"Quirinale, no crisi all'orizzonte. Nuovo governo? Agenda blindata da Draghi"

L'INTERVISTA/ La view dei mercati sull'elezione del presidente della Repubblica secondo Aymeric Guedy, analista finanziario di Carmignac

Economia
Condividi su:

L'inizio delle elezioni presidenziali non sembra preoccupare particolarmente gli investitori. Sul secondario, il Btp decennale italiano chiude positivo con un rendimento poco variato a 1,359% da 1,360% della precedente chiusura. A fine di seduta, il differenziale di rendimento tra Italia e Germania sul tratto decennale è a 143 punti base dai 145 della chiusura precedente. Secondo Aymeric Guedy, analista finanziario di Carmignac, intervistato da Affaritaliani.it "i mercati continuano a considerare una probabilità quasi nulla di elezioni a sorpresa e un'alta probabilità che Draghi rimanga sulla scena politica, come premier o come presidente, garantendo la stabilità".

L'INTERVISTA

Cosa stanno valutando i trader?
"Le elezioni presidenziali italiane anticipano una possibile discontinuità nell'agenda politica/riforme di Draghi e nell'attuale stabilità politica in Italia. Ma gli spread dei Btp sono stati recentemente più guidati da altri fattori come le aspettative delle politiche della Bce, le previsioni sulle forniture, la propensione al rischio degli investitori, mentre solo una piccola parte del recente allargamento potrebbe essere spiegato dal rischio elettorale. Infatti, i mercati continuano a considerare una probabilità quasi nulla di elezioni a sorpresa e un'alta probabilità che Draghi rimanga sulla scena politica, come premier o come presidente, garantendo la stabilità".

Supponendo che Mario Draghi debba rimanere sulla scena politica come molti hanno detto, è meglio per i mercati che Draghi rimanga premier o che diventi presidente? Perché?
"Se Draghi diventerà Presidente della Repubblica, tutti gli occhi saranno puntati sulla formazione del nuovo governo e sulla possibilità che il nuovo premier, che detiene la maggior parte del potere politico, sia in grado di assicurare la continuità del programma di riforme di Draghi. Questo potrebbe quindi creare un periodo di incertezze, aumentando il rischio di elezioni improvvise, riducendo la finestra temporale per le riforme entro le prossime elezioni generali, ed eliminando la possibilità che Draghi rimanga primo ministro dopo le elezioni del 2023. Questo si aggiungerà quindi alla volatilità del mercato".

Cosa potrebbe scuotere gli investitori nell'elezione del Presidente della Repubblica, a parte una crisi di governo, naturalmente?
"Il rischio principale per gli investitori è che le elezioni presidenziali possano portare a nuove elezioni improvvise, che potrebbero portare al potere partiti meno favorevoli al mercato (allontanandosi dall'attuale agenda di riforme di Draghi, verso un programma meno favorevole all'Ue)".

Pensa che con Draghi come Presidente della Repubblica, l'efficacia del governo nel portare avanti il Pnrr sarebbe diminuita e la capacità negoziale dell'Italia nel dibattito Ue sulla riforma del Patto di Stabilità sarebbe indebolita?
"Tutto dipenderà dall'agenda della nuova coalizione di governo. Ci sono pochi candidati premier che sono così ben percepiti e conosciuti dai partner Ue e dai mercati come Draghi".

In termini di allargamento dello spread, quanto può contare il "passaggio" del primo ministro al ruolo presidenziale come percentuale degli acquisti della Bce?
"Nel caso in cui Draghi venga eletto al Quirinale, le maggiori incertezze potrebbero portare a un certo allargamento dello spread a causa dell'aumento del rischio elettorale. Tuttavia, la misura in cui questo possa essere prezzato dipenderà dal fatto che qualsiasi "nuovo governo" avrebbe un'agenda concordata da implementare, condividendo molti degli obiettivi che l'attuale amministrazione Draghi sta portando avanti".

@andreadeugeni