"Strage di Crans Montana? Una tragedia evitabile. Dai soffitti combustibili alle decorazioni infiammabili: ecco tutti gli errori commessi" 

Il commento degli esperti della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e il Green Building Council Italia che parlano senza mezzi termini di una “tragedia evitabile"

di Chiara Feleppa
Esteri

Strage di Crans Montana come Station, Kiss e Colectiv. Gli esperti Sima: "Tragedia evitabile, ecco tutti gli errori commessi"

Di fronte all’incendio che nella notte di Capodanno ha trasformato un locale di Crans-Montana, in Svizzera, in una camera mortale, la parola “fatalità” non regge. Almeno 40 morti, 119 feriti tra cui molti che lottano "tra la vita e la morte". Di questi, 113 sono stati identificati formalmente: 61 sono cittadini svizzeri, 14 francesi, 11 italiani, quattro serbi, un bosniaco, un belga, un polacco e un portoghese", ha spiegato comandante della Polizia cantonale vallese Frederic Gisler. Per altri sei il processo di identificazione è ancora in corso. Un bilancio che riporta l’Europa indietro di anni e che, secondo gli esperti, non ha nulla di imprevedibile.

La tragedia, spiegano, non nasce da un evento eccezionale, ma dalla somma di errori noti, ripetuti e ignorati. A lanciare l’allarme sono la Società italiana di medicina ambientale (Sima) e il Green Building Council Italia, che parlano senza mezzi termini di una “tragedia evitabile", un incidente che non è imprevendibile ma solo l'ennesimo episodio di una lunga serie di disastri che si potevano evitare. Un locale sotterraneo, affollatissimo, con rivestimenti in legno e materiali altamente combustibili, una sola scala stretta come via di fuga. In questo scenario, una “fiamma di festa”, una candela o uno sparkler su una bottiglia di champagne, basta a innescare l’incendio. Pochi secondi, poi il caos. 

"Quando il soffitto o le pareti in materiali plastici o lignei vengono coinvolti, il tempo utile per evacuare può essere inferiore ai 90-120 secondi prima che temperatura e fumo rendano l’aria irrespirabile e l’ambiente letale”, segnalano Sima e Gbc Italia. Un tempo brevissimo, che spesso costa la vita. "Continuare a utilizzare fiamme libere, fuochi d’artificio, botti, candele 'scenografiche' su bottiglie in locali chiusi e affollati non è solo imprudente: è in aperta contraddizione con ciò che sappiamo da anni su dinamica degli incendi, comportamento umano in emergenza e tossicità dei materiali", affermano gli esperti. Del resto, "ambiente è tutto ciò che ci circonda: la stanza in cui dormiamo, l’ufficio in cui lavoriamo, il bar in cui festeggiamo il Capodanno - afferma il presidente Sima, Alessandro Miani - Ogni spazio indoor è parte integrante della nostra salute. Non è neutro: può proteggerci o tradirci. Un locale sotterraneo con un’unica scala, soffitti combustibili, decorazioni infiammabili e pirotecnici ai tavoli è, in termini ambientali, un habitat ad alto rischio sistemico”.

Il punto, sottolineano gli esperti, non è solo cosa sia accaduto in Svizzera, ma quanto questo schema sia ancora diffusissimo nei locali notturni europei. “Ma com’è possibile che, nel 2026, in spazi chiusi e affollati si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come se fosse un gioco innocuo?” si chiedono Sima e Gbc Italia. La risposta è scomoda: perché la sicurezza spesso cede il passo allo spettacolo, e i controlli arrivano quando è troppo tardi.

I precedenti

Crans-Montana, infatti, non è un’eccezione. La memoria collettiva conserva ferite simili. Nel 2003, al The Station Nightclub di West Warwick, negli Stati Uniti, i pirotecnici sul palco incendiarono la schiuma poliuretanica: in meno di due minuti il locale divenne invivibile. 100 morti, 230 feriti. Nel 2013, al Kiss Nightclub in Brasile, un fuoco d’artificio colpì il materiale fonoassorbente del soffitto: 242 vittime, molte uccise non dalle fiamme ma dai gas tossici, incluso il cianuro. Due anni dopo, al Colectiv Club di Bucarest, stesso copione: pirotecnici, materiali infiammabili, un’unica uscita. 64 morti e un Paese intero sceso in piazza a chiedere responsabilità. Ci sono poi tragedie più recenti, come quella risalente al 2024, quando ad Istanbul il rogo nella discoteca Masquerade contò 29 morti, o quella del 2025, al Pulse di Kocani in Macedonia del Nord, bilancio di 59 morti e oltre 150 feriti. Ci sono poi gli incendi in locali di Goa, Murcia, Perm, Oakland.

Il filo rosso è sempre lo stesso: spazi chiusi, materiali sbagliati, vie di fuga insufficienti, sovraffollamento. Condizioni che, avvertono gli esperti, non appartengono al passato né a Paesi “meno regolati”. Sono elementi che possono ritrovarsi in qualsiasi città turistica, durante una notte di festa. Se letta con il filtro del passato, Crans-Montana non appare una tragica vicenda isolata, né un infausto scherzo del destino, quanto piuttosto un errore, umano, che continua a ripetersi. La tragedia svizzera riaccende così un tema che emerge solo dopo le stragi: la prevenzione, che non fa rumore, ma salva vite. Molto c'è ancora da fare, e un cambio di passo nel prevenire tragedie di questo tipo è necessario. Bisogna intervenire su diversi fronti, spiega Miani, secondo cui serve “tolleranza zero per pirotecnici e fiamme libere in locali chiusi affollati". Ma

C'è poi urgenza di intervenire sui materiali dei locali, "soffitti, pannelli fonoassorbenti, tendaggi e arredi devono essere certificati per resistenza al fuoco e bassa emissione di fumi tossici", e "le schiume e i rivestimenti facilmente infiammabili non dovrebbero avere spazio in contesti ad alta affluenza". Quanto alle vie di fuga, "servono più uscite, chiaramente segnalate e sempre sbloccate; scale e corridoi sgombri; illuminazione di emergenza efficiente; esercitazioni periodiche per staff e verifiche indipendenti della capienza. Controlli e sanzioni effettive". Regole minime, basate sull'evidenza tecnica e scientifica, che dovrebbero essere considerate "non negoziabili in qualunque ambiente indoor destinato al pubblico”, conclude il Presidente Sima, mostrando vicinanza ai parenti delle vittime e augurandosi che Crans-Montana non diventi solo "un altro nome in un elenco di stragi".  

A fargli eco Fabrizio Capaccioli, presidente di Green Building Council Italia: “La sicurezza delle persone non può essere oggetto di compromessi, né subordinata a logiche meramente estetiche e commerciali. Riteniamo indispensabile promuovere una cultura della progettazione responsabile, basata su competenze tecniche, evidenze scientifiche e controlli efficaci”. 

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