Macron piazza i fedelissimi, nomine sprint ai vertici per blindare le poltrone prima del 2027

Voci su un’uscita anticipata e una possibile corsa all’Eliseo: a Parigi cresce l’attivismo sulle poltrone chiave dello Stato

di Vincenzo Caccioppoli
Esteri

Dalla Corte dei conti alla diplomazia fino alla Difesa: cambia l’architettura dei vertici francesi

Sta facendo molto discutere l’ipotesi di dimissioni anticipate di Christine Lagarde dalla presidenza della Bce (in cambio di una possibile candidatura alle presidenziali del 2027). Una notizia che però non ha affatto sorpreso gli ambienti politici francesi, perché farebbe parte di una precisa strategia portata avanti dal presidente Emmanuel Macron in vista delle prossime presidenziali 2027. In queste settimane, infatti, il presidente francese sta mostrando un inusuale attivismo dal punto di vista di nomine anche apicali ai vertici delle principali istituzioni del paese.

Secondo alcuni si tratterebbe di una sorta di spoil system al contrario, ossia non perpetrato all’inizio di un mandato ma verso la sua conclusione, cosa che chiaramente sta suscitando perplessità, perché appare ad alcuni come un chiaro tentativo di azzoppare, dal punto di vista burocratico, una eventuale vittoria dei lepenisti, che quasi tutti i sondaggi prevedono assai probabile.

Secondo quattro funzionari francesi e due ex funzionari, come riportava dieci giorni fa il quotidiano francese Le Figaro, il leader francese sta accelerando le nomine di personale chiave e posizionando i suoi fedelissimi nelle posizioni di vertice per consolidare la sua influenza e impedire soprattutto al Raggruppamento Nazionale di attuare il suo programma populista.

I sondaggi indicano che il partito di estrema destra è il grande favorito per le elezioni presidenziali del prossimo anno e Marine Le Pen e Jordan Bardella, i suoi potenziali candidati, hanno fatto capire che cercheranno di annullare le riforme economiche di Macron e di ritirare gli impegni della Francia nei confronti dell'UE e della NATO.

Macron che non potrà ricandidarsi (anche se il suo indice di gradimento è ai minimi storici e quindi ben difficilmente avrebbe potuto rappresentare un serio ostacolo per le destre) in questo modo vuole rendere la vota difficile ad una eventuale vittoria del partito di destra de la Le Pen. Ma le dimissioni della Lagarde potrebbero anche essere il preludio ad un’ipotetica candidatura della stessa alle presidenziali ( e nel caso dovesse andare male, magari provare, come qualcuno fa trapelare, magari una complicatissima ed improbabile staffetta con la Von der Leyen alla guida della commissione europea).

"Macron è preoccupato per i pericoli che lo attendono e vuole consolidare la sua eredità- ha affermato un ex diplomatico intervistato dalla rivista Politico due giorni fa - mentre l'Occidente si trova ad affrontare l'instabilità innescata dalla belligeranza russa e dell'imprevedibilità americana”.

Ha suscitato grandi perplessità la recente nomina a revisore dei conti del ministro del Bilancio Amélie de Montchalin. Una volta assunta la carica di presidente della Corte dei conti francese, infatti, sarà compito di de Montchalin esaminare e valutare in modo indipendente l'impatto del bilancio francese ogni anno, compreso il bilancio del 2026 di cui è stata responsabile. Ma evidentemente il principio che ha guidato questa nomina va al di là di quello della opportunità politica. A De Montchalin, 40 anni, infatti, verrebbe garantita la sicurezza del posto di lavoro fino all'età pensionabile obbligatoria di 68 anni, il che ha fatto sorgere speculazioni sul fatto che la sua nomina fosse anche un modo per impedire a un futuro presidente del partito di destra di ricoprire la carica.

Al Ministero degli Affari Esteri, poi, è in corso un rimpasto radicale che andrà oltre i tradizionali scambi estivi di inviati nelle ambasciate francesi. Oltre 60 sedi distaccate prevedono di ricevere nuovi ambasciatori nei prossimi mesi, tra cui Washington, Londra, Berlino e Kiev. E anche qui le speculazioni sul fatto di evitare che vengano nominati personali vicini agli ambienti di destra stanno prendendo sempre più piede.

"Tutto sarà sistemato prima delle elezioni presidenziali del maggio 2027", ha dichiarato un ambasciatore francese al settimanale Nouvel observateur due settimane fa.

E poi ci sono le dimissioni anticipate del governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, la scorsa settimana, che non solo aprono la strada verso una sua anche se difficile promozione alla Bce, ma danno anche la possibilità a Macron di nominare una nuova persona di sua fiducia per un incarico diventato delicatissimo, vista la situazione disastrosa delle finanze pubbliche francesi. Si tratterebbe di un altro sgarbo istituzionale, ma sarebbe l’ultimo dei problemi per un presidente che non sembra voler accettare che la sua parabola politica sia giunta alla fine, anzi secondo alcuni starebbe pensando ad una sua futura ricandidatura nel 2032.

Ma Macron ha voluto anche mettere a capo della difesa del paese, in un momento cosi delicato, un uomo di sua strettissima fiducia. Nel luglio dello scorso anno, infatti, Il capo di Stato maggiore delle Forze armate francesi, il generale Thierry Burkhard, è stato sostituito da Fabien Mandon, generale dell'Aeronautica militare e attuale capo di Stato maggiore particolare del presidente Emmanuel Macron.

Tutte queste nomine stanno però creando malumori non solo nella destra, ma anche nella società civile francese che vede in questo una eccessiva ingerenza del potere presidenziale sui gangli vitali del potere istituzionale del paese.

Nominare alleati molto stretti per alcuni di questi incarichi rischia di indebolirne la percezione di indipendenza e neutralità, qualunque sia il motivo originale per cui li hanno assegnati. Ma c’è di più, secondo alcuni queste mosse sarebbero anche indirizzate ad uno scenario futuro che sta prendendo sempre più piede, e cioè una sua ricandidatura nel 2032.

La costituzione francese non vieta come in Usa che un presidente possa ricandidarsi per la terza volta, ma solo che lo possa fare consecutivamente. E piazzando alleati in posizioni di rilievo, il presidente francese potrebbe avere gioco facile in questi anni a costruirsi quella base di consenso per tentare un nuovo assalto all’Eliseo, magari occupando, nell’attesa, qualche ruolo di rilievo internazionale. "Il presidente Macron sta cercando di mettere sotto controllo le nostre istituzioni, sperando di mantenerne il controllo e di estendere la sua influenza", ha affermato mercoledì scorso Bardella, il candidato presidenziale del partito de La Pen, nel caso la leader del partito fosse messa fuori gioco dalla sentenza di appello sul caso dei fondi europei usati per pagare assistenti in patria. Ora si profilano nuove nomine importanti come quella del nuovo capo del Consiglio di Stato, un'istituzione fondamentale che funge sia da consulente legale del governo sia da giudice quando si tratta di contenziosi che mettono i cittadini contro lo Stato, quando l'attuale capo dell'organismo raggiungerà l'età pensionabile obbligatoria di 68 anni a maggio.

Si profila una campagna presidenziale assai dura e controversa e la recente uccisione dell’esponente di destra non fa che rendere il coima ancora più arroventato. Ma l’atteggiamento del presidente al di là delle parole di circostanza non sembra orientato a facilitare la distensione. Perché come disse qualcuno anche in Francia pare verissimo il detto che “il potere logora chi non lo ha”.

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