubblici storici continuano a occupare posizioni di rilievo nei ranking internazionali, ma sono spesso accusati di autoreferenzialità e scarsa reattività ai cambiamenti socio-economici. Il benchmark resta l’Università Bocconi, grazie a un modello fortemente integrato con imprese, istituzioni e finanza.

Accanto a questi poli consolidati, emergono nuovi modelli formativi: università digitali, business school e realtà ibride che intercettano una domanda crescente di flessibilità e competenze immediatamente spendibili.

Antonio Visconti: "La cultura è industria delle competenze"

A leggere i dati in chiave sistemica è Antonio Visconti, presidente Ficei. "Il settore ha mostrato una notevole resilienza", sottolinea, ricordando che nel 2023 l’occupazione è cresciuta più della media nazionale. Particolarmente significativo il dato del Mezzogiorno, dove l’industria della competenza ha registrato incrementi del valore aggiunto (+5,7%) e dell’occupazione (+4,0%) superiori al resto del Paese.

Ma l’analisi di Visconti è anche critica: "Nonostante questa vitalità, l’Italia investe troppo poco in cultura. Serve una inversione di tendenza". Per il presidente Ficei, cultura e formazione devono diventare un asse strategico delle politiche industriali, non un capitolo residuale.

Raffaele Marrone: "Gli atenei sono calamite di sviluppo territoriale"

A rafforzare il quadro interviene Raffaele Marrone, presidente di Confapi Napoli e responsabile nazionale Zes. "Le università non sono solo centri di formazione, ma vere e proprie calamite di sviluppo regionale", spiega, evidenziando il legame diretto tra qualità accademica, occupabilità e innovazione.

Secondo Marrone, i laureati in discipline chiave come Ingegneria, Medicina, Informatica e Scienze della Comunicazione trovano un mercato del lavoro dinamico proprio grazie alle competenze fornite da atenei che, pur tra difficoltà nell’internazionalizzazione, continuano a formare profili altamente qualificati. "L’eccellenza accademica alimenta direttamente il successo dell’industria culturale italiana", conclude, "rendendo patrimonio e creatività motori di crescita economica".

Tags:
acomanni economiaacomanni unimarconialessio acomanniuniversità marconiuniversità unimarconi