“Putin nel Board of Peace? Vuole passare da aggressore a benefattore”, ecco il vero obiettivo dello zar
Intervista a Luigi Chiapperini, Generale di Corpo d’Armata dei Lagunari in quiescenza e analista militare del Centro Studi dell’Esercito
Vladimir Putin
“A Mosca viene offerta su un piatto d’argento la possibilità di risalire sul palcoscenico mondiale”, l’analisi del generale Chiapperini
"La Russia è pronta a pagare 1 miliardo di dollari con beni congelati”. Lo afferma Vladimir Putin dopo l’invito del presidente statunitense Donald Trump al Board of Peace. Una dichiarazione che non è passata inosservata e che ha sollevato numerosi interrogativi sul futuro dello scenario internazionale: che cosa c’è dietro questa volontà dichiarata di Mosca? Quale vantaggio strategico potrebbe ottenere la Russia entrando in questo organismo?
A fare chiarezza è Luigi Chiapperini - Generale di Corpo d’Armata dei Lagunari in quiescenza, analista militare del Centro Studi dell’Esercito, già comandante dei contingenti multinazionali in Kosovo, Libano e Afghanistan - che ad Affaritaliani svela i reali obiettivi del leader russo: “Risalire a pieno titolo sul palcoscenico mondiale e passare, paradossalmente, da aggressori a benefattori di Gaza e dell’Ucraina”.
Consiglio di pace di Trump, Mosca pronta a pagare 1 miliardo di dollari con beni congelati: che cosa c’è dietro? È una una strategia politica per rientrare nel gioco diplomatico globale o un tentativo di trasformare i beni sequestrati in leva negoziale?
“Direi entrambe le ipotesi. Dopo quattro anni di isolamento (salvo la sponda offerta dai paesi amici, in primis la Cina), a Mosca viene offerta su un piatto d’argento la possibilità di risalire a pieno titolo sul palcoscenico mondiale. Il costo è di un miliardo di dollari ed i fondi, secondo quanto trapela da Mosca, dovrebbero essere coperti dai fondi russi congelati all’estero.
Da quei fondi poi sarebbero tratte anche le spese per la ricostruzione dell’Ucraina. Naturalmente ci si riferisce alle aree occupate militarmente, quindi il Donbass e le altre due regioni dell’est. In pratica i moscoviti potrebbero cogliere l’occasione per passare paradossalmente da aggressori a benefattori di Gaza e dell’Ucraina. Ma al momento a Mosca ci stanno ancora riflettendo sopra”.
Quale vantaggio strategico potrebbe ottenere la Russia entrando in un organismo guidato da Trump sulla ricostruzione di Gaza, soprattutto mentre è ancora in corso il conflitto in Ucraina?
“L’accondiscendenza della Russia nei riguardi di Trump è funzionale agli sforzi volti ad ottenere il massimo dai negoziati in corso per l’Ucraina. Accettando di far parte del Board eventualmente usando i beni congelati, non solo per accedervi ma anche per contribuire alla ricostruzione di Gaza, avvicinerebbe ancora di più Mosca a Washington.
Se dovesse accadere che Mosca vi entri e Pechino no, si può dire che stanno avendo successo gli sforzi di Trump di far sciogliere l’abbraccio sino-russo. Ma credo sia improbabile, almeno al momento. Più verosimile che Cina e Russia operino di concerto”.
Il Board of Peace nasce come iniziativa personale di Trump, fuori dai canali ONU tradizionali. Che tipo di organismo è davvero: uno strumento diplomatico credibile o una piattaforma politica parallela che rischia di sovrapporsi — o indebolire — i meccanismi internazionali esistenti?
“Trump ha dichiarato che il Consiglio opererebbe non in contrapposizione ma insieme all’Onu, aggiungendo però che il Palazzo di Vetro non è in grado di risolvere le questioni internazionali. Dubbi sull’opportunità di avere una piattaforma parallela alle Nazioni Unite sono stati espressi dalle principali nazioni europee, compresa l’Italia che sebbene più possibilista, sta riflettendo sull’argomento soppesando vantaggi e opportunità a fronte di questioni giuridiche e costituzionali.
Se l’iniziativa statunitense non dovesse limitarsi a Gaza ma estendersi ad altri dossier internazionali, dobbiamo aspettarci la reazione di Europa, Cina e Russia che, pur favorevoli ad un’azione focalizzata su Gaza tanto da averla approvata in seno all’ONU, mal sopporterebbero l’ingerenza di un gruppo guidato da un ingombrante primus inter pares in altre faccende di respiro mondiale o anche solo regionale”.