Fed sotto attacco, tutti gli ex presidenti a sostegno di Powell: “Così si colpisce l’autonomia della banca centrale”
Federal Reserve, l’indagine sul numero uno scatena la reazione bipartisan degli ex vertici Usa: “Metodo da Paesi con istituzioni fragili”
L’inchiesta su Powell diventa un caso politico: ex segretari del tesoro ed economisti avvertono sui rischi per mercati e credibilità Usa
Un fronte compatto e bipartisan di ex vertici della politica economica americana scende in campo in difesa dell’indipendenza della Federal Reserve dopo la notizia dell’indagine penale nei confronti dell’attuale presidente Jerome H. Powell.
In una dichiarazione congiunta, firmata dagli ultimi tre presidenti della Fed — Ben Bernanke, Alan Greenspan (oggi vicino ai 100 anni) e Janet Yellen — insieme ad altri dieci autorevoli economisti ed ex segretari del Tesoro, viene denunciato quello che viene definito “un tentativo senza precedenti di usare strumenti giudiziari per minare l’indipendenza della banca centrale”.
Il documento nasce come risposta diretta alla notizia dell’inchiesta penale annunciata a carico di Powell, interpretata dai firmatari come un’ulteriore escalation delle pressioni politiche provenienti dalla Casa Bianca nei confronti di un presidente della Fed considerato “riluttante” ad assecondare le richieste di un rapido taglio dei tassi di interesse avanzate da Donald Trump.
Secondo i firmatari, l’indipendenza della Federal Reserve — e soprattutto la percezione pubblica di tale indipendenza — è un pilastro essenziale della stabilità economica degli Stati Uniti. “Essa è fondamentale per la performance dell’economia e per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Congresso: stabilità dei prezzi, massima occupazione e tassi di interesse moderati nel lungo periodo”, si legge nel documento.
La dichiarazione utilizza parole particolarmente dure nel descrivere il metodo adottato contro Powell. L’uso di indagini giudiziarie come strumento di pressione sulla politica monetaria viene infatti paragonato a pratiche tipiche dei mercati emergenti “con istituzioni deboli”, che producono “conseguenze altamente negative sull’inflazione e sul funzionamento complessivo dell’economia”. Un approccio che, sottolineano gli ex vertici economici, “non ha posto negli Stati Uniti, il cui principale punto di forza resta lo stato di diritto, alla base del successo economico del Paese”.
Accanto a Bernanke, Greenspan e Yellen, il documento è stato sottoscritto da figure di primo piano che hanno ricoperto incarichi chiave sotto amministrazioni sia democratiche che repubblicane. Tra questi figurano gli ex segretari del tesoro Timothy F. Geithner, Jacob J. Lew, Henry M. Paulson e Robert E. Rubin. Hanno firmato inoltre Jared Bernstein, Jason Furman, Glenn Hubbard, N. Gregory Mankiw, Christina Romer e Kenneth Rogoff.
Nel frattempo, Powell ha confermato domenica di essere stato informato dall’ufficio del Procuratore degli Stati Uniti a Washington DC dell’apertura di un’indagine nei suoi confronti, relativa alle dichiarazioni rilasciate al Congresso lo scorso giugno. In quell’occasione, il presidente della Fed aveva risposto a domande riguardanti il maxi-progetto di ristrutturazione della sede centrale della banca centrale nella capitale.
In una nota diffusa successivamente, Powell ha respinto le accuse, definendole un pretesto e sostenendo che l’obiettivo reale dell’inchiesta sarebbe quello di rimuoverlo dall’incarico, colpendo così uno dei cardini istituzionali dell’economia americana.