Strage di Crans-Montana, parla Pregliasco: "Bene la collaborazione, ma criticità nella tempestività e nell'efficacia dei soccorsi"

Il presidente dell'ANPAS, Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze offre il suo punto di vista sulla risposta sanitaria e sul coordinamento dei soccorsi dopo la tragedia

di Chiara Feleppa
Esteri

Crans-Montana, Pregliasco: "Bene la collaborazione, ma molte criticità nella tempestività e nell'efficacia dei soccorsi" 

Crans-Montana, località sciistica svizzera, è ancora immersa nel silenzio e nel dolore dopo la tragedia della notte di Capodanno, che ha colpito il locale Le Constellation causando 47 morti e 112 feriti, di cui cinque in gravissime condizioni. Quasi certa la causa dell'esplosione: le prime ricostruzioni parlano di una fontana pirotecnica inserita in una bottiglia di champagne, che sarebbe stata tenuta in alto da una ragazza sulle spalle di un ragazzo. La scintilla avrebbe raggiunto rapidamente il soffitto, realizzato in legno e molto basso, dando vita a un incendio che si è propagato in pochi secondi, trasformando la festa in un inferno. Un dramma che ha sollevato numerose domande: perché la situazione è degenerata così rapidamente? E cosa non ha funzionato nella gestione della sicurezza del locale?

A rispondere ad Affaritaliani è il dottor Fabrizio Pregliasco, dal 2013 Presidente Nazionale dell’ANPAS – Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, che offre il suo punto di vista sulla risposta sanitaria e sul coordinamento dei soccorsi. "Per la mia esperienza nel volontariato d’emergenza e nella protezione civile, comprendo quanto sia delicata la velocità di scambio delle informazioni tra strutture a livello internazionale, necessaria per dare risposte definitive ai genitori. Purtroppo, spesso le loro speranze vengono deluse", spiega Pregliasco, sottolineando come la gestione tempestiva e accurata delle informazioni sia fondamentale per affrontare emergenze complesse di questo tipo. 

La situazione resta grave e di estrema complessità, soprattutto relativamente all'identificazione delle vittime: un processo che coinvolge persone di diverse nazionalità, molte delle quali al momento intubate, irriconoscibili o prive di documenti. "La difficoltà nell’identificare rapidamente le persone coinvolte, unita alle sfide logistiche e linguistiche, rende più complessa la gestione dell'emergenza. In situazioni così delicate emergono criticità organizzative ed operative, e purtroppo la tempestività e l’efficacia della risposta dei soccorsi diventano particolarmente critiche", prosegue Pregliasco.

Il Presidente dell’ANPAS spiega poi quanto siano complesse le operazioni di identificazione delle persone coinvolte: "Si percepisce un tempo piuttosto lungo necessario per definire l’inquadramento complessivo del numero di persone coinvolte e per la loro identificazione. È una situazione triste: molte persone sono irriconoscibili e ci vorrà tempo per identificarle tramite sistemi di biologia molecolare e analisi del DNA". In altre parole, occorre un tempo molto lungo per identificare le vittime: "Le autorità devono ricorrere a analisi scientifiche, come il DNA, procedure delicate e lunghe, ma indispensabili per dare risposte sicure alle famiglie".  Nonostante tutti gli sforzi, emergenze di questo tipo richiedono procedure complesse e tempi lunghi: "Credo che tutto ciò sia legato alla sfortuna, alla tipologia del danno e alle ustioni, che rendono difficile il riconoscimento delle vittime e dei sopravvissuti", continua Pregliasco. 

Da accertare le responsabilità dell'accaduto, mentre è sotto accusa la sicurezza del locale, trasformatosi in una gabbia senza uscita, degli ambienti e dei materiali. E c'è poi il dettaglio della scala di quindici gradini, stretta e ripida, unica via per raggiungere il piano seminterrato, ripercorsa in salita nel disperato tentativa di fuga. “Di sicuro sarà fondamentale verificare le responsabilità dei gestori e di chi ha rilasciato le autorizzazioni. Ci sono degli elementi, come le vie di uscita, l'altezza del soffitto, che se va bene funzionano. Ma, se va male, saltano tutti. Basta un imprevisto minimo per compromettere l’intero sistema e generare situazioni critiche. La sfortuna del resto ci vede benissimo", prosegue Pregliasco. Fondamentale è la capacità di cooperare tra Paesi, istituzioni sanitarie e ministeri. "È proprio attraverso il lavoro di squadra, la condivisione di risorse e competenze, che è possibile affrontare situazioni così complesse", conclude. 

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