Cina, sfida Ue con europarlamentari a Taiwan: rischio ritorsioni commerciali

Mossa senza precedenti dell'Ue con l'invio di una delegazione di cui fa parte anche il leghista Dreosto. Dietro l'avvicinamento a Taipei anche i semiconduttori

di Lorenzo Lamperti
europarlamentari a taiwan
Esteri
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Bruxelles e Pechino sono sempre più lontane. Nuovo capitolo di quello che appare un progressivo deterioramento nei rapporti tra Unione Europea e Repubblica Popolare Cinese. Mercoledì 3 novembre è atterrato all'aeroporto di Taoyuan, Taiwan, un volo con a bordo una delegazione di europarlamentari. Una mossa inedita, soprattutto perché coinvolge in maniera unitaria un gruppo di deputati del Parlamento Ue di diversi stati membri. Se era già capitato in passato che si realizzassero delle visite di politici europei, si tratta di una mossa inedita a livello unitario. Pechino, che considera Taiwan una provincia ribelle e parte del suo territorio, aveva avvertito a più riprese il parlamento europeo di non effettuare la visita e di non realizzare incontri ufficiali con politici o esponenti taiwanesi per non contravvenire al principio della "unica Cina".

Delegazione di europarlamentari a Taiwan

In passato l'Ue aveva sempre ascoltato le indicazioni in arrivo dalla Cina, ma stavolta ha deciso di mettere comunque gli "scarponi" sull'isola. La delegazione è guidata da Raphael Glucksmann, eurodeputato francese di S&D, forte critico della Cina, che era stato tra i cinque parlamentari sanzionati da Pechino a marzo. Un episodio, quello delle controsanzioni a eurodeputati e think tank europei come il Merics di Berlino, che avevano peraltro portato al congelamento a tempo indefinito del CAI, l'accordo bilaterale sugli investimenti che era stato firmato a fine dicembre 2020 su grande spinta di Angela Merkel, prima che Joe Biden si insediasse alla Casa Bianca.

Non è dunque un caso che ci sia proprio lui alla guida della delegazione, in un messaggio inviato a Pechino. "Più la Cina è aggressiva e più l'Ue si allontana", sembra essere la comunicazione implicita rivolta al governo cinese. "Né le minacce né le sanzioni mi impressioneranno. Mai. E continuerò, sempre, a stare con coloro che combattono per la democrazia e i diritti umani. Quindi ecco qui: vado a Taiwan", ha scritto su Twitter Glucksmann. "Attendiamo con impazienza discussioni fruttuose sulla difesa della democrazia, della liberta', dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani con i nostri partner europei che la pensano allo stesso modo", ha risposto il ministero degli Esteri taiwanese in una nota. 

Tra gli eurodeputati a Taiwan anche il leghista Dreosto

Tra i sette eurodeputati ce n'è anche uno italiano. Si tratta di Marco Dreosto della Lega, che lavora sull'interferenza straniera nei processi democratici dell'Ue. "L'Europa non deve essere equidistante tra Cina e Taiwan. Tra i Paesi che difendono i valori di libertà e democrazia e la dittatura comunista cinese, l'Europa e l'Italia devono essere chiari: noi stiamo con i primi", ha scritto Dreosto in una nota. Fortemente anti cinese la terminologia scelta da Dreosto nella sua comunicazione. "Con iniziative economiche che hanno anche valenza geopolitica, Pechino sta cercando di mettere le mani sugli asset strategici italiani ed europei. Non possiamo permetterglielo. Per contrastare il regime comunista su questi aspetti, l'Occidente deve rimanere unito. E deve rimanere unito anche per la difesa di Taiwan come baluardo di democrazia".

Per poi ribadire la vicinanza alla linea degli Stati Uniti: "Mentre noi in Europa ci perdiamo in molte chiacchiere, gli Usa - che ricordo essere il nostro principale alleato - pensano già in maniera molto concreta e agiscono per difendere la supremazia loro e di tutto l'Occidente per il contenimento della Cina nell'Indo Pacifico. E' necessario che anche l'Europa prenda chiaramente una presa di posizione netta". Già nel novembre 2019 la Lega aveva mandato una delegazione monocolore a Taipei, guidata da Gian Marco Centinaio. Il tentativo di allora, appena passati all'opposizione dopo la caduta del governo gialloverde, era quello di rientrare nelle grazie di Donald Trump mostrandosi pronti a sposarne la linea anti cinese, dopo il passo falso del Savoinigate e l'errore di calcolo di Matteo Salvini che pensava di poter andare a Palazzo Chigi col placet della Casa Bianca al posto di "Giuseppi" Conte.

L'avvicinamento a Taiwan e le tensioni con la Cina

La delegazione europea sarà ricevuta in una cena di benvenuto e si tratterrà per tre giorni durante i quali incontrerà la presidente Tsai Ing-wen, il premier dell'Esecutivo Yuan, i ministri della Difesa nazionale e degli Affari continentali, nonché il vice ministro degli Esteri e il presidente dello Yuan legislativo (il Parlamento taiwanese). Pechino ovviamente non l'ha presa bene. “Il Parlamento europeo è un organo ufficiale dell’Unione europea e se inviasse deputati in visita a Taiwan, violerebbe gravemente l’impegno dell’Unione europea nei confronti del principio della unica Cina, danneggerebbe un interesse principale della Cina e minerebbe il sano sviluppo delle relazioni Cina-Unione europea”, aveva scritto qualche giorno fa la rappresentanza cinese presso l'Ue.

Il tema dei semiconduttori

Ma l'Ue sembra sempre meno timida nel rafforzare i legami con Taipei. Solo due settimane fa il parlamento europeo aveva approvato in plenaria un documento della commissione affari esteri che chiedeva di approfondire i rapporti e di esplorare la possibilità di un accordo bilaterale sugli investimenti. Al di là delle considerazioni geopolitiche, ci sarebbe dietro anche il tema dei semiconduttori. La forte carenza di chip sta colpendo il settore automotive europeo, e non solo quello. Taiwan detiene oltre la metà della fabbricazione e assemblaggio mondiali di semiconduttori. Anche per questo viene considerato strategico approfondire i rapporti con un punto chiave di una catena di approvvigionamento cruciale a livello mondiale.

Le dichiarazioni su Taiwan sono una bussola di come è cambiato il vento. Persino Luigi Di Maio che aveva quasi sempre ignorato la vicenda, nell'incontro pre G20 col ministro degli Esteri cinese Wang Yi avrebbe espresso "preoccupazione" per la situazione nello stretto, augurandosi che Pechino e Taipei possano risolvere in modo pacifico la situazione. Ma per la Repubblica Popolare la "riunificazione" con Taiwan è considerato un obiettivo imprescindibile. Previsti altri scossoni nei rapporti tra Ue e Cina.