Venezuela, il paradosso del petrolio: maxi-riserve ma produzione a picco. I miliardi di Trump non sbloccheranno la crisi, ecco perché
Il Venezuela ricava attualmente circa 20 miliardi di dollari l’anno dal petrolio, pochi dunque per le quantità a disposizione
Venezuela, il paradosso del petrolio
Secondo gli analisti sarebbe improbabile che il Venezuela veda un aumento significativo della produzione di greggio in breve tempo, anche se le major petrolifere statunitensi investissero nel Paese i miliardi di dollari che il presidente Donald Trump ha promesso dopo poche ore dal raid che ha deposto il presidente Maduro.
Ricordiamo che il Venezuela ha le maggiori riserve di petrolio stimate al mondo, ma la produzione è crollata negli ultimi decenni a causa della cattiva gestione e della mancanza di investimenti da parte di aziende straniere. Nel 2000 il Venezuela ha nazionalizzato le operazioni petrolifere ordinando una migrazione forzata verso joint venture controllate dalla compagnia petrolifera statale, PDVSA.
La maggior parte delle aziende ha negoziato l'uscita e la migrazione (come Chevron), mentre alcune altre non hanno raggiunto l'accordo e hanno presentato ricorso come Exxon Mobil e ConocoPhillips. Secondo gli esperti le aziende che volessero investire nel paese dovrebbero affrontare problemi di sicurezza, infrastrutture fatiscenti, interrogativi sulla legalità dell'operazione statunitense e potenziale di instabilità politica a lungo termine.
“Se Trump riesce a produrre una transizione pacifica con poca resistenza solo in cinque-sette anni si assisterà a un significativo aumento della produzione di petrolio grazie alla riparazione delle infrastrutture e alla definizione degli investimenti", ha spiegato Thomas O'Donnell, stratega dell'energia e della geopolitica. L’esperto ha aggiunto che il greggio pesante prodotto nel Paese può essere raffinato solo nelle raffinerie della costa del Golfo degli Stati Uniti, dove può anche essere miscelato con il petrolio più leggero prodotto negli Usa con la tecnica del fracking, o in Cina.
La società che probabilmente sarà molto interessata a tornare è la Conoco, perché le sono dovuti oltre 10 miliardi di dollari. Anche la Exxon potrebbe rientrare, ma non ha un debito altrettanto elevato.
Chevron, presente in Venezuela da circa 100 anni, continua ad operare nel paese e ha ottenuto una deroga alle sanzioni nel 2022 durante l’amministrazione Biden rinnovata da quella Trump.
Il Venezuela ricava attualmente circa 20 miliardi di dollari l’anno dal petrolio, pochi dunque per le quantità a disposizione. Nel 2012 le entrate valevano 120 miliardi, sei volte tanto: il crollo è la principale causa di una gravissima crisi economica, descritta dal Fondo Monetario Internazionale come «la più grave di un paese non in guerra» negli ultimi cinquant’anni. Nonostante questo, il petrolio continua a costituire l’88 per cento delle entrate da esportazioni del paese (24 miliardi di dollari l’anno) e i prodotti legati al greggio, come quelli del settore petrolchimico, rappresentano la gran parte del restante 12 per cento.
Oggi l’81 per cento del petrolio venezuelano finisce in Cina, il 17 per cento negli Stati Uniti e il 2 per cento a Cuba. L’isola caraibica paga la fornitura principalmente tramite “servizi” con il sostegno al sistema ospedaliero venezuelano attraverso l’invio di medici specializzati. Secondo gli esperti i recenti avvenimenti avranno, almeno per ora, un impatto minimo sui prezzi del petrolio e della benzina negli Stati Uniti.