Hong Kong, 20 anni di carcere per il 78enne Jimmy Lai. L’ira della comunità internazionale: “È una condanna a morte”

Questa sentenza è stata descritta dalle associazioni umanitarie come “di fatto una condanna a morte" e un segnale della crescente repressione della libertà di stampa

di Federica Leccese
Esteri

Nuovo verdetto contro Jimmy Lai: 20 anni di carcere a 78 anni

Nuovo verdetto per il magnate dei media pro-democrazia di Hong Kong, Jimmy Lai, condannato a 20 anni di detenzione per reati contro la sicurezza nazionale. Questa sentenza è stata descritta dalle associazioni umanitarie come “di fatto una condanna a morte" e un segnale della crescente repressione della libertà di stampa. Lai, cittadino del Regno Unito e creatore del giornale Apple Daily (ormai chiuso), è stato riconosciuto colpevole a dicembre per aver sollecitato potenze estere a sanzionare Hong Kong e per aver diffuso testi "sovversivi". La pena inflitta al 78enne risulta la più dura mai applicata sotto la normativa sulla sicurezza imposta da Pechino, oltrepassando il precedente limite di 10 anni stabilito per il legale Benny Tai nel 2024.

I giudici hanno evidenziato la "grave condotta criminale" di Lai, in carcere dal 2020, sottolineando che due dei vent'anni si sovrappongono a una precedente condanna per frode e quindi dovrà scontarne altri 18. Rimasto indifferente alla lettura della sentenza, il magnate dei media ha salutato le persone presenti in aula, tra cui sua moglie Teresa, l'ex vescovo di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen, ed ex giornalisti dell'Apple Daily mentre veniva portato via. 

Se la moglie ha preferito non rilasciare dichiarazioni in merito, i figli non hanno esitato a criticare la sentenza: "Condannare mio padre a questa pena detentiva draconiana è devastante per la nostra famiglia e mette a repentaglio la sua vita", ha affermato Sebastien. La figlia Claire, l'ha definita "una sentenza crudele" dato l’aggravamento dello stato di salute del padre in carcere. Se eseguita, Lai "morirà da martire dietro le sbarre", ha dichiarato. 

Sulla sentenza si è espressa anche Elaine Pearson, direttrice per l'Asia di Human Rights Watch, secondo la quale "la dura condanna a 20 anni di carcere contro il 78enne Jimmy Lai è di fatto una condanna a morte. Una condanna di questa portata è crudele e profondamente ingiusta". Amnesty International ha definito l’accaduto "un'altra triste pietra miliare nella trasformazione di Hong Kong da una città governata dallo stato di diritto a una governata dalla paura", mentre per Jodie Ginsberg, ad del Comitato per la Protezione dei Giornalisti, si tratta del "colpo di grazia per la libertà di stampa a Hong Kong".

Proteste sono arrivate anche dalla comunità internazionale. Da Londra, la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha invitato Hong Kong a "porre fine alla sua terribile esperienza", impegnandosi ad affrontare il caso con Pechino. Per Taiwan, la condanna di Lai "calpesta la libertà di parola". Anche l'Ue ha protestato con la portavoce per gli Affari esteri, Anitta Hipper, che ha "invitato le autorità di Hong Kong a ripristinare la fiducia nella libertà di stampa e a smettere di perseguire i giornalisti". 

Dal canto suo, Pechino ha rigettato le critiche, definendo la sentenza "ragionevole, legittima e legale", mentre il capo dell'esecutivo di Hong Kong, John Lee, si è complimentato della lunga pena detentiva definendola "profondamente soddisfacente". Da tempo una spina nel fianco per la Repubblica popolare, Lai è stato perseguito ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina a Hong Kong nel 2020 a seguito di varie e grandi proteste pro-democrazia. L'Apple Daily è stato costretto a chiudere nel 2021 dopo i blitz della polizia e altri otto imputati sono stati condannati a pene detentive fino a 10 anni.

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