"Il Board of Peace di Trump? Istituzionalizzazione del conflitto come strumento di governo. Nel mondo conta chi ha più soldi"

L'analisi di Arduino Paniccia, stratega geopolitico e militare

Di Alberto Maggi
Esteri

Dal dossier Ucraina a Gaza: il “Board of Peace” e la diplomazia mercenaria

"Le vicende ucraine non possono più essere considerate un capitolo isolato. Si intrecciano sempre più strettamente con l’altro grande dossier su cui il presidente Trump sta tentando di imprimere una svolta strategica: Gaza e, più in generale, il Medio Oriente. È in questo quadro che va collocata la proposta, del tutto inedita, del cosiddetto Board of Peace, presentata da Trump nel suo intervento a Davos". Lo afferma ad Affaritaliani Arduino Paniccia, presidente della Scuola di guerra economica e competizione internazionale di Venezia (Asce).

"Il progetto segna una rottura netta con il multilateralismo tradizionale. Il Board of Peace nasce esplicitamente fuori dai meccanismi delle Nazioni Unite e si propone come un organismo internazionale alternativo, aperto all’adesione di Paesi di diversi continenti, ma fondato su logiche profondamente diverse da quelle finora conosciute. Non universalismo, non rappresentanza multilaterale, bensì una struttura costruita attorno alla potenza americana e alla sua capacità di influenza politica ed economica", aggiunge lo stratega militare.

"L’elemento più dirompente riguarda la struttura stessa del Board: la partecipazione sembrerebbe legata a un contributo economico, con seggi attribuiti in base al versamento di risorse finanziarie. È qui che emerge il vero salto di paradigma. Non siamo più soltanto nella diplomazia delle potenze, ma nell’ingresso in una nuova fase che può essere definita senza ambiguità diplomazia mercenaria. L’accesso ai tavoli decisionali non avviene più in base alla rappresentanza politica o al principio di sovranità, ma in funzione della capacità di pagamento", sottolinea Paniccia.

"Secondo le anticipazioni, Trump assumerebbe la presidenza del Board a tempo indeterminato, continuando a esercitare questo ruolo anche oltre la fine di un eventuale mandato presidenziale. Questa proposta ha già prodotto effetti politici rilevanti sul piano europeo. Il Board of Peace ha infatti generato imbarazzo e divisioni all’interno della compagine dell’Unione europea: da un lato l’Italia, che non ha nascosto un certo interesse verso l’iniziativa, dall’altro Paesi come la Francia, che ne hanno messo in discussione la reale utilità e la coerenza con gli strumenti della diplomazia internazionale esistenti. Una frattura che riflette, ancora una volta, l’assenza di una linea strategica comune europea sui grandi dossier geopolitici", aggiunge l'esperto di politica internazionale.

"Il rischio che emerge è evidente: la progressiva marginalizzazione delle istituzioni multilaterali e la trasformazione della diplomazia in un servizio selettivo. La pace smette di essere un bene comune e diventa una variabile negoziabile. Non siamo davanti a una nuova architettura della pace, ma all’istituzionalizzazione del conflitto come strumento di governo: la diplomazia mercenaria", conclude Paniccia.

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